IL CINEMA RIPARTE DAI NUMERI, LE CITTA’ DAI CINEMA

Promuovere per vendere: è il titolo dell’articolo che apre questo numero.
E’ dedicato alle strategie di internazionalizzazione dell’audiovisivo italiano annunciate dalla Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo.
Il suo presidente, Francesco Gesualdi, annuncia di “voler rivedere la metodologia di promozione”, finalizzandola alla vendita, e dotando la Fondazione di un Osservatorio, affidato ad IsiCult (Istituto Italiano per l’Industria Culturale) e Luiss Business School, che ne orienti le scelte.
L’impostazione ha il valore di rottura, in una tradizione di percorsi paralleli, dove, in assenza di indagini sistematiche sui mercati, le strategie di promozione hanno sempre goduto di ampia discrezionalità .

Solo tre anni fa l’allora presidente di Filmitalia, Irene Bignardi, rivendicava orgogliosamente l’autonomia del momento promozionale dall’attività  di vendita.
“Noi precediamo gli esportatori, rendiamo il terreno fertile e seminiamo. Ai venditori, poi, raccogliere. Si spera”¦”, diceva in una intervista realizzata da Cinema & Video International nel maggio 2007; e ancora: “che siano società  italiane o straniere a fare questa raccolta, a noi poco importa. A noi importa che il nostro cinema viaggi”.
Se poi il nostro cinema non ha viaggiato molto, la colpa è dell’esiguo budget (giustificazione, chissà  perché, considerata assiomatica).
Non stupisce allora che i “migliori” film italiani (quelli, per intendersi, che negli ultimi anni hanno avuto maggiore visibilità  internazionale, da “Respiro” a “Gomorra”) siano venduti da società  non italiane (anomalia fin dall’inizio puntigliosamente segnalata dal nostro giornale).

Filmitalia è stata assorbita da Cinecittà  Holding, e lo scorso anno il MiBAC ha dato vita a un comitato tecnico con l’incarico di lavorare assieme alla Holding alla predisposizione di un piano organico di promozione del cinema italiano all’estero.
Nell’editoriale scorso, Cinema & Video International chiedeva che fine avesse fatto il comitato.
Risposta: il comitato non c’è più, è stato sciolto nello scorso gennaio.
E siamo finalmente arrivati alla Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo e al suo programma di internazionalizzazione.
Riparte, dunque, una sfida non nuova con nuove gambe, che poggiano su un assunto: conoscere per agire.
Cinema & Video International seguirà  l’ambizioso progetto con molta attenzione.


Vorrei segnalare, sempre su questo numero, un servizio dal Festival di Berlino su iniziative che hanno coinvolto i cinema di città .
Si racconta del decentramento del cartellone operato dal Festival nei cinema di quartiere berlinesi, e di un Forum animato da importanti cineasti e architetti.
Dal racconto di due “fuoriclasse” come l’architetto Norman Foster e il cineasta Marin Karmitz, emerge la virtù della sala cinematografica: cuore della città  che rinasce con il rilancio del mezzo pubblico quale modo “civilizzato” di viaggiare per Foster, “luce”, che serve a ridare vita ai quartieri più disagiati, per Karmitz.


Anche in Italia si è affrontato l’argomento: nello scorso novembre l’ANEC organizzò a Roma un Focus su “Cinema di città “.
Forse occorrerebbe riprovarci, dando al tema un maggior respiro.
Nel frattempo gli amministratori locali si stanno dando da fare. L’importante è che non cerchino di “salvare i cinema”, ma si “accontentino” di salvare le città  – troverebbero nei cinema formidabili alleati – valorizzando coloro che fanno per mestiere gli esercenti cinematografici, e non volendo sostituirsi ad essi.


                                                             Paolo Di Maira

Nella sezione: Editoriale