UN CAPOLAVORO DI EQUILIBRIO

Con la vittoria di “The Woman Who Left” del cineasta filippino di culto Lav Diaz, si compie il capolavoro di equilibrio della 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Soddisfatti critici e cinefili (molto difficile che il film di Diaz, 226 minuti in bianco e nero, senza distribuzione in Italia, veda il pubblico delle sale), irrobustito il brand di Venezia quale festival di “Arte cinematografica”, Alberto Barbera, direttore della Mostra, si accomoda al secondo tempo, quello della corsa agli Oscar, in attesa di ritrovare qualcuno dei film ( statunitensi) selezionati.
Film cui Venezia ha offerto un raffinato quanto efficace lancio promozionale, assicurando una presenza, discreta, anche nella rosa dei premiati: Premio Speciale della Giuria a “The Bad Batch” di Ana Lily Amirpour; Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria a “Nocturnal Animals” di Tom Ford , Premio per la migliore sceneggiatura a Noah Oppenheim per “Jackie” di Pablo Larraín e Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Emma Stone per “La La Land” di Damien Chazelle.
Quest’ultimo premio è stato ritirato, in assenza dell’attrice, da Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, che La La Land distribuisce in Italia attraverso 01 Distribution, plasticamente evidenziando un altro capolavoro d’equilibrio, quello tra il popolare cinema hollywoodiano e il difficile cinema italiano: è targato infatti Rai Cinema anche l’unico film italiano premiato al lido ( nella sezione “Orizzonti”), il documentario “Liberami” di Federica Di Giacomo.
E siamo al cinema italiano, ignorato dal Concorso e relegato, con il riconoscimento di “Orizzonti”, in seconda linea; anche questo era previsto ed è stato predetto da Barbera .
Nel prendere nota che il nostro cinema non piace quasi più a nessuno ( già sottolineata a suo tempo la sintonia del direttore della Mostra con il DG Cinema Nicola Borrelli che lo ha definito “piccolo e rattrappito”, si registra, nel day after, che anche i critici hanno scaricato il cinema italiano), colpisce che lo stesso sempre più ottenga premi nella forma documentaria.
Si osserva di più, si sogna di meno?

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