QUALCOSA D’ALTRO

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Nel commentare la creazione di “Virtual reality”la nuova sezione della 74. Mostra internazionale d’arte Cinematografica, il suo direttore, Alberto Barbera, non si è fatto tentare dall’equazione Venezia = Futuro, ma, prudentemente, ha parlato di “qualcosa
d’altro e di diverso”.
“Qualcosa d’altro e di diverso” potrebbe essere il commento ad alcune scelte di Barbera nella sua seconda, lunga fase di direzione.
in particolare, la Mostra, dopo infruttuosi tentativi, ha smesso di rincorrere il “Mercato” così come esiste a Cannes, o a Berlino, o a Toronto.
Cinque anni fa Barbera inventò “Biennale College”, un laboratorio di alta formazione per giovani filmakers di tutto il mondo, ottenendo risultati più che soddisfacenti: sedici film prodotti, che hanno girato festival e sono stati apprezzati dalla critica.
Sempre sulla stessa linea, di fronte alla necessità di creare uno spazio industry, la Mostra ha sterzato verso i progetti in fase di realizzazione e in cerca di co-produzioni creando, nel 2016, il Venice Production Bridge.
Anche qui i risultati si stanno vedendo: alla scorsa Berlinale hanno ottenuto prestigiosi premi due film che hanno partecipato a “Final Cut in Venice” 2016, il workshop di VPB diretto al completamento dei film provenienti da Africa e Medio oriente.
Dunque: Venezia non rincorre il Mercato, ma non sembra (non può) rincorrere nemmeno il pubblico.
E’ un Festival aristocratico – lo è il luogo, aristocratica è la sua storia – ma proprio qui sta il suo potere seduttivo.
Gran parte del lavoro lo hanno fatto nel tempo i media, sempre presenti in forze, enfatizzando ogni fatto che accade al Lido durante i dieci giorni di Mostra. Non sempre la notizia è la scoperta del capolavoro, più spesso è qualcosa d’altro.
Ma è questo “altro”, molto probabilmente, che convince la gente ad andare al cinema; e allora, lunga vita alla Mostra!

Nella sezione: Editoriale