FRAGILI EQUILIBRI

L’associazione di “Bella Addormentata”alla vicenda di Eluana Englaro ha indubbiamente moltiplicato le attese sul film di Marco Bellocchio in concorso alla 69. Mostra del Cinema di Venezia, anche se l’autore ha ripetutamente negato che ci sia una connessione diretta. Questa associazione ha segnato anche l’inizio di un processo che ha portato alla soppressione della Friuli Venezia Giulia Film Commission. Il fatto merita qualche riflessione, con una premessa: non è detto che l’amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia non ritorni sui suoi passi.

Ciò che è accaduto in Friuli può essere letto come un sintomo della fragilità degli equilibri esistenti tra amministrazioni e Film Commission.
E’ questa la chiave scelta nell’intervista con Silvio Maselli nella sua veste di presidente di Italian Film Commissions, ospitata all’interno del fascicolo.
La soluzione – secondo Maselli – risiede in un nuovo quadro normativo che riconosca alle Film Commission un ruolo all’interno del sistema audiovisivo nazionale, e possa quindi sottrarle – per stare sull’attualità – ai capricci di un assessore. Ma una maggiore autonomia, aggiungo io, implica anche una maggiore responsabilità.
In altre parole: una Film Commission deve poter dimostrare, per esistere, che il proprio lavoro produce ricchezza per il territorio.

Il problema è che non tutte le Film Commission sono in grado di dimostralo perché sono poche quelle che hanno attivato un sistema di monitoraggio sull’impatto economico. E quelle poche producono dati disomogenei.
Prendiamo ad esempio le realtà più “virtuose”.
Torino-Piemonte Film Commission può vantare la storia più lunga (tra il 2001 e il 2011 ha prodotto investimenti da parte delle produzioni sul proprio territorio pari a quasi 316 milioni di euro, a fronte di un costo complessivo di circa 30 milioni di euro) mentre la giovane Apulia Film Commission ha messo a segno, nel periodo preso in esame dal rapporto commissionato alla Fondazione Rosselli (2007-2011) un rapporto di 1 a 6 tra i contributi erogati dal Film Fund (1,9 milioni di euro), e la spesa sul territorio delle produzioni assegnatarie (11 milioni di euro).
Recentemente anche Genova- Liguria Film Commission ha reso noto un bilancio dell’attività 2011, esponendo un indotto stimato di circa 4 milioni di euro a fronte di contributo pubblico di gestione attività di 230 mila euro (ma in Liguria non c’è un Fondo, e il core-business è rappresentato dall’attività di formazione).
Diversa infine l’articolazione dei numeri di FVG Film Commission, su cui rimando alle pagine interne. Non sono a conoscenza di altri “monitoraggi”,eppure le Film Commission associateall’IFC sono 19.
Sarebbe bene che almeno queste – anche se la lezione che si trae dalla vicenda del Friuli potrebbe indurre a comportamenti opposti rispetto all’adozione di queste “buone pratiche” – si dotassero di strumenti di verifica, condividendo – questo è molto importante – un’unica metodologia.

Questa raccomandazione (dotarsi di “un sistema di monitoraggio delle ricadute”) è, del resto, contenuta nello studio sulle politiche di investimento nel settore audiovisivo delle regioni italiane redatto dall’Ufficio Studi ANICA (associazione che, lo ricordo, rappresenta i principali utenti delle Film Commission, i produttori). E’ stato pubblicato nel marzo 2011 ed è ancora attuale: lo è molto, anche in un’altra raccomandazione: “necessità di provvedere a un’adeguata formazione degli amministratori”.

Nel giugno 2009 Cinema & Video International realizzò uno speciale sulla prima (e ad oggi unica) convention delle Film Commission Italiane, titolandolo “Film Commission Pride”. C’era dell’ironia, ma non più di tanto, nell’allusione alla loro condizione difficile: spesso schiacciate tra gli “appetiti” dei produttori e le smanie auto-promozionali degli assessori di riferimento. C’è da augurarsi che l’affaire di FVG Film Commission sia l’occasione per un nuovo scