ROMA/Il Festival cresce sul mercato

di Anna Rotili


Ci sono luci e ombre nell’orizzonte di The Business Street, che guarda al futuro coltivando l’ambizioso obiettivo di diventare un appuntamento europeo forte ed attrattivo anche per le altre aree del pianeta che abbiano necessità  di venire a mostrare il loro prodotto.


Business Street, il mercato che è nato e cresciuto un po’ in sordina sulla scia del Festival Internazionale del Film di Roma, ha concluso la terza edizione (22-26 ottobre) con un risultato in leggera crescita sull’anno precedente ed una migliore reputazione anche sul piano internazionale.
Ne è stato la riprova il lusinghiero bilancio fatto da “The Hollywood Reporter” che, monitorando la soddisfazione degli operatori esteri presenti alla kermesse, l’ ha osannato come “uno dei principali successi” del Festival capitolino.
D’altra parte il ragionamento che motiva il suo ulteriore sviluppo è, nella sua semplicità , logico.
In Europa nel primo semestre dell’anno c’è il mercato cinematografico di Cannes e prima ancora quello di Berlino, nei mesi successivi si apre un vuoto che Roma può candidarsi a colmare visto che il Mifed è ormai defunto e Venezia è un progetto che sembra ormai abbandonato.


Nella fase convulsa apertasi con la nuova era di Gianluigi Rondi, che ha sostituito Goffredo Bettini alla presidenza della Fondazione Cinema per Roma ed è il plenipotenziario del Festival, il segnale emerso con maggior chiarezza è la volontà  di rafforzare lo spazio del mercato, l’altro “˜polmone’ dell’evento.
Rondi ha posto subito l’enfasi sulla valorizzazione di The Business Street che ha voluto fosse rinominato, guardando forse in avanti, Mercato Internazionale del Film.
Ma il fatto incoraggiante è che su questo tema sembrano convergere tutte le diverse anime della manifestazione, il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Camera di Commercio e la Provincia di Roma.
Il radicamento territoriale e la coesione tra i soggetti istituzionali è il vero punto di forza del Festival, unout-out che manca invece a Venezia e che non ha mai avuto il Mifed.


Sui piani per The Business Street alza il velo Francesco Gesualdi, il Segretario Generale della Regione Lazio che siede anche nel cda della Fondazione.
“La nostra intenzione è di costruire a Roma un mercato di dimensione mondiale e, sfruttando la cassa di risonanza del Festival con la sua vetrina di film e star, possiamo riuscirci” dice Gesualdi “Business Street è una realtà  ancora modesta ma sta crescendo e la rafforzeremo”. Gesualdi è l’alter ego del Presidente del Lazio Piero Marrazzo nelle molteplici attività  di sostegno dell’audiovisivo, che sono il fiore all’occhiello della politica regionale.


Dopo aver voluto far nascere il Festival Internazionale della Fiction, Marrazzo sostiene anche il Festival del Cinema con un finanziamento annuo di tre milioni di euro col progetto di fare di Roma volano dell’internazionalizzazione dei prodotti e dell’industria tricolori.
Non a caso, insieme alla Camera di Commercio, la Regione è il principale sostenitore di The Business Street a cui assicura, attraverso Sviluppo Lazio, un finanziamento specifico di 300mila euro che “incrementeremo” dice Gesualdi “per dare maggior ossigeno all’ edizione del 2009”.
The Business Street costa all’incirca un milione di euro (escludendo la Fabbrica dei Progetti, ovvero il mercato delle coproduzioni, che ha un proprio budget di circa 400mila) e si propone come una struttura flessibile, assai diversa dall’impianto fieristico dei grossi mercati classici tipo Mifed, pensata fin dall’origine per essere piuttosto un luogo di incontri “˜amichevoli’ tra i professionisti dell’industria che si scambiano opinioni e fanno affari.
L’accredito è più economico di un qualsiasi market internazionale e dà  molti benefit.
Per i buyer, inoltre, sono previsti due tipi di trattamento.
Gli invitati si pagano il viaggio ma l’ospitalità  è a carico dell’organizzazione romana.
Gli operatori che vengono spontaneamente sostengono in proprio tutti i costi.


