VENICE PRODUCTION BRIDGE/Numeri in crescita

Numeri in crescita al Venice Production Bridge, il mercato della Mostra del Cinema di Venezia che si è concluso lo scorso 5 settembre: aumentano i professionisti accreditati (del 10%), i meeting del Gap Financing Market (dell’86%), i meeting one-to-one all’interno del Book Adaptation Rights Market (del 52%). E soprattutto grande entusiasmo per il focus sulla Realtà Virtuale, e l’esposizione delle opere in concorso e delle installazioni nella bellissima location del Lazzaretto, che ha visto un vivace afflusso di visitatori e spettatori, inclusi “attori, politici…perfino il Ministro della Cultura Islandese…” -racconta soddisfatto Pascal Diot, il direttore del mercato.- Le nuove tecnologie chiamano in causa nuovi professionisti, e per questo è importante dar loro un luogo dedicato dove potersi incontrare, fare networking…Vedo che dopo due anni le persone iniziano ad avere più familiarità con la realtà virtuale, e anche per questo l’anno prossimo conto di sviluppare ulteriormente questa sezione. Ho avuto feedback positivi anche sui progetti di VR al Gap Financing Market, il regista cambogiano Rithy Panh, ad esempio, autore di molti lungometraggi di finazione e documentari, ha presentato qui il suo primo progetto di realtà virtuale, “Amrita” (co-produzione fra Francia, Cambogia, Paesi Bassi, Germania), ed era entusiasta degli incontri realizzati.”

Fra gli altri progetti del GFM che hanno riscontrato particolare favore, Diot cita “Escape Vroom” del canadese Sean O’Reilly, sempre di Realtà Virtuale; i lungometraggi di finzione “Irene” della regista argentina Celina Murga e “Brighton 4” del georgiano Levan Koguashvili (co-produzione fra Georgia, Bulgaria, Corazia, Grecia e Monaco); e il documentario “La Ciudad Oculta” dello spagnolo Victor Moreno (Spagna-Francia).

Il panel che ha avuto più affluenza, nei giorni del mercato, è stato senza dubbio quello su Netflix, alla presenza di Erik Barmack, vicepresidente dei contenuti originali internazionali, a Venezia per la presentazione, al Festival, di “Suburra”, la prima serie prodotta in Italia da Netflix. “Bamark ha parlato della volontà di continuare a investire nella produzione domestica, che spesso funziona molto bene negli Stati Uniti”- afferma Diot.

Una strategia a cui guardare con attenzione mentre si discute del finanziamento dei film europei (all’interno dell’European Film Forum e dell’incontro con la nuova commissaria europea Mariya Gabriel). Diot commenta anche l’idea, arrivata qualche mese fa dal presidente francese Emmanuel Macron, di creare un Netflix europeo: “Potrebbe avere un senso se si creasse una piattaforma dove la filmografia europea fosse affiancata dai nuovi film che sono presentati ai festival, un po’ come facciamo noi con la sala web.”

 

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