UNA STORIA SEMPLICE

In questo fascicolo cerchiamo di raccontare un’Italia audiovisiva che, sospinta dalle Film Com- missions, sembra non soffrire la distanza da Roma, cioè dal potere burocratico centrale.
Ci sono la Puglia e la sua Film Commission, di cui raccontiamo l’impegno a rendere più forte l’attrattività della regione attraverso la produzione di nuove storie; c’è l’Alto Adige, che con la BLS sta mettendo a frutto le politiche di incentivazione all’insediamento in loco di aziende audiovisive; c’è il Piemonte, che con la presidenza di Paolo Damilano alla Film Commission, mostra di voler rilanciare l’ originaria vocazione imprenditoriale, inaugurata al suo esordio da Marco Boglione.

C’è infine il Friuli Venezia Giulia, la cui nuova Giunta Regionale, guidata da Debora Serracchiani, ha ribaltato il destino della Film Commission guidata da Federico Poillucci: dalla soppressione decretata lo scorso anno dalla Giunta Regionale dell’epoca, al suo rilancio avviato all’indomani dell’insediamento del nuovo governo. Così come alla “soppressione” dedicammo nello scorso settembre un argomentato servizio, quest’anno torniamo a parlare del Friuli Venezia Giulia, dedi- candole un più ampio spazio redazionale.

Tre le ragioni di questa scelta.
La prima ragione, artisticamente rilevante, è la presentazione a Venezia, all’interno della Settimana della Critica, di “Zoran, il mio nipote scemo”, primo caso, credo, di film interamente concepito sul territorio (regista, produttore e attori protagonisti) che sul territorio ha trovato anche i partner per la distribuzione nazionale e internazionale.
La seconda ragione, politicamente rilevante, è che il nuovo corso del governo regionale ha individuato nell’audiovisivo un acceleratore di business verso le regioni europee confinanti a est.
La terza, ma non ultima, ragione, è che la Film Commission ritorna sulla scena nazionale e internazionale dell’audiovisivo grazie alla fermezza del suo direttore: alle pretese censorie dell’amministrazione regionale nei confronti di un film (lo ricordano tutti, si tratta de “La bella addormentata” di Marco Bellocchio), Poillucci oppose il rispetto delle regole.
Una storia semplice, in apparenza.
A distanza di un anno la “Giunta censoria” è andata via, Poillucci resta. Un esempio per molti.

Nella sezione: Editoriale