“Siamo un marchio giovane ma ci siamo fatti velocemente una reputazione positiva e cominciamo ad ingranare bene” dice Diamara Parodi tracciando un bilancio dei primi tre anni di rodaggio.
La Parodi che con Sylvain Auzou ha dato vita a The Business Street sotto la direzione di Giorgio Gosetti dice: “Funziona la formula fluida sulla quale abbiamo scommesso e che piace agli operatori.
Si tratterà  ora di continuare a crescere affinando il nostro modello, allargando la rete delle presenze internazionali e potenziando i nostri spazi con ulteriori servizi efficienti destinati ad aiutare buyers e sellers ad incontrarsi più facilmente”.


E per capire se si vuol davvero puntare sul mercato sarà  cruciale l’edizione 2009 che si svolgerà  dal 15 al 19 ottobre con una settimana di anticipo sulla data di quest’anno.
La scelta è stata fatta apposta per dare maggior respiro all’evento romano che andrà  ad accavallarsi con la coda del Mipcom (il Mercato Internazionale dell’audiovisivo previsto dal 13 al 17 ottobre a Cannes). Così da creare un “˜corridoio’ tra i due mercati col risultato che un compratore o un venditore potrà , con un solo viaggio, presenziare al doppio appuntamento.

Ma la vera ipoteca sul futuro di The Business Street è legata alla nuova identità  del Festival.
Non appena insediato Rondi infatti ha comunicato forte e chiaro di voler rimettere mano all’assetto festivaliero pensato da Bettini e per cominciare gli ha cambiato il nome da Festa del cinema a Festival Internazionale del Film.
E’ presto per dire se il restilyng di Rondi porterà  a ridefinire il carattere e le strategie del Festival, il fatto certo è che la crescita del mercato dipenderà  strettamente dall’internazionalizzazione del festival e dalla risonanza che avrà  fuori dell’Italia.


 Nel frattempo l’altra faccenda delicata è chi sarà  il nuovo direttore di The Business Street, dato che Gosetti ha appena lasciato l’incarico. Gosetti è stata la mente strategica del Mercato di Roma, ne ha disegnato la fisionomia e pilotato lo sviluppo sulla falsariga della “˜boutique di qualità ‘ contro la logica da supermarket dei mercati tradizionali come Cannes o l’American Film Market.


“Abbiamo puntato su un modello innovativo di mercato conviviale e selettivo.
Sulla base di un monitoraggio scegliamo ed invitiamo le società  con un reale interesse a vendere ed a comprare” Gosetti spiega la sua formula che ha l’altro elemento originale nel mix tra mercato di prodotti e mercato di progetti.
“The Business Street è un contenitore con grandi potenzialità  e se si faranno le scelte giuste in capo a tre o quattro anni potrà  diventare l’ appuntamento di eccellenza che manca in Europa nella seconda parte dell’anno”.


Sembra definitivamente archiviato il progetto di portare a Roma il marchio del Mifed, ipotesi che era stata ventilata da Marrazzo. 
La Camera di Commercio aveva effettivamente avviato la trattativa con la Fiera di Milano, il patron dell’ex mercato, ma alla fine ci ha rinunciato perché l’operazione si prospettava troppo costosa.
Come pure è tramontata l’idea di collegare The Business Street al nascente mercato della fiction che quest’anno debutterà  all’interno della terza edizione di RomaFictionFest.
“Dopo aver ragionato a lungo con i professionisti di Business Street” dice Gesualdi che è anche presidente del Festival della fiction ” ci siamo resi conto che cinema e televisione sono mercati molto diversi per target e modalità  di distribuzione. Quindi, marceremo autonomamente”. Anche Roma Fiction Fest avrà  quindi il suo spazio-mercato.
Per questa prima volta si partirà  con screening dedicati esclusivamente al prodotto italiano che presenteranno una selezione della migliore produzione di Rai, Mediaset e Sky ad un parterre scelto di 70-80 buyer nella speranza che anche per la nostra localissima fiction si schiudano le porte dei mercati esteri.

Nella sezione: Libro e schermo