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Ha detto il direttore Alberto Barbera, illustrando i film di Venezia 73., che anche quest’anno i registi parlano del presente; solo che lo fanno “mediando”: attraverso i romanzi, il teatro, la storia, o anche la fantascienza e il western.

Si ispira a un libro “American Anarchist” di Charlie Siskel: ma qui la mediazione rimanda ad una bruciante attualità, perché il libro in questione è “The Anarchist Cookbook”, un bestseller uscito agli inizi degli anni Settanta che ha insegnato come fabbricare in casa armi ed esplosivi. Riporta all’attualità anche l’anticipazione che al Lido sono state rafforzate le misure di sicurezza, istituendo una “zona rossa” nel quadrilatero della Mostra, che filtrerà il pubblico del “tappeto rosso”, la passerella dove transitano gli artisti per guadagnare il Palazzo del Cinema.

Altra novità è che il famoso “buco nero”, cratere- memoria del Palazzo del Cinema che non c’è ( costo 38 milioni di euro), è stato finalmente colmato da una nuova sala cinematografica, dove passerà un sofisticato cartellone a beneficio del più vasto pubblico.
Una novità annunciata è che il cinema italiano trova al Lido un approdo sempre più difficile: “ammonito” già lo scorso anno ( “ci sono più ombre che luci”), quest’anno è stato liquidato da Barbera con parole inequivocabili ( “ il livello dei film, se possibile, si è ulteriormente abbassato”), ancora una volta in sintonia del DG Cinema Nicola Borrelli che, in occasione della presentazione del Rapporto sul Cinema Italiano nello stesso mese di luglio, ha definito il nostro cinema “piccolo e rattrappito”.

Novità, infine, al Lido anche per i professionisti, che scopriranno Venice Production Bridge, il mercato dei progetti, cui la dimensione industry della Mostra ha scelto di affidare la propria identità.

Nella sezione: Editoriale