IL PROGETTO/Palomar si immerge in Reggio Emilia

Parla di una lunga e bella serie di coincidenze Nicola Serra, direttore generale di Palomar, a proposito dell’”avventura” emiliana che li vede coinvolti di questi tempi: il film di Giorgio Diritti «Volevo nascondermi» le cui riprese sono quasi tutte avvenute nella regione, avere scoperto il Tecnopolo di Reggio Emilia, e averne fatta la loro base locale durante le riprese.
Ma la prima di tutte è che lui e Carlo Degli Esposti, fondatore e presidente di Palomar, siano entrambi bolognesi. «Dopo percorsi diversi, le nostre strade si sono incrociate una decina di anni fa. Ma finora con l’Emilia-Romagna avevamo avuto ben pochi rapporti. Casuali e sporadici, come nel caso del film di Walter Veltroni, «Indizi di felicità».
E questo dopo aver lavorato con molte Regioni e Film Commission: Palomar è la casa di produzione di «Montalbano», «Braccialetti rossi», «I delitti del Bar Lume», «Il giovane favoloso», «Noi credevamo», tutte produzioni con una forte connotazione locale.

«È stato Giorgio Diritti a farci rimettere i piedi in Emilia», prosegue.
E parla di questo film-biografia sul pittore Antonio Ligabue: scritto da Diritti con Tania Pedroni, protagonista Elio Germano, è stato girato prevalentemente nella Bassa Padana, tra Gualtieri e Guastalla e altri centri in provincia di Reggio Emilia.
«Racconta della particolare sensibilità di questo artista, un uomo come chiuso nello scafandro di una personalità difficile. Come “Il giovane favoloso» un altro progetto fortemente legato a un territorio e alla sua cultura. Le riprese sono oggi in una fase molto avanzata: un primo blocco si è concluso in primavera, e ora restano pochi giorni a fine novembre per le riprese con paesaggi invernali. Siamo molto soddisfatti del materiale girato».
Contemporaneamente è avvenuto l’incontro con il Tecnopolo, progetto di riqualificazione delle ex Officine Reggiane destinato a ospitare eccellenze o esperienze di avanguardia in campo imprenditoriale. «Aziende provenienti da settori diversi che convivono in questa grande area, che dialogano tra loro, si scambiano esperienze. Un ambiente nuovo e moderno che ci ha subito attratti. Così abbiamo chiesto un piccolo spazio da usare come base operativa durante le riprese di «Ligabue».
Ma ora, vista l’ottima esperienza e l’efficienza, l’intenzione è quella di mantenerlo per dare continuità alla nostra presenza. Da emiliani ci farebbe molto piacere. Al momento stiamo lavorando su alcune idee, tra cui una serie tv. Ma sono ancora tutte molto allo stadio embrionale».

A dimostrazione dell’intenzione di rimanere «e continuare a collaborare con il territorio, il Tecnopolo e le Istituzioni», Serra cita i corsi di formazione specializzati organizzati per accrescere la qualità delle risorse professionali emiliane.

Per quanto riguarda il rapporto con la ERFC, parla di aver trovato «gran- de supporto e ascolto» nel soddisfare le esigenze produttive.
«Ci hanno aiutato nella logistica e nella ricerca delle location, oltre ad avere fornito un contributo economico diretto». Determinante è anche stata la collaborazione della film commission per metterli in contatto con soggetti pubblici e privati per avere accesso alle opere di Ligabue e per far loro trovare luoghi e incontrare persone legati alla vita del pittore. «Avere accesso al mondo di un personaggio, ascoltare il suo territorio, sono il modo migliore per raccontarlo».

Approfondimento realizzato nell’ambito del Programma POR FESR 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna – Asse 5 – “Valorizzazione delle risorse artistiche, culturali e ambientali”

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