VENEZIA.70/Lunga vita alla Signora

“Venezia 70. Future Reloaded”, il film con cui la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre) celebra la sua 70esima edizione: è un’ opera collettiva composta dai brevissimi film da 60/90 secondi di altrettanti autori che hanno accolto l’invito del direttore Alberto Barbera di raccontare come vedono il futuro del cinema. Consultabili anche in streaming sul sito realizzato dalla Biennale di Venezia insieme a quaranta frammenti di cinegiornali selezionati e restaurati dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce, la loro proiezione è uno degli eventi di questa edizione, insieme alla consegna la sera del 29 agosto del Leone d’Oro alla Carriera a William Friedkin.
Volto e madrina di questa Mostra è Eva Riccobono: attrice di fresca data, topmodel tra le più acclamate internazionalmente, è a lei che è stata assegnata la conduzione delle tradizionali serate di apertura e chiusura, la prima seguita dalla proiezione fuori concorso di “Gravity” di Alfondo Cuarón con Sandra Bullock e George Clooney, l’altra del doc “Amazonia” di Thierry Ragobert, che bene rappresentano le diverse anime del Festival: spettacolare e divistica, autoriale e di nicchia.

 

Tra queste due, la proiezione di altri 52 film – Concorso, Fuori Concorso e Orizzonti – a cui si aggiunge la sezione Venezia Classici composta dai migliori restauri realizzati nell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo: in tutto 29 pellicole dagli anni 30 alla svolta del Millennio, più una selezione di una decina di doc sul cinema e i suoi autori realizzati nel 2013.

A fare da corollario alla Mostra, poi, le tradizionali e parallele Giornate degli Autori, che giungono alla decima edizione e siglano un accordo con il Tribeca Film Festival, e La Settimana della Critica, con programmi che per appeal contendono l’attenzione del pubblico e della stampa a quello della manifestazione maggiore.

Esordienti e maestri i nomi in gara a Venezia.70. Tra loro James Franco (“Child of God”), Kim Ki-duk (“Moebius”), Stephen Frears (“Philomena”), Philippe Garrel (“La jalousie”), Terry Gilliam (“The Zero Theorem”), Amos Gital (“Ana Arabia”), Jonathan Glazer (“Under the Skin”), Hayao Myazaki(“Kaze tachinu”), Tsai Ming-liang (“Stray Dogs”), oltre ai f.c. Reitz (“Die Andere Heimat – Chronik einer Sehnsucht”), Schrader (“The Canyons”), Wajda (“Walesa. Man of Hope”).

A rappresentare l’Italia una pattuglia di assoluta rilevanza: in concorso Gianni Amelio per la prima volta con una commedia, “L’intrepido”, con Antonio Albanese, la debuttante di gran nome (per le regie teatrali e liriche) Emma Dante con “Via Castellana Bandiera”, Gianfranco Rosi con il doc “Sacro GRA”; fuori concorso l’omaggio a Fellini “Che strano chiamarsi Federico” di Ettore Scola e i doc “Con il fiato sospeso” di Costanza Quattriglio, “Summer 82. When Zappa Comes to Sicily” di Salvo Cuccia e “La voce di Berlinguer” di Sesti e Teardo. Sono invece in Orizzonti “La prima neve” di Andrea Segre, “Piccola Patria” di Alessandro Rossetto, “Quello che resta” di Valeria Allievi, “Il terzo tempo”
Difficile trovare un filone dominante o un tema sotto la cui insegna ascrivere questa Mostra. Se non – secondo quanto detto da Alberto Barbera – «l’indicazione sul perché i festival siano ancora necessari e di come possano adeguarsi alla mutata situazione in cui si trovano ad operare. Nel compilare la playlist dei titoli proposti si è cercato di tener conto della crescente frammentazione e schizofrenia che sembra caratterizzare l’universo delle immagini in movimento». di Enrico Maria Artale, “The Audition” di Michael Haussman, mentre sono coprodotti “Un pensiero kalashnikov” di Giorgio Bosisio e “Medeas” di Andrea Pallaoro, e batte bandiera solo inglese “Still Life” di Umberto Pasolini.

In questa logica si spiega anche l’importanza data alla “Sala Web, spazio “virtuale” in cui, a una platea di massimo 500 persone che abbiano acquistato il biglietto sul sito della Biennale, è possibile vedere i film di Orizzonti.

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