UN AFFARE DA NON PERDERE

Woody Allen girerà  il suo prossimo film a Roma, in agosto.
Non è la prima volta che il talento newyorkese arruola nel cast le città  europee, divenute ormai personaggi delle sue storie.
L’omaggio in forma di film che Allen ha dedicato a Londra, Barcellona e Parigi, ha giovato non solo alla qualità  di vita del regista, ma anche all’immagine di quelle città .
Si spiega così il grande impegno promozionale profuso su “Midnight in Paris”: l’ultimo film di Allen inaugurerà  il prossimo Festival di Cannes, e tutti i cinema francesi potranno trasmettere in diretta la cerimonia d’apertura oltre, naturalmente, a proiettare la pellicola.
Il cinema aggiunge valore anche a realtà  che sembra non ne abbiano bisogno.
Succederà  con Parigi, e succederà  anche con Roma.
Eppure, nonostante le evidenze, credo sia sempre utile riproporre argomenti che dimostrino quanto investire sul cinema possa essere conveniente.


Comincio dai benefici diretti, riprendendo i dati concernenti l’impatto delle produzioni estere contenuti nella ricerca condotta da Francesca Medolago Albani, Barbara Battelli e Paolo Boccardelli per ANICA e Luiss Business School.
Nel periodo di applicazione del tax credit “” risulta dallo studio – sono state realizzate 8 produzioni estere per un valore di 49 milioni di euro investiti sul territorio italiano.
Questi hanno generato un credito d’imposta di 12 milioni di euro.
Tra IVA e tasse sui redditi derivanti dalla spesa in beni e servizi (28 milioni di euro) entrano nelle casse dello stato 14 milioni di euro.
Ciò vuol dire che dagli investimenti di produzioni estere in Italia lo Stato guadagna “” come saldo positivo tra tributi percepiti e credito riconosciuto – 2 milioni di euro.
Significa che gli incentivi fiscali funzionano.
E’ perciò scorretto motivare l’ennesima tassa a carico dei contribuenti con lo scopo del Tax Credit.
Una tassa che non si giustifica nemmeno con il finanziamento del FUS, come bene spiega Franco Montini, che  racconta la vicenda dei tagli e del successivo reintegro dei fondi pubblici per la cultura.
Tornando ai vantaggi portati dalle produzioni estere, è importante sottolinearne la capacità  di incidere sulla crescita professionale.
Film ad alto budget favoriscono sia la formazione della mano d’opera locale, sia l’innovazione nei processi di lavorazione.
Arrivano anche a produrre “” ne parlo alle pagine 10 e 11 – inedite alleanze tra professionisti e aziende audiovisive italiane.
Ultimo, ma non per importanza, è l’effetto benefico sul turismo.
Il Convegno internazionale svoltosi nello scorso marzo a Londra – ce lo racconta Carolina Mancini  “” ha riaffermato la natura virtuosa del legame tra cinema e turismo.
Se il 40% dei potenziali turisti in Gran Bretagna dice di voler visitare i luoghi visti al cinema e alla tv, è perché in quel Paese il fenomeno viene governato, e non è fermo, come in Italia, sulla soglia di suggestioni accademiche.
Le ultime vicende che hanno legato la politica al mondo del cinema hanno mostrato che la classe di governo del nostro Paese difetta di una visione d’insieme.
Maggiori responsabilità  pesano ora sulle associazioni di categoria, i cui rappresentanti, smaltita l’euforia per l’insperata restituzione del mal tolto , avranno il compito di capitalizzare i risultati conseguiti.
E’ improcrastinabile la creazione di una struttura “” da tempo (soltanto) nominata: Agenzia Nazionale per il Cinema – la cui vita non sia regolata da umori politici.
E’ altrettanto urgente trovare un accordo sulla forma di finanziamento, che non potrà  non interessare tutte le imprese e le attività  che sfruttano commercialmente il prodotto film.
Il modello c’è, è quello francese del Centre National de la Cinematographie; e siccome funziona, basta copiarlo.
Con la raccomandazione di copiare anche la voce dei costi di gestione, che superano di poco il 5% del bilancio complessivo.


                                    Paolo Di Maira

Nella sezione: Editoriale