SOSTENIBILITA’1/Sulle tracce del Bio Film

rigore su biofilmHa debuttato a fine maggio nelle sale cinematografiche italiane, “Fräulein – Una fiaba d’inverno”, opera prima di Caterina Carone, con Christian De Sica e Lucia Mascino, girata in Alto Adige con il sostegno di IDM Film Fund&Commission.
Si tratta del secondo lungometraggio certificato BIO da ICEA (Istituto Certificazione Etica e Ambientale) e prodotto da tempesta Film, dopo la fortunata esperienza con il pluripremiato “Le Meraviglie” di Alice Rohrwacher (primo film italiano con certificato biologico). Oggi, a distanza di un paio d’anni, chiediamo al presidente di ICEA Pietro Campus qualche chiarimento sul valore della certificazione nel cinema, e come questa si inserisca nelle attività generali di ICEA.
Cosa significa per ICEA certificare il cinema?
Attraverso la nostra struttura composta da oltre 300 operatori (tra tecnici di controllo e addetti vari) e una ventina di sedi in Italia e all’estero, certifichiamo oltre 15mila aziende, focalizzandoci soprattutto su un settore regolamentato come quello del Food (agricoltura, zootecnia, acquacoltura) ma con una consolidata expertise anche nel Non-Food, con particolare attenzione alla cosmesi, al tessile e alla bio-edilizia. Il nostro principale obiettivo è sostenere attraverso le attività di certificazione la crescita e lo sviluppo dell’agricoltura biologica, che è alla base di qualsiasi produzione BIO.

E questo cosa c’entra con il cinema?
Certificare film biologici, pur non essendo il nostro core-business, rientra nelle attività che ci consentono di dare visibilità extra-settore al valore della certificazione biologica e alle competenze specifiche di ICEA.

Ci spieghi meglio…
Il cinema in sé non rappresenta un settore strategico di sviluppo per ICEA, i film prodotti sono “potenzialmente” pochi per sostenere economicamente il lavoro dei nostri tecnici e gli investimenti necessari in ricerca e sviluppo ma, allo stesso tempo, ci offre un supplemento di visibilità verso un pubblico che altrimenti non riusciremmo a raggiungere, sottolineando il valore della sostenibilità insita nel BIO, le competenze di ICEA e dei suoi marchi. Certificare qualche film ci consente, in ogni caso, di supportare lo sviluppo dell’agricoltura biologica che è il nostro principale obiettivo, contribuendo anche in questo modo a diffondere la cultura della sostenibilità.

Quindi un film BIO in più può aiutare tutto il comparto del biologico?
Esatto. Non sottovaluterei poi la portata simbolica di produrre un film impattando il meno possibile sull’ambiente. Fare un film è un’opera collettiva che prevede il movimento di mezzi e persone con consumi energetici di tutto rispetto e, per produrre un racconto fatto di immagini – quindi qualcosa di impalpabile -, si raggiungono livelli di inquinamento importanti: compensare questo impatto negativo sul nostro ambiente è certamente positivo, come positivo è stato il lavoro svolto da tempesta Film per la realizzazione di “Fräulein”.

Come funziona in concreto il processo di certificazione per un film?
Il disciplinare che si applica al cinema è EcoMuvi e fornisce le linee guida per analizzare, misurare e ridurre l’impatto ambientale delle produzioni.
Tramite questo disciplinare siamo in grado di proporre alle case di produzione un piano di azioni appropriato al tipo e alle dimensioni di ogni singolo film.
Nel caso di “Fräulein – Una fiaba d’inverno” è stato possibile ridurre, senza incremento di costi, le emissioni di CO2 per 10 tonnellate, raggiungendo una percentuale di sostenibilità ambientale del 70% garantita dagli esperti di ICEA.

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