ROMA/Un mercato di tendenza

© Piergiorgio Pirrone

Arrivato alla quinta edizione, il MIA (Mercato Internazionale Audiovisivo) è ormai già un appuntamento con una fisionomia ben definita.

L’evento, in programma a Roma al 16 al 20 ottobre tra Palazzo Barberini e le multisale Barberini e Quattro Fontane, affianca alle caratteristiche tipiche di un mercato, ovvero gli screening e le aree riservate alle trattative di buyers e sales agents, vari momenti dedicati a pitching e showcase sui progetti futuri (ogni anno vengono presentati circa 50 progetti di film, serie e doc da tutto il mondo, con spazi importanti specificatamente per i grandi prodotti), una ricca attività di incontri con panel di alto livello per i relatori coinvolti; tutte iniziative che negli scorsi anni sono riuscite ad attirare numerosi operatori, con numeri costantemente in crescita (nel 2018 più di 2000 accreditati da 50 Paesi, con una crescita del 15%).

Nato come Business Street – alle origini della Festa del Cinema – in stretta sinergia con il festival, da 5 anni i percorsi sono paralleli ma distinti: c’è un rapporto tra partner con la Fondazione Cinema per Roma ma il profilo del mercato romano è oggi molto differente.
Tra gli oltre 130 screening del MIA ci sono ovviamente molti film della Festa e di Alice nelle città che colgono la doppia occasione di un festival e un mercato nella Capitale: ma il carattere specifico del MIA è uno sguardo spostato sul futuro, su film e serie che devono ancora uscire o spesso in lavorazione; e in questa identità ha risposto a esigenze precise del business audiovisivo.
Festa e MIA sono comunque due eventi che si aiutano a vicenda, o meglio aiutano Roma e l’Italia a essere percepite come strategiche per il settore cinematografico e televisivo.

A dirigere il MIA – finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con Ice, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Lazio e programma Media, mentre tra i partner ci sono Fondazione Cinema per Roma e Eurimages– è ancora Lucia Milazzotto che ci spiega i punti di forza del mercato romano.
«In pochi anni siamo riusciti a conquistare un posiziona- mento preciso: pur arrivando alla fine dell’anno, con il rischio di essere “l’ultimo” mercato, riusciamo a lavorare molto sul prodotto nuovissimo, in fase di lavorazione o progettazione, e quindi sulle anticipazioni e sui trend di mercato».
Trend che si intuiscono, per esempio, analizzando online i progetti del coproduction market: «Innanzi tutto la ricerca di nuovi talenti, con autori giovani o giovanissimi spesso all’esordio e sempre con tocchi di freschezza interessanti; oppure la grande sperimentazione della fiction, con un target specifico come quello degli young adults, ma spaziando tra i generi dal supernatural al crime, dal politico all’horror. E poi il peso crescente delle donne: più del 30% sono autrici, che apportano un gusto e uno stile differente».

L’ampia varietà di linguaggi e contenuti è il tratto distintivo del MIA: «Le proposte variano da un genere all’altro nei diversi linguaggi, attraverso tutte le varie forme di contenuti, dal lungometraggio alla serialità, al documentario (genere sempre più vivace). Un mercato di tendenza, non nel senso di moda ma capace di indicare le tendenze future».
Altro fattore caratteristico del MIA è la forte identità italiana ed europea:
«Il nostro Paese sta dimostrando la forza di un appuntamento sostenuto da tutto il sistema nazionale, ma anche una rinnovata creatività e la capacità produttiva di proporre progetti locali e globali. Quanto all’identità europea, ci siamo creati uno spazio tra i vari mercati: arriviamo prima di Berlino, lavoriamo in un’area che manca al MIP ovvero sui grandi progetti di coproduzione, e ci smarchiamo dall’AFM che è un mercato tipicamente americano».

Il MIA non è però solo un mercato, ma un contenitore con svariate occasioni di confronto nei numerosi incontri previsti per ogni settore, sempre molto seguiti dai più importanti operatori del settore:
«La tv – spiega Milazzotto – porterà nei panel importanti manager di Lionsgate e Channel Four, si discuterà moltissimo sul contenuto (come nel panel “Content is King” che si prevede molto interessante) e sul cambiamento generato nel mercato a causa delle piattaforme streaming, ma anche sulle risposte che la nuova situazione richiede alle aziende televisive.
Il cinema esplorerà i temi legati alla distribuzione sia in Europa che negli Usa, mentre per il documentario si parlerà delle opportunità offerte dalle coproduzioni su grandi storie universali.
In generale cerchiamo sempre di avvicinare chi lavora nell’ambito della creatività, con i workshop più vari: dal confronto tra gaming e audiovisivo agli effetti speciali, fino agli incontri con gli showrunner americani. E poi si confermano gli eventi speciali legati alle anticipazioni di film e serie italiane work in progress, che avranno grande visibilità».
Quanto alle grandi piattaforme, saranno presenti in forze, «in particolare Netflix e Amazon. In quali panel parteciperanno?
No, loro vengono solo a fare business. Però ne sono molto contenta: siamo pur sempre un mercato…».

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