IL CINEMA ITALIANO E IL PIANETA CHE CI OSPITA

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Cominciamo con le buone notizie. Il rapporto annuale sul cinema italiano elaborato da ANICA e MiBACT conferma il successo di Tax credit e Film Commissions; ambedue le realtà, per ragioni ormai note, rivelatisi, nelle rispettive funzioni, le uniche novità vitalizzanti del comparto negli ultimi 10 anni.

Ma evidentemente non basta. Il rapporto ha evidenziato come alla crescita del numero di film prodotti nello scorso anno non abbia corrisposto una proporzionale crescita complessiva degli investimenti ( il budget medio di un film è ulteriormente sceso a 1.4 milioni di euro, meno della metà della media francese, che è pari a 3,9 milioni di euro).
Il fenomeno, unito alla diminuzione delle coproduzioni con gli altri paesi, già ridotta ai minimi termini, consegna ai professionisti la fotografia di una “industria fragile”.
Viene fuori un cinema italiano sempre più ripiegato su se stesso, contrappuntato da picchi autoriali ( vedi la performance al Festival di Cannes con tre dei nostri migliori autori in concorso e altri tre nelle sezioni collaterali).
L’Esposizione Universale, quest’anno ospitata a Milano, offre un’importante occasione per liberarci da un certo provincialismo, superare quella cultura autoreferenziale che pesa anche nelle iniziative italiane rivolte all’estero.
Perché planetari, nonostante l’ avvio più somigliante a una sorta di “Milan Pride”, sono i temi dell’Ex- po 2015. Li ha riassunti Ermanno Olmi, nell’illustrare le ragioni del cortomertraggio da lui realizzato per la manifestazione. “Il pianeta che ci ospita”, questo è il titolo, è visibile anche al pubblico cinematografico italiano: Ermanno Olmi lo ha “regalato” alle sale.
«Lo scopo di questo evento universale – ha dichiarato il Maestro – è innanzi tutto l’impegno dei popoli ricchi nel garantire cibo, acqua e dignità a ogni essere umano, secondo un principio di giu- stizia che regola la convivenza fra le genti della Terra. Allo stesso modo, e al pari del cibo, i popoli che hanno conquistato attraverso il sacrificio dei loro martiri il privilegio della libertà siano esempio di democrazia e convivenza civile».

Nella sezione: Editoriale