HI TECH/Una storia speciale

E’ uscito il 31 gennaio “Il primo Re” con cui Matteo Rovere, sceneggiatore, regista e produttore del film, racconta la fondazione di Roma attraverso la storia di Remo (Alessandro Borghi) e Romolo (Alessio Lapice), due fratelli che sfideranno il volere degli dei in un mondo antico, quasi tribale, per creare uno dei più grandi imperi della storia.

Girato in proto-latino (uscirà con i sottotitoli), il film ha messo in campo una grandiosa macchina produttiva, degna della leggenda che rappresenta, con un budget da 8 milioni di euro e uno spettacolare uso di effetti visivi, curati da EDI Effetti Digitali Italiani, integrati agli effetti di special make-up e prostetici, curati da Andrea Leanza.

“Oltre a essere un ottimo regista, Matteo ha dimostrato di saper fare egregiamente il lavoro da produttore, confezionando un film pensato per il mercato internazionale, con un production value elevatissimo, e una grande attenzione ai dettagli. Finalmente un film che parla della nostra storia usando anche elementi che per alcuni versi ricordano le ambientazioni fantasy, ma soprattutto con un taglio crudo che si addice al periodo raccontato, con sangue, uccisioni plateali, combatti- menti, violenza, in cui si sente l’influenza di prodotti come “300” o “Vikings”.

È entusiasta Francesco Grisi, socio fondatore di EDI Effetti Digitali Italiani, del lavoro durato diciassette mesi, con oltre 170 shots lavorati ed altri 110 supervisionati per la società di post produzio- ne belga Digital District.
“Un film dal look decisamente internazionale, per la regia dinamica, che fa largo uso della macchina a mano; una scelta sicuramente spettacolare e molto più complessa rispetto a girare un establishing shot in location e riprendere l’azione in studio, con scenografie un pó ‘ingessate’, limitandosi quindi ad inquadrature strette sugli attori. In questo caso invece abbiamo girato tutto in esterni, con scene complesse che hanno richiesto agli attori un notevole sforzo fisico”.

Un film italiano dove il lavoro di EDI è in prima linea, visibile a tutti, dove cioè gli effetti visivi, come quelli pratici e prostetici, finalmente sono evidenti e ben presenti, come spiega Grisi:
“Di solito chi si avvicina al nostro mestiere lo fa per- ché attratto dagli aspetti più spettacolari: i mostri, i robot, e tutti quegli effetti che arricchiscono i film di fantascienza o horror, in cui il l’apporto degli effetti visivi è ben riconoscibile, insomma. Un mercato che però in Italia non è molto presente, essendo la no- stra cinematografia basata su commedie o film autoriali, dove gli effetti visivi risultano invisibili, se fatti bene, perché legati a aspetti di servizio, come allungare una scenografia, cancellare elementi indesiderati…
Anche questo è stato fatto per “Il Primo Re”, precisa Grisi, ad esempio, “nell’estendere digitalmente il villaggio di Alba, dove abbiamo aggiunto capanne ol- tre a 500 comparse digitali.”

Oltre a questo, però, finalmente:
“abbiamo messo le mani su un progetto molto spettacolare, con un grosso lavoro di pre-produzione in cui il digitale doveva andare di pari passo con gli effetti pratici oltre a quelli protestici, dunque a stretto contatto con diversi reparti.
Per i combattimenti ci siamo confrontati molto con Andrea Leanza, il make-up artist, che ha creato arti maciullati, ferite e addirittura un mezzo busto di persona dilaniata appesa per le braccia ad un albero.
Insieme ci siamo confrontati con il re- parto costumi per nascondere i meccanismi per far fuoriuscire il sangue o gli schizzi e quelli per simulare la reazione dei vestiti sui guerrieri trafitti da parte a parte con le lance. Importante anche la collaborazione con il reparto fotografia, poiché abbiamo creato digitalmente delle fiamme che, generando luce, avevano bisogno di un certo tipo di illuminazione dinamica”.

E ancora oltre, poiché, prosegue Grisi, “la sfida di Matteo Rovere è molto ambiziosa e prevedeva, oltre ai combattimenti, un momento molto intenso in cui non si riusciva ad attraversare il Tevere in piena, una scena cruciale e molto complessa visto che in quel punto l’acqua è calma. Trenta anni fa avremmo lavorato in miniatura, ma per le scene che coinvolgono l’acqua le differenze di scala sono piuttosto evidenti.
Oggi, grazie alle tecniche particellari di sui siamo molto all’avanguardia, abbiamo potuto realizzare la piena del fiume direttamente dentro un computer.
Abbiamo ricreato l’acqua in 3D, cosa tutt’altro che semplice, perché a differenza di oggetti solidi, l’acqua non ha forma, per cui è necessario modellarne il contenitore. Partendo dalle riprese dell’ansa del fiume, ne abbiamo ricostruito l’alveo e con un software simulazione fisica abbiamo generato le particelle d’acqua con cui lo abbiamo riempito.

L’operazione produttiva è guidata da Matteo Rovere con la sua GrØenlandia (di cui è responsabile assieme ad Andrea Paris), in collaborazione con Roman Citizen Entertainment (Luca Elmi è il produttore associato)e in co-produzione Rai Cinemae la belga Gapbusters.
Grisi, conclude rivelando, a proposito del Belgio, “In questo momento stiamo supervisionando un lavoro di una societá belga. Un Paese molto competitivo, come anche il Canada, grazie a politiche aggressive di tax-credit che supportano questo settore che anche la nostra politica dovrebbe sostenere in maniera più de- cisa e sistematica. Questo é un ambito che ha forte potenziale di crescita, e incentivarlo contribuirebbe senz’altro a irrobustire il comparto cinematografico italiano nel suo insieme.”

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