Venezia 64 / Hollywood mostra la guerra

di Paolo Di Maira


Arrivato al quarto e ultimo anno del suo mandato (che, stando alle indiscrezioni, non sarebbe contrario a rinnovare), il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Marco Mà¼ller ha messo assieme un’edizione in ottimo equilibrio tra “arte” e “mercato” (usiamo ancora queste categorie desuete perché si sta pur sempre parlando della Mostra d’Arte Cinematografica, un’anziana signora che quest’anno festeggia 75 anni), tra il politicamente corretto e il politicamente opportuno.
Dal 29 agosto al 9 settembre scorreranno nelle sale del Lido 57 film, il 90% sono anteprime mondiali.
Massiccia la presenza dei film statunitensi: 15 film di cui 6 si sono buttati nella mischia delle 22 anteprime mondiali in concorso (tra cui:”The Darjeeling Limited” di Wes Anderson, con Angelica Huston e Bill Muray, “Redacted” di Brian De Palma con Kel O’Neill,”The assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford” con Brad Pitt, “Michael Clayton” di Tony Gilroy con Gorge Clooney “I am not There” di Todd Haynes con Richard Gere e Kate Blanchet).
La probabile accusa di eccessivo filoamericanismo si spunta contro la presenza di ben 3 titoli italiani in concorso (“L’ora di punta” di Vincenzo Marra, “Nessuna qualità  agli eroi” di Paolo Franchi, “Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati) scelta opportuna, ma anche coraggiosa, nel momento in cui i magnifici tre sono tutti registi giovani (ne parliamo a p. 16).
Il concorso vanta la presenza di autori come Peter Greeneway , Ang Lee, Ken Loach, Nikita Michalkov, Eric Rohmer.
La lista dei “maestri venerati” si irrobustisce nelle sezioni fuori concorso: torna a Venezia, dopo la “fuga cannense”, Woody Allen con “Cassandra Dream”, Claude Chabrol con “La fille coupée an deux”, Takeshi Kitano con “Kantoku banzai!”, Manoel De Oliveira con “Cristovāo Colombo”, Carlo Lizzani con l’atteso “Hotel Meina”.
Il Leone d’oro alla carriera andrà  quest’anno a Tim Burton, ma un Leone speciale, quello del 75°, verrà  dato a Bernardo Bertolucci.
Il programma è in grado di soddisfare palati diversi (a proposito: i cinefili di rigore potranno godersi l’omaggio ad Alexander Kluge), un dosaggio sapiente degli ingredienti, che anche nella ricerca del “filo rosso” che inevitabilmente Muller deve esibire per annodare le sue scelte, si assicura a un tema universale come la guerra (è al centro dei film di Haggis, De Palma, Shepard).
Tema di una chiarezza così insostenibile, da aver bisogno della mediazione criptica del direttore, che motiva: ” In un mondo dove il vero contemporaneo è solo la guerra (quanti film, quest’anno, sui conflitti bellici più o meno recenti..) il “contemporaneo” non è più questione di categoria o periodizzazione, e nemmeno di uno stile che possa coesistere con il moderno”¦”.
E se il cantiere della Biennale quest’anno sforna l’evento ” Western all’italiana “” storia segreta del cinema italiano 4″, c’è da segnalare, sulla terrazza dell’Excelsior, l’iniziativa un po’ snob “Lido “” Philo “” I filosofi pensano il cinema” , con esibizioni concettuali di Giulio Giorello, Giacomo Marramao, Remo Bodei ed altri.
Iniziativa utile è la ricerca, promossa dalla Biennale, sull’impatto dei Festival sui territori che li ospitano.
E per quanto concerne Venezia, il monitoraggio verrà  condotto proprio nei giorni della Mostra.
Si riuscirà  a capire perché amministratori e operatori locali ce la mettono tutta per rendere la vita difficile alla Mostra, nonostante l’ottimo lavoro dei vari direttori che si avvicendano, e in particolare quello di Marco Mà¼ller?


Cinema&Video Internatinal                   n.8-9 Agosto/Settembre 2007

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