T GREEN/Come funziona e perché se ne parla nel mondo

Come funziona il T- Green Film ?
Le produzioni che intendono adottare il disciplinare, decidono, nel compilare l’application form, quanti punti “verdi” (che vanno ad innalzare la valutazione complessiva e quindi il contributo percepito) intendono ottenere su un elenco di azioni: dal risparmio energetico nei consumi di corrente e nell’uso dei trasporti, alla ristorazione, alla selezione dei materiali impiegati, allo smaltimento dei rifiuti.
La scelta delle azioni green da compiere è a totale discrezione del produttore che le seleziona sulla base delle caratteristiche produttive del proprio film; c’è ovviamente una soglia minima sotto cui non può esserci la certificazione ma, una volta superata tale soglia, più azioni ci si impegna a portare a termine e più alto sarà il punteggio in fase di valutazione.
La verifica del rispetto delle azioni secondo le modalità indicate nel disciplinare è affidato all’APPA, l’agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, organismo che già certifica la sostenibilità in altri settori.

T-Green Film è il primo disciplinare in Europa certificato da un’ente pubblico (l’APPA), dunque gratuitamente, e anche per questo ha suscitato molto interesse presso realtà che lavorano da tempo in questo campo.
E’ stata l’unica case history al seminario “Greening the Film Industry” organizzato nello scorso settembre da Cine-Regio a Malmo, in Svezia; in ottobre, a Vancouver, Luca Ferrario, responsabile di Trentino Film Commission, si è confrontato con le grandi città del mondo (New York, Londra, Parigi, Los Angeles) nell’incontro “Leading Cities for Sustainable Productions”, e nello stesso contesto (“Sustainable Production Forum”) ha presentato il T-Green Film come esempio di concreto avanzamento nelle politiche messe in atto a livello regionale per le produzioni sostenibili.
Più recentemente, in occasione dello scorso Festival di Cannes, la Film Commission di Bruxelles ha lanciato un proprio disciplinare, chiarendo di essersi basata sul lavoro dei colleghi trentini.
Anche in Italia la Fondazione Sardegna Film Commission, sempre molto sensibile ai temi dell’ambiente, ha realizzato una guida per le produzioni, presentandola come una declinazione territoriale del T-Green Film Protocol.

La concretezza e la semplicità sono i punti di forza del disciplinare trentino, che lo differenziano dai protocolli storici europei.
Il tedesco Film Fund Hamburg Schleswig-Holstein, per esempio, propone la green card: un riconoscimento, che è un premio simbolico, alle produzioni che seguono determinate linee guida; nel Belgio il Flanders Audiovisual Fund prescrive alcune azioni base di sostenibilità ambientale che sono obbligatorie per poter accedere ai contributi; mentre l’Ile de France Film Commission di Parigi, con Ecoprod, ha affidato l’educazione alle pratiche virtuose alla misurazione delle emissioni di sostanze inquinanti, mettendo a punto un software specifico, il “Carbon Clap”.

Lo spirito del T-Green Film, invece, è: educare al rispetto dell’ambiente premiando chi lo fa, e non penalizzando chi non lo fa.
“Abbiamo voluto portare sul set quelle basilari attività che facciamo già in casa: pratiche quotidiane, cose di buon senso”, aggiunge Ferrario: “poche macroazioni e chiare”.
E anticipa: “Stiamo raccogliendo i feedback dei produttori, i cui suggerimenti ci saranno utili nella revisione che faremo dopo il test del primo anno.Stiamo lavorando a una versione più evoluta”.
Sulla domanda di maggiore elasticità, replica: “E’ questa, se vogliamo, la caratteristica principale di una certificazione: esiste un ente che controlla su cui noi non abbiamo il controllo. Ma il suo valore, paradossalmente, è proprio nella rigidità, che rende chiare le regole e garantisce che chi è certificato ha meritato di esserlo”.
Se per il territorio il T- Green Film non rappresenta una rivoluzione, ma piuttosto un’estensione dell’anima verde del Trentino, a livello nazionale è il label identitario di Trentino Film Commission. “Questo è uno dei contributi che le Film Commission possono dare al sistema nazionale dell’audiovisivo: ogni territorio può contribuire con una specialità, una vocazione, diversificando e arricchendo l’offerta”.

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