IL CASO 1/Effetto Bond, James Bond

La spettacolare sequenza di inseguimento che aprirà  la nuova avventura di James Bond (“Quantum of Solace”) porta le tracce delle locations di varie regioni italiane.


Anche il lavoro dei produttori esecutivi nel nostro paese ha assunto i connotati della “missione impossibile”, visto le richieste di scene ad alto livello di spettacolarità  che Mestiere Cinema ha soddisfatto, ricorrendo anche a soluzioni inedite.


Ce ne parla Guido Cerasuolo: “A Siena Bond fugge sui tetti: abbiamo dovuto mettere in sicurezza circa 100 metri di tetti, coinvolgendo 160 proprietari diversi (fra cui la Soprintendenza, che possiede molti edifici in città ).
Per realizzare le riprese con la flycam era necessario sospendere in aria un reticolo di cavi che ha richiesto la presenza di 4 gru da 200 tonnellate ciascuna, posizionate nelle stradine strette del centro.
Per effettuare la valutazione d’impatto ambientale, abbiamo dovuto commissionare un complesso studio geologico, e infine ci siamo “inventati” un sistema di solidificazione delle fondamenta della città , che nel sottosuolo è cava”.


Sul Lago di Garda la strada dove avviene l’inseguimento tocca il suolo di tre regioni: Veneto, Lombardia e Trentino.
“Per bloccare il traffico “” rivela Cerasuolo – abbiamo dovuto coinvolgere ben tre prefetture.
Ognuna di esse si è poi relazionata con le proprie istituzioni locali, ma siamo stati noi a creare un tavolo unico di coordinamento,”rimbalzando” all’infinito da una parte all’altra, perché, per come è organizzata la competenza territoriale nel nostro paese, questo tipo di coordinamento generale è previsto solo in caso di calamità  naturale.”


La necessità  di fare sistema per superare miopi logiche individualiste sembra un problema diffuso nel nostro paese.
Anzi, rappresenta “il problema” secondo Guido Cerasuolo, per cinque anni presidente dell’associazione Veneto Cinema Pro, associazione di professionisti e imprese audiovisive operanti nella regione .


Nello scorso Giugno Veneto Cinema Pro ha annunciato la cessazione dell’ attività .
I motivi li spiega Cerasuolo.
“Fare network è fondamentale, tant’è vero che mi risulta stiano nascendo associazioni analoghe anche in altre regioni italiane. Purtroppo, però, in Veneto manca una strategia politica di potenziamento di questo settore: il fatto che il presidente della Regione sia anche l’assessore alla cultura non ha portato maggiore interesse o attenzione.
Da due anni giace in giunta una bozza della legge regionale per il cinema, che Veneto Cinema Pro era riuscita ad elaborare, riunendo allo stesso tavolo ben 4 assessorati.
Prevedeva la creazione di un sistema di incentivi fiscali che, attraendo le produzioni sul territorio, creerebbe le condizioni per sostenere la produzione e l’industria audiovisiva locale attraverso fondi e iniziative mirate”.
Tutto è fermo, e Cerasuolo lascia.

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