VERSO NUOVI FORMATI


foto di Katja Goljat e Matjaz Rust

When East meets West cresce ogni anno in termini di partnership, di riconoscimenti ai progetti,  in termini di partnership, di riconoscimenti ai progetti, di affluenza di professionisti, tanto da avere raggiunto, secondo molti, la giusta dimensione.
“E’ la misura perfetta e non dovrebbe crescere ulteriormente, perché questa formula ci permette di incontrare tutti i partecipanti con rilassatezza e tranquillità”, sostiene Katriel Schory, di Israel Film Fund, che a Trieste ha moderato un think thank, che definisce “particolarmente illuminante” organizzato con EAVE, sul cammino dell’industria cinematografica verso il 2025.

E nell’attesa dei risultati di questo scambio, il mercato di co-produzione triestino si sta attrezzando per stare al passo con le evoluzioni del mercato. Con lo sguardo rivolto verso i nuovi formati, in specifico le serie tv e i corto- metraggi. Dopo aver lanciato lo scorso anno Midpoint-Feature, la piattaforma di training per lo sviluppo di progetti di lungometraggio per il cinema, che prosegue con il follow up dei primi partecipanti e l’avvio del secondo laboratorio con il primo workshop a Trieste, quest’anno WEMW ha accolto anche quattro progetti di cortometraggi, selezionati sempre da Midpoint e portati all’attenzione di sei de- cision makers, scelti in collaborazione con il Torino Short Film Market.
“Ci piacerebbe, inoltre, lanciare una nuova iniziativa legata alle serie tv e ne stiamo valutando le possibilità con il nostro partner Midpoint,- rivela Gropplero,- l’idea potrebbe essere quella di ospitare un Lab di una mezza giornata de- dicato a quei produttori che sono interessati a entrare nel mondo della produzione seriale.”

foto di Katja Goljat e Matjaz Rust

Intanto, è stato presentato a Trieste anche Midpoint-TV, il programma gemello di Midpoint Feature: ne ha parlato Katarina Tomkova introducendo la lecture di Timo Gössler, “Two Worlds of Storytelling-The Differences between Series and Movies”.
La richiesta sul mercato di serialità è in costante crescita, non a caso molti festival e mercati introducono le serie nei loro programmi, e non si tratta di un fenomeno passeggero, di una bolla destinata a scoppiare.
Ne è certo Gössler, che cita le ragioni che supportano questo boom, spingendolo ad un livello sempre più alto di giro d’affari e di competitività. Intanto le serie sono il contenuto ideale per sono i nuovi players dello streaming online, che rendono il mercato così globalizzato e aprono a nuovi scenari in cui nascono inedite possibilità di co-produzioni transatlantiche (come quella fra Sky Atlantic, HBO e Canal Plus che ha prodotto “The Young Pope”), che, tra l’altro, fanno sì che il paese dove la serie ha origine non sia necessariamente quello da cui avrà il maggior ritorno sull’investimento.
Si avviano inoltre collaborazioni fino a poco tempo fa impensabili fra VOD, Pay tv e broadcasters (vedi “Deutschland ‘86”, prodotto da Prime Video e dal canale RTL); la lingua non costituisce più un problema, visto che i sottotitoli sono sempre più presenti, e, ad esempio, una serie come la tedesca “1983” ha avuto più successo all’estero, con i sottotitoli, che in patria.
Si affermano, infine, nuovi modelli di ricavi, dove i produttori mantengono alcuni diritti, attraverso prevendite, diritti legati ai format e ai remake, e ci sono nuove possibilità di accedere ai fondi che supportano le co-produzioni.

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