Imma Turbau

Sandra e David, i protagonisti del tuo libro, sono due adolescenti. E’ ai loro coetanei che volevi rivolgerti scrivendo la loro storia? “Sinceramente no, non ho pensato questo libro per i giovani, anche perché non credevo che fosse conveniente per loro.
Poi invece l’hanno letto ed è piaciuto molto, come succede sempre da adolescenti quando si scopre qualcosa che sarebbe meglio non fare. Comunque, in Spagna il libro l’hanno letto di più gli adulti.”


In Italia sei stata definita “l’anti-Moccia”, che ne pensi? Conosci quest’autore?
“Mi hanno parlato di lui, ma non lo conosco.
Posso dire che io non faccio una letteratura sentimentale, e non volevo che questa storia rappresentasse un’educazione sentimentale classica, ce ne sono già  tante scritte superbamente.
La generazione a cui appartengono David e Sandra è molto diversa da quella di oggi, per esempio nel modo di comunicare: negli anni 80 non esistevano gli sms e nessuno aveva il computer.
Ma è sicuramente diversa anche da quella “romantico-hippy” degli anni 60.”


Hai giudicato postivamente la decisone di trasformare il tuo libro in film?
“Sì: il mio libro è già  scritto, ha avuto fortuna e vive di vita propria, non si può fare più niente per cambiarlo.
Ho detto, scherzando, al regista: se il film sarà  brutto, sarà  brutto solo per te, se invece sarà  bello, lo sarà  per entrambi!”


Hai collaborato alla stesura della sceneggiatura?
“Ho lavorato molto con il regista e lo sceneggiatore, Salvador Garcia Ruiz, che si era già  cimentato con successo nell’adattamento di altri romanzi (tra cui “Le Voci della Notte” di Natalia Ginzburg).
E’ stata un’ esperienza “bestiale”, inizialemente ero molto coinvolta, poi però ho preferito allontanarmi, e non perché si fossero create tensioni, tutt’altro.
Ho capito che la presenza dell’autore del romanzo poteva costituire un problema: chiedevano la mia approvazione continuamente, anche sul minimo dettaglio (per esempio l’età  di un personaggio)”¦ma alla fine il romanzo e il film sono due cose diverse.”


Il tuo libro contiene delle immagini che sembra già  di vedere sullo schermo. Penso, ad esempio, a quando Sandra , rompendo la penna stilografica, e vedendo le macchie nere d’inchiostro disegnare ” laghi e fiumi” sul lucido foglio bianco, scopre la sua passione per la grafica. Credi che la ricchezza d’immagini sia d’aiuto per il regista?
“Da una parte sì, ma bisogna stare attenti a non farsi trarre in inganno. Quando è iniziato il lavoro della sceneggiatura, ad esempio, è venuto fuori che tutto nel libro è filtrato attraverso gli occhi di Sandra, anche il personaggio di David, e questo al cinema non va.
Lo sceneggiatore ha dovuto lavorare molto per costruire, in parallelo anche la sua storia, fatta di situazioni e momenti che fossero indipendenti dallo sguardo di lei.”


Soddisfatta del risultato finale?
“Avevo un po’ di paura prima di leggere l’ultima versione, ma devo dire che hanno fatto un lavoro stupendo, in cui credo molto.
E nonostante i cambiamenti, c’è dentro tutto quello che volevo dire. Quello che mi piace è che la storia sia buona: non è necessario leggere il libro per capire il film e viceversa.”


 


Cinema&Video International                         n.6-7 Giugno/Luglio 2007

Nella sezione: Libro e schermo