VENICE PRODUCTION BRIDGE/Immersione nel mercato

E’ sempre più fedele al suo nome Venice Production Bridge, il mercato della Mostra del Cinema di Venezia, che torna dal 29 agosto al 3 settembre per la sua sesta edizione con una nuova organizzazione degli spazi, che risponde alla “volontà di riconnettere i diversi luoghi e creare ponti fra i nuovi e i vecchi protagonisti degli industry days veneziani”, spiega a Cinema & Video International il direttore del mercato, Pascal Diot.

I panel dello Spazio Incontri saranno ospitati dal 29 agosto al 2 settembre, solo per utenti provvisti di accredito (dal 3 al 7 settembre lo Spazio Incontri sarà spostato al terzo piano dell’Hotel Excelsior, accessibile anche al pubblico sprovvisto di accredito) sull’isola del Lazzaretto Vecchio, la ‘casa’ della realtà virtuale, in modo da favorire le connessioni dei professionisti con quella che si è da subito distinta come la vocazione più promettente del mercato e del festival.

Lo sottolinea Michel Reilhac, che con Liz Rosenthal è responsabile della selezione VR:
“Ogni anno – dice Reilhac – riportiamo qui quello che accade nel mondo dei media immersivi, che sono in constante crescita, ed in evoluzione continua, per questo adottiamo anche nuovi modi di presentare i progetti. Ciò che non cambia è il forte impegno della Biennale nel proporre questo tipo di contenuti. Venezia è ad oggi l’unico grande festival del mondo che prevede un concorso per la realtà virtuale, e questo è notevole.”

Oltre al concorso e alla sezione ‘best of ’ che presenta i migliori lavori VR che sono passati dai festival negli ultimi anni, sono 20 i progetti di realtà virtuale work in progress presenti al Venice Gap-Financing Market.

12 sono storie di realtà immersiva (8 europee e 4 extra) che comprendono fiction documentari, animazione ed installazioni interattive, con il 30% del budget assicurato.
Fra queste “African Space Makers”, una coproduzione fra Kenya e Germania, prodotta dall’italiano Vincenzo Cavallo e da Isa Mohamed (Cultural Video Production, Black Rhino VR, INVR).
“Ci aspettiamo molto da questo progetto, realizzato da una delle migliori e uniche società che fanno realtà virtuale in Africa, la Black Rhino, e prodotto da un italiano che conosce a fondo il soggetto del suo documentario, ossia l’esplosivo scenario creativo che esiste oggi a Nairobi”.

Ci sono poi gli 8 progetti sviluppati durante la terza edizione del workshop Biennale College Cinema VR, che tornano a Venezia per un ulteriore pitch che aiuti la chiusura del budget. Qui troviamo il progetto italiano su Leonardo Da Vinci “Doubts of a Genius” di Matteo Lonardi.

Non è molto corposa la presenza italiana in questo settore, ma le cose sono destinate a cambiare, assicura Reilhac, visto anche l’impegno della Biennale a istituire, da quest’anno, un ‘ramo’ di Biennale College Cinema VR dedicato solo ai progetti italiani.
Il primo workshop si è tenuto a luglio, con sei lavori italiani, di cui due andranno a far parte della selezione internazionale del 2020.
“Ci ha decisamente sorpreso il livello di qualità e di capacità creativa e tecnica di questi team italiani, – dichiara Reilhac, – e siamo certi che avremo sempre più progetti italiani, sia nel mercato che nel concorso. Sono molto ottimista circa il futuro della realtà virtuale in Italia.”

Completano la selezione del Gap Financing Market altri 28 fra lungometraggi di finzione e documentari (con assicurato almeno il 70% del budget di produzione), e tre progetti sviluppati durante la settima edizione di Biennale College Cinema.

Fra i prescelti, Jasmila Zbanic con “Quo Vadis Aida” (titolo provvisiorio) prodotto da Deblokada (coproduzione fra Bosnia Erzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Polonia, Germania, Francia), Bruce La Bruce con “Saint-Narcisse” (Canada) prodotto da Les Films 1976 & Six Island Productions, o Agnieszka Holland con “Šarlatan” (Repubblica Ceca), prodotto da Marlene Film Production.

