IL BEL PAESE/Dalla Russia con Amore

Tra il Cinema Aurora di San Pietroburgo e l’Ussuri di Vladivostok corrono quasi diecimila chilometri, mentre sette sono le ore di differenza.
Nel primo caso siamo in Europa, a due passi da Finlandia ed Estonia, nel secondo in Asia: in due ore di aereo si va a Pechino o a Pyongyang, per Mosca ce ne vogliono almeno otto.
Eppure i loro spettatori hanno molto in comune: per esempio l’amore per l’Italia, di cui adorano cultura, modo di vivere e film. Più in particolare sono appassionati di documentari d’arte del Bel Paese.
Ce ne parla Maria Bezenkova, Direttrice della distribuzione di Nevafilm Emotion, a cui si deve la diffusione sul mercato russo di produzioni “made in Italy” come “Raffaello: Il Principe delle arti”, “Firenze e la Galleria degli Uffizi 3D”, “San Pietro e le Basiliche Papali 3D”.
“I documentari d’arte – ci dice Maria – sono molto apprezzati, anzi diventano sempre più popolari, al punto che Nevafilm ha deciso di concentrare le sue energie su questo filone. Quando abbiamo iniziato – una decina di anni fa – a distribuire contenuti aggiuntivi, avevamo portato sui grandi schermi della Russia l’opera italiana, ovviamente La Scala.
Tuttavia ci siamo resi conto che il pubblico potenziale per un genere come questo tende a rimanere stabile: si tratta di persone di età avanzata e spesso con una capacità di spesa assai contenuta. Molto più promettenti sono invece le prospettive per i contenuti d’arte, capaci di attirare spettatori che appartengono a fasce di età diverse, in generale decisamente più giovani, e con maggiori disponibilità economiche, disposti perciò a pagare un premium price.”

Anche in Russia, infatti, come nei mercati europei di cui MEDIA Salles rileva l’andamento, i contenuti aggiuntivi vengono venduti ad un prezzo medio decisamente più elevato. Il biglietto per un documentario sull’arte italiana, in prima uscita, a Mosca, costa circa 500 rubli (più o meno 6,50 euro), oltre due terzi in più di quello dei film in prima visione, proposti a 300 rubli (circa 4 euro).
“Per appassionare all’arte il pubblico più esigente – quello tra i 24 e i 35 anni – è necessario che la qualità tecnica sia impeccabile e che si tratti di una produzione realizzata per il grande schermo, meglio ancora se in 3D. Tutto ciò che sa di documentario televisivo non funziona. Noi poi adattiamo al nostro mercato queste produzioni, invitando personalità della scena culturale russa, oppure star del cinema, a prestare la loro voce per il doppiaggio o il voice over. Così, per gli Uffizi abbiamo potuto contare su Michail Borisovic Piotrovskij, Direttore dell’Ermitage, per i Musei Vaticani su Andrej Konchalovskij, per Caravaggio su Vladimir Epifantsev.”

Tale strategia consente a Nevafilm Emotion di raggiungere, con ciascuno di questi contenuti, dalle trenta alle cinquanta città, nella Russia europea come in quella asiatica, incluse le regioni della Siberia e dell’Amur.
Novosibirsk, per esempio, terza città della Russia, dopo Mosca e San Pietroburgo, tappa della mitica Transiberiana, offre, nel Cinema Pobeda (Vittoria), un programma di produzioni italiane che, oltre a rassegne di lungometraggi, include i contenuti aggiuntivi di maggior successo. I cinema che si trasformano in ambasciatori della cultura italiana vanno dalle sale specializzate ai grandi multiplex di stampo più commerciale, passando per i cinema d’essai o “di tradizione”.

Se non stupisce che a Mosca un indirizzo di riferimento sia il Centro del Documentario – una sorta di boutique che seleziona a livello internazionale il meglio di questo genere – meno scontato risulta che le grandi catene russe come Cinema Park, Formula Kino, Karo e Kinomax (che rappresentano oltre il 22% degli schermi del Paese), includano l’arte italiana nella loro offerta. “Il mio auspicio – continua Maria Bezenkova – è che le produzioni d’arte provenienti dall’Italia continuino, ed anzi aumentino, – sempre mantenendo degli standard tecnici e di spettacolarità di eccellenza – in modo da soddisfare una richiesta cre- scente.”
Se è vero che i contenuti aggiuntivi pesano intorno all’1% del mercato cinematografico russo – cifra che potrebbe sembrare trascurabile -, non si deve dimenticare che nel 2017 la Russia ha strappato alla Francia un primato storico, arrivando a oltre 213 milioni di spettatori. Detto in altre parole, dagli anni ’90 ad oggi, la Russia ha decuplicato il suo pubblico e si è imposta come un mercato su cui i grandi paesi produttori di cinema non possono non concentrare le loro energie.

“Vorrei anche che si rafforzasse la proposta di film italiani classici e di titoli degli anni ’60 e ’70. Qui in Russia ci sono ogni anno interessanti festival e rassegne di cinema italiano contemporaneo. Commedie e melodrammi piacciono molto, ma se si potesse abbinare anche uno sguardo sulla produzione precedente, il gradimento da parte degli spettatori potrebbe ancora aumentare”, conclude Maria Bezenkova. E aggiunge: “Per me l’Italia, il suo cinema e la sua cultura sono contemporaneamente affari e passione!”

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