RACCONTI#2/Le Coproduzioni fra Italia e Germania

Sembra che le coproduzioni televisive rappresentino la sfida creativa del momento: rischiose e ricche di opportunità, per affrontare il mercato hanno bisogno innanzi tutto di poggiare su basi solide. La prima di queste è una scrittura di qualità.

“In un film la sceneggiatura parla per sé, invece i broadcast quando si trovano ad investire nelle serie televisive hanno bisogno di ampie garanzie, devono sapere che la scrittura è di livello alto, e che gli scrittori saranno in grado di mantenerlo in tutti gli episodi  a venire.” AffermaTom Schlesinger, uno dei tutor di Racconti#2
Gli scrittori in America hanno un peso determinante nelle serie più amate, di cui hanno ‘la guida’ come showrunners e produttori creativi. E questo modello sta pian piano affermandosi anche in Europa.
Dice un altro tutor, Daniel Speck: “In Germania,  ad esempio, in “Türkisch für Anfänger” era evidente che lo sceneggiatore era la vera e propria forza creativa e in “KDD”, quando lo showrunner è andato via per la seconda stagione la serie non ha funzionato.”
In Italia manca ancora questa consapevolezza e anche per questo, aggiunge Schelsinger, “iniziative che sostengano gli scrittori, come quella di BLS, sono così preziose.”

Daniel Speck, sceneggiatore tedesco che lavora spesso con l’Italia, conosce bene le difficoltà di realizzare coproduzioni fra questi due paesi:
“E’ difficile superare le resistenze delle emittenti tedesche verso le coproduzioni con l’Italia. Le televisioni in Germania cercano di produrre progetti con tema tedesco, perché temono che altrimenti non funzionino,  poi c’è il problema della lingua, perché in Germania in televisione non si accettano i sottotitoli. Certo, si girano molti gialli ambientati fuori dalla Germania, e spesso anche in Italia, ma di solito si tratta di produzioni completamente tedesche, dove il protagonista, il commissario, è italiano, anche se è interpretato da attore un tedesco. Un esempio può essere il Commissario Brunetti a Venezia, o il Commissario Laurenti a Trieste. Questo perché c’è una grande fascinazione per le locations, le scenografie, la cultura italiana.”

Una delle poche coproduzioni recenti è stata “Indovina chi sposa mia figlia” (di cui Speck ha scritto la sceneggiatura assieme a Jan Weiler), con Lino Banfi, che in Germania è uscita anche al cinema, girata in Puglia. “Anche in quel caso però il protagonista era tedesco, Christian Ullman, come tedesco era il punto di vista sulla storia, quella di un giovane che vuole sposare la figlia di un uomo italiano, emigrato in Germania dalla Puglia 30 anni prima, e che acconsente al desiderio del suocero che il matrimonio si celebri nel suo paese d’origine, in Italia.”

 

Il problema riguarda anche i generi televisivi, ma da qui potrebbe arrivare anche la soluzione. Continua Speck:
“Il genere che  funziona di più nella serialità televisiva italiana è il melodramma, in Germania fino ad oggi, invece, la televisione ha puntato soprattutto sulle crime story, ma sembra che questa tendenza si stia invertendo. Lo si deduce soprattutto guardando al mercato editoriale, che è avanti di due tre anni rispetto a quello della televisione,  e da cui la televisione spesso attinge in cerca di adattamenti; il crime adesso è un genere che va molto meno in libreria.
Penso che anche in Germania  il melodramma diventerà sempre più importante, si fanno tentativi in questo senso, e recentemente c’è stata una miniserie di grande successo, “The Adlon” sul lussuoso hotel di Berlino, che ha creato anche l’aspettativa che serie di genere drama  da 3×90’ o 6×60′ possano funzionare. “

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