Volti ben noti del cinema indipendente europeo e americano, a dimostrazione del fatto che “essere conosciuti e apprezzati non significa che sia semplice finanziare un film, specialmente per storie molto autoriali, – rileva Diot, che, comunque quest’anno ha cercato di dare un’impronta più commerciale alla selezione- ci sono molti più film di genere, vari thriller, film che guardano ad un’audience più vasta…Una scelta che è anche una risposta alle richieste dell’anno passato dei finanziatori invitati agli incontri one to one. Sono tanti i festival e i forum di coproduzione, del resto, che si concentrano sui film arthouse, che peraltro noi continuiamo in parte ad avere.”

In effetti molti titoli provengono da altri prestigiosi appuntamenti di mer- cato dedicati allo sviluppo, secondo quella che Diot definisce “la naturale conclusione di un percorso: dopo aver ricevuto supporti per lo sviluppo i progetti avviano la produzione e spesso poi hanno bisogno di chiudere l’ultimo financing gap, per l’appunto.”

Arriva dal Torino Film Lab, di cui ha recentemente vinto anche l’Audience Design Fund “La nuit de rois” (Francia, Canada, Costa d’Avorio) di Philippe Lacôte, prodotto da Bhanshee Films; è passato invece da Eastern Promises del Karlovy Vary Film Festival (fra i candiadti dell’Eurimages Lab Project Award) “Iguana Tokyo” (Turchia, Germania, Giappone) di Kaan Müjdeci, prodotto da Colored Girafes, come anche da Cinefondation L’Atelier del 69esimo Festival di Cannes.
Ha fatto tappa a When East Meets West il documentario “The Quest for Tonewood” (Norvegia, Italia, Bosnia Erzegovina) di Hans Lukas Hansen, prodotto da Eirin Hogetveit di Norsk, che al forum di coproduzione triestino ha vinto anche il Producers Network Price.

Il progetto franco-marocchino “Mica” di Ismaël Ferroukhi, (produce La Prod) parteciperà sia al Gap Financing Market che a Final Cut in Venice, il progetto che dal 2013 sostiene la postproduzione di film provenienti dai paesi africani e da Giordania, Iraq, Libano, Palestina e Siria a dimostrazione del fatto, spiega Diot, che i nostri programmi sono davvero complementari. Questo è un progetto molto forte, in cui crediamo.”

C’è poi un solo altro lungometraggio di finzione e 4 film documentari, “una prevalenza che è dovuta sia al buon livello della produzione di cinema documentario in questa regione, sia al fatto che è più difficile ricevere buoni progetti di finzione, ora che i festival di Abu Dabi e Dubai, e i loro rispettivi fondi e mercati di coproduzione sono venuti a mancare.”

Sono quattro i film italiani del Venice Gap Financing Market: il documen- tario “Guerra e Pace” (Italia, Svizzera, Francia) di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, (prodotto da Montmorency Film),“Spaccapietre” (Italia, Francia) di Gianluca e Massimiliano De Serio, (La Sarraz Pictures Srl), l’italo-argentino-cileno “Re Granchio” di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (Ring Film), e “The Last Ride of the Wolves” (Paesi Bassi, Italia) diAlberto de Michele, (Halal). Infine, fra i tre progetti di Biennale Cinema c’è “The Properties of Metal”, prodotto da Kiné Società Cooperativa.

Il GAP Financing Market si svolgerà al terzo piano dell’Hotel Excelsior, che accoglierà anche il Book Adaptation Rights Market (30 agosto-1 settembre), dove 25 editori presenteranno il loro catalogo ai professionisti dell’audiovisivo. “E’ cresciuto il numero degli editori, e abbiamo anche più società italiane”, dice Diot.
Sono: DeA Planeta Libri, Feltrinelli Editore, Giulio Einaudi Editore, Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, Nottetempo, Rizzoli (Mondadori Libri SpA).

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