TENDENZA/Event Cinema: la cultura fa mercato

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Sono una delle novità portate nelle sale e al loro pubblico dalla digitalizzazione della proiezione: si chiamano contenuti aggiuntivi oppure alternativi o anche event cinema.
Spaziano dalla musica – che sia l’opera o il concerto pop – al teatro, dal balletto alle arti figurative.
Grazie al grande schermo digitale, spesso abbinato alla trasmissione satellitare che aggiunge il fascino della diretta, raggiungono un pubblico molto più vasto di quello che frequenta le istituzioni di grande tradizione dove questi spettacoli ed eventi culturali nascono: la Scala, gli Uffizi, la Fenice, i Musei Vaticani – tanto per citare qualche grande nome che ha dato e dà prestigio mondiale all’Italia e alla sua cultura.

E se da una parte questi contenuti ampliano la possibilità di scelta agli spettatori cinematografici, dall’altra rappresentano una crescente opportunità commerciale e di immagine per tutta la filiera, dai produttori agli esercenti cinematografici.
Lo dicono le statistiche raccolte da MEDIA Salles su tre dei maggiori mercati cinematografici europei: Francia, Regno Unito e Italia.
In questi territori, tra il 2010 e il 2017, gli incassi dei contenuti aggiuntivi sono cresciuti di circa il 300%, portandosi da 13,5 milioni di euro a poco meno di 54.
Se l’incidenza sul box office totale può sembrare nell’insieme limitata – essa varia da circa l’1% in Francia al 2% – 2,5% in Italia e Regno Unito, a seconda degli anni – decisamente allettante è il prezzo medio dei contenuti aggiuntivi: nel 2017 in Italia è stato di 8,8 euro – mentre il biglietto cinematografico è costato mediamente sei euro – e in Francia addirittura di 15,86 euro a fronte di 6,6.
Il mix di prodotti che vanno sotto il nome di contenuti aggiuntivi rende questa nuova offerta particolarmente adatta ad intercettare pubblici diversi e a soddisfare gusti e tendenze dei pubblici dei vari paesi europei.
Mentre in Francia le preferenze degli spettatori vanno alla commedia (sono state tre titoli della Comédie Française i principali incassi del 2017), in Italia i contenuti di maggior successo sono stati i concerti di musica popolare (che occupano i primi tre posti della classifica).
Una tendenza simile si è registrata in Ungheria, dove questo tipo di concerti ha guadagnato la prima e seconda posizione, seguito dai documentari di arte.
Se in Portogallo e a Cipro un balletto e un’opera sono stati, nell’ordine, i campioni di incasso nel 2017, nel Regno Unito il teatro la fa da padrone (con 4 dei primi 5 incassi).
Ma ancora più interessante è la sorpresa che riserva la classifica per nazionalità.
Nel 2017, infatti, nei sei paesi che hanno fornito il dato (Francia, Regno Unito, Italia, Ungheria, Portogallo e Cipro), al primo, secondo e terzo posto, nella classifica dei contenuti aggiuntivi, si sono collocate in totale 16 produzioni europee e due statunitensi. Se guardiamo l’analoga classifica per i film, vediamo ripetersi per ben 15 volte la nazionalità statunitense a fronte di tre europee.

Come è emerso anche nella Mallorca Arts on Screen Conference, dove MEDIA Salles ha presentato una panoramica sul mercato dei contenuti aggiuntivi in Europa, questo nuovo settore sta offrendo interessanti opportunità ad autori, istituzioni culturali ed imprese che si rivolgano ad un pubblico che al cinema cerca la qualità.

IL RUOLO DELL’ITALIA
In questo scenario si muovono imprese che sono diventate nel giro di pochi anni brand di riferimento per i contenuti aggiuntivi, come RaiCom, Skytv e Nexo Digital.
Accanto a questi “giganti”, c’è il lavoro sul campo di esercenti e distributori locali che hanno fatto nascere e mantengono vivo l’interesse di spettatori che, anche in piccoli centri lontani o addirittra lontanissimi dall’Italia, hanno la passione del Bel Canto e apprezzano gli artisti del Bel Paese.

Un esempio lo offre il Cinema Heerenstraat di Wageningen, quarantamila abitanti a cento chilometri da Amsterdam e cinquanta dalla frontiera tedesca: aderendo al programma Artsincinema.nl, del distributore ABC, ha iniziato in maggio una stagione di documentari d’arte di produzione italiana che spazia da “Caravaggio, l’anima e il sangue! fino a “Botticelli, Inferno”.

“Da anni ormai proponiamo ai nostri spettatori contenuti che mettono in primo piano l’Arte italiana con la maiuscola, attraverso i grandi nomi dell’architettura, della pittura e della scultura, soprattutto del Rinascimento e del Barocco. Ma abbiamo visto che il nostro pubblico ha interesse anche per quello che potremmo definire l’Italian lifestyle: per questo abbiamo mostrato, per esempio, un documentario sul Teatro alla Scala e un altro sulla Ferrari”, afferma Rickard Gramfors, di Folkets Hus och Parker. Questo circuito, con oltre 250 cinema, è capillarmente presente sul territorio svedese e, pioniere del passaggio dal 35 millimetri alle nuove tecnologie, ha fatto dei contenuti aggiuntivi un fiore all’occhiello della sua strategia che mira ad offrire anche nelle piccole città e nei paesi film, contenuti culturali e spettacoli dal vivo tradizionalmente appannaggio delle grandi città.
FHP ha in questi anni inserito nella sua programmazione molte produzioni distribuite da Nexo Digital, da quelle sugli Uffizi alle Basiliche Papali di Roma, da Botticelli a Caravaggio.
A queste, sempre per coltivare il filone “Italia”, ha aggiunto documentari prodotti all’estero come “Life and Death in Pompeii”, sulla mostra organizzata dal British Museum in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, e “Michelangelo” di Phil Grabsky, altro “apripista” della cultura sul grande schermo.

In Finlandia Elise Brandt ha impresso una svolta all’impresa di esercizio di famiglia facendo dello Studio 1,2,3 di Kuusankoski, cittadina di ventimila abitanti a 150 chilometri da Helsinki, un cinema che fonda gran parte della sua programmazione sui contenuti aggiuntivi, con un occhio particolare alle produzioni italiane, e una base per la distribuzione ad altre sale finlandesi.
“Dall’Italia abbiamo avuto moltissimi contenuti, soprattutto opere della Scala – dal Nabucco al Fidelio -, ma anche della Fenice, del Regio di Torino e del Teatro dell’Opera di Roma. Da noi funzionano molto bene, anche in versione registrata. Nella stagione 2017/2018 “Il flauto magico” della Scala è stata senz’altro l’opera più apprezzata. Dopo l’estate proporremo, da Roma, con grandi aspettative, “La Traviata” con la regia di Sofia Coppola. La nostra programmazione scaligera per il 2018/9 comprenderà “La gazza ladra”, “Don Pasquale” e “Il ratto dal serraglio”, mentre della Fenice presenteremo “La favorita” di Donizetti.”

Una strategia in parte diversa è quella del gruppo Arthouse di Zurigo che, col programma Kinopera nelle sale Piccadilly e Le Paris, punta soprattutto sugli eventi live, in particolare dalla Scala, ma anche dal Teatro Comunale di Bologna, di cui lo scorso gennaio ha trasmesso “La Bohème”.
“Premium price” per gli spettacoli live, a 42 franchi svizzeri, con un bicchiere di prosecco per creare negli spettatori la sensazione di essere nel foyer di un teatro italiano.

Pluriennale è ormai la presenza dell’opera italiana in Australia, grazie innanzitutto a Palace Cinemas, circuito attivo in diversi centri, tra cui le cinque più importanti città del Paese: Sidney, Melbourne, Brisbane, Perth e Adelaide, che concentrano oltre la metà della popolazione australiana.
Questa catena offre una ricca stagione di opere e balletti in cui le produzioni della Scala, dell’Opera di Roma e del Comunale di Bologna fanno la parte del leone.
Sarà casuale che il patron di Palace Cinemas sia Antonio Zeccola, australiano di Muro Lucano il cui papà, Giovanni, fino al 1956 – anno in cui lasciò l’Italia per il Continente Nuovissimo – era stato esercente in Basilicata?

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