INTERVENTO/ Gli effetti della convergenza

Nella storia delle comunicazioni, il 2006 resterà  memorabile perché la convergenza dei media è maturata sotto ogni punto di vista: lo stesso codice binario che esprime film, libri, musica, notizie è ora in grado di “rendere” i contenuti in casa, in ufficio, all’aria aperta come nelle sale attrezzate.
Per chiunque.
Il contenuto, come profetizzava Gaston Bachelard, è ora perfettamente liquido; ed il messaggio, divenuto indipendente dal mezzo, ha finalmente contraddetto Marshall McLuhan. Dovrebbe essersi aperta l’età  dell’oro degli indipendenti: creativi-produttori-editori-distributori.
Ma è così?
Chi inventa e vuole sviluppare contenuti vede davanti a sé il liquido delta della convergenza, un giardino d’eden di fiumi e ruscelli, laghetti e cascate; ma l’accesso gli è precluso dal solido moloch della concentrazione dei media, frutto di una deregulation che è la negazione del suo stesso postulato, il mercato libero.
Il produttore indipendente che tiene alla qualità  dei suoi progetti evidentemente non può consegnarne lo sviluppo all’universo dei blog. Per dare dimensione produttiva ai suoi titoli, deve lavorare in un ambiente ove i partenariati sono ibridazioni di concentrazione e convergenza: reti tv apparentate con editori, operatori di telecomunicazione, distributori di video on demand o di DVD.


I benefici della convergenza rischiano di essere annullati dalla concentrazione: la logica compradora dei conglomerati mediali, in barba al libero mercato e alla diversità  culturale, cercherà  di imporre le piattaforme di sfruttamento, la durata delle licenze e le coperture territoriali. I produttori che aspirano ad una posizione di relativa forza negoziale devono ricercare una pluralità  di partner e di piattaforme per lo sviluppo dei loro progetti, badando a non sottovalutare i nuovi canali, come VOD-internet tv, o DVD collaterali a libri e riviste, o distribuzioni straight-to-video, che possono essere la chiave di ulteriori partenariati e di soluzioni long-selling.

E’ questo il contesto in cui ha avuto senso lanciare il Book Film Bridge, un ponte multivia fra produttori di contenuto che vogliono, debbono, esplorare la molteplicità  per non essere schiavi dei monopoli di fatto. E, in fondo, una boccata di ossigeno creativo per gli stessi conglomerati, almeno quelli che badano alla qualità  della propria offerta futura.


CLAUDIO PAPALIA
(Presidente dell’associazione FERT – Filming with a European Regard in Turin, coordinatore del Book Film Bridge)


 


Cinema&Video International  1/2-2007

Nella sezione: Libro e schermo