TENDENZE/L’Anno del Documentario

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Una rete globale di sale dedicate al documentario per rafforzare e promuovere questo genere cinematografico nel mondo. Questo è il progetto del collettivo di sale di cinema documentario Docxchange: offrire supporto e collaborazione agli appassionati dei documentari per creare luoghi, da vetrine di negozi riconvertite a sale art decò da 500 posti, che siano fonte di ispirazione per i filmmakers e il pubblico per ‘passare al documentario”.

Docxchange è stato oggetto di un panel che si è tenuto a Firenze, nel corso del 59esimo Festival dei Popoli, e a cui hanno partecipato i responsabili di tre cinema dedicati al documentario: Chris McDonald (Hot Docs Ted Rogers Cinema- Toronto), Elizabeth Wood (Bertha Dochouse- Londra), Stefania Ippoliti e Camilla Toschi (La Compagnia-Firenze).

Prova del lavoro di networking e condivisione di esperienze fra questi cinema è stata la visita al Festival dei Popoli di una delegazione di sostenitori di Hot Docs, il festival e mercato di documentari più importante del Nord America, proprietario anche del sopracitato Hot Docs Ted Rogers Cinema.
Si tratta di uno dei “friend raising tours” di Hot Docs.
Ce ne ha parlato Shane Smith, direttore del festival, che abbiamo incontrato al MIA di Roma: “Invitiamo i nostri sostenitori nei festival, perché vedano documen- tari, incontrino filmmakers, scoprendo anche le città, i musei, i ristoranti. Abbiamo già organizzato tour di questo tipo a IDFA, CPH Dox, Sundance, Berlino.”
Un’operazione che è parte del costante lavoro che Hot Docs fa per rafforzare quello che Smith definisce “l’ecositema del documentario”, che mette assieme arte e business, “perché è un festival creato da filmmakers e producers, quindi è nel suo DNA”, con una cura del pubblico particolarmente raffinata, specialmente da quando HD è proprietario dell’Hot Docs Ted Rogers Cinemas, la sala commerciale più grande di Toronto con 650 posti, un cinema con alle spalle 100 anni di storia e che il board di Hot Docs ha salvato dalla chiusura nel 2012, riaprendolo come casa dei documentari, dove la programmazione di questi ultimi copre il 90% delle proiezioni.
“Un’opportunità di trasformare la visione di documentari in un’abitudine, programmando anche eventi innovativi come il Podcast festival in novembre, ad esempio, e creando esperienze costruite su pubblici diversi. Eventi che ruotano intorno al cibo, speakers speciali, oppure le nostre lectures, che vedono un’altissima partecipazione di persone più anziane, si arriva anche a 500 persone che alle 10 di una mattina feriale vengono ad ascoltare gli esperti che, accompagnati da clips e immagini, parlano della storia di Toronto, di Leonard Cohen, dell’architettura in Italia. E che poi magari si fermano per la prima proiezione della giornata.”

Molto positivo il giudizio di Smith sulla recente produzione italiana di cinema documentario: “sta crescendo, non solo nei numeri, ma soprattutto in qualità e diversità. Lo testimonia il fatto che nella scorsa edizione di Hot Docs, erano tre i titoli italiani presenti: “Happy Winter” , “La convocazione” (vincitore del Mid-Lenght Award in World Showcase), e “Wind of Swabia” in concorso, che ha vinto il Premio Speciale della Giuria”.
Al MIA, Shane Smith è stato protagonista anche di due panel, uno dedicato al mercato canadese, l’altro agli “Eventi Documentari al Cinema”, in cui è stato affrontato il clamoroso successo di “Michelangelo Infinito”, che, pur non essendo esattamente il tipo di prodotti programmati da Hot Docs, Smith ha definito “fonte di grande ispirazione, soprattutto se messo assieme alle ‘conquiste’ al box office in Nord America di titoli come “3 Identical strangers”, “ABG”, “Wont’ you be my neighbour” e adesso “Free Solo” che sta per raggiungere i 10 million di dollari. Questo è veramente l’anno del documentario in Nord America.”

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