OLANDA/Fra Opera, Arte e calcio

Che l’edizione 2019 dei Mondiali di calcio femminile abbia suscitato uno straordinario interesse a tutte le latitudini e che le televisioni abbiano ottenuto livelli di audience sorprendenti è un fatto noto (e salutato come una svolta positiva in un ambiente tradizionalmente considerato di appannaggio maschile).
Basti pensare che in Gran Bretagna gli spettatori che hanno seguito in tv la partita Inghilterra/Scozia sono stati 6,1 milioni, quelli della semifinale Inghilterra/Usa addirittura 11,7 milioni.
Per avere un’idea più precisa, si consideri che nessun programma del 2019 aveva ottenuto tanto successo nella tv britannica.

Meno noto è invece che, nei Paesi Bassi elettrizzati dalla scalata che ha portato le leonesse arancione alla finale, il calcio abbia conquistato il grande schermo.
Prendiamo per esempio il Pathé Spuimarkt, complesso di nove schermi nel cuore dell’Aia: domenica 7 luglio, un’ora prima del match decisivo, non si trovava più un posto per la partita tra Olanda e Stati Uniti, mentre c’era ancora ampia disponibilità per i film che sarebbero stati proiettati più o meno allo stesso orario.

Il caso dei Paesi Bassi è decisamente interessante perché piuttosto atipico: in generale, infatti, nei territori per cui sono disponibili dati sui contenuti aggiuntivi, MEDIA Salles ha rilevato che gli eventi sportivi non risultano essere un “genere” ampiamente diffuso sul grande schermo.
In alcuni paesi europei, addirittura, questo tipo di spettacolo, che sembrava assai promettente agli albori della digitalizzazione delle sale, è praticamente inesistente.
Per quanto riguarda uno sport – peraltro popolarissimo – come il calcio, a frenare l’iniziativa degli esercenti sono spesso i costi per l’acquisizione dei diritti, così elevati da non poter essere coperti col prezzo del biglietto, che per giunta deve competere con la gratuità del piccolo schermo. Bisognerebbe allora – sostengono alcuni – vendere tante birre: ma è proprio questo il tipo di partecipazione che si vuole in un cinema?
Pesa anche, segnalano per esempio gli esercenti italiani, un quadro legislativo piuttosto datato e poco chiaro che rende particolarmente complicata l’organizzazione di questo tipo di proiezioni.

Ma torniamo ai Paesi Bassi: se pure anche qui lo sport non è certo il più gettonato dei contenuti aggiuntivi, la proiezione della finale dei Mondiali non è un caso isolato.
Mentre scriviamo, ancora Pathé propone al cinema la ventesima tappa del Tour de France, cosa che non avviene nemmeno in Francia.

Questo tipo di proiezioni fa parte di quello che in generale gli esercenti olandesi – dai grandi gruppi come Pathé, Vue e Kinepolis fino agli indipendenti quali il Plaza Futura di Eindhoven o l’Heerenstraat Theater di Wageningen – chiamano “specials” o “events”.
Si tratta di una categoria molto ampia, in cui rientrano i contenuti aggiuntivi in senso stretto (dallo sport alle arti e alla cultura), ma anche il gaming sul grande schermo o addirittura dei film che vengono però proposti con la modalità dell’evento, per una serata o due, o che entrano a far parte di una rassegna tematica.

Significativo è il caso delle biografie: in questo periodo diversi cinema propongono delle miniserie di documentari biografici, che includono per esempio “Veearts Maaike”, incentrato sulla figura di una giovane veterinaria, e “Diego Maradona”.
Si arriva fino alle serate speciali, rivolte in molti casi al pubblico femminile (Ladies’ night) o che abbinano per esempio la visione di un film alla cena, come nella proposta “Viva la pizza” del Gigant di Apeldoorn (che il 26 luglio prevede la proiezione di “A casa tutti bene”).

Se da un lato questa varietà di proposte attesta il dinamismo del settore nei Paesi Bassi (che dagli anni Novanta ad oggi hanno più che raddoppiato i loro spettatori), dall’altra chi come noi ama documentare chiaramente i vari fenomeni che caratterizzano la fruizione cinematografica non può non lamentare una certa confusione.

Ritorniamo perciò ai contenuti aggiuntivi più “tradizionali”, cioè quelli a carattere culturale come le arti figurative, il balletto, il teatro, l’opera e la musica nel senso più ampio del termine.
Proprio in questo campo i Paesi Bassi vantano un primato: è infatti olandese André Rieu, il musicista amato in tutto il mondo, i cui spettacoli trasmessi in migliaia di schermi registrano affluenze da record.
Solo sul territorio olandese (17 milioni di abitanti), l’edizione 2019 del suo famoso concerto da Maastricht del 26 e 27 luglio è stata prenotata da 110 cinema.
Per quanto riguarda il balletto e l’opera, arrivano al pubblico olandese gli allestimenti del Metropolitan e del Bolshoi, grazie a Pathé Live, e quelli della Royal Opera House finora, attraverso ABC.
Questa casa, fondata nel 2004 per distribuire film, ha poi aggiunto un settore dedicato ai contenuti aggiuntivi, che comprende le opere della Royal Opera House, le produzioni del National Theatre e una selezione dei principali “exhibition based art films”.
Qui ancora una volta spiccano, accanto a quelle di Exhibition on Screen, le produzioni italiane firmate da Nexo Digital, che per i primi dieci mesi del 2019 includono di “Le ninfee di Monet”, “Tintoretto, Un ribelle a Venezia”, “Klimt & Schiele, Eros e Psiche”, Il Museo del Prado, La corte delle meraviglie” nonché “Gauguin a Tahiti, Il paradiso perduto”.

Infine il prossimo inverno potrebbe vedere più Italia sugli schermi olandesi: è di questi giorni la notizia che A Contracorriente Films ha siglato un accordo con Rai Com per distribuire nei Paesi Bassi le opere della Scala, a cominciare ovviamente dalla Tosca che aprirà la stagione scaligera, come da tradizione, il 7 dicembre.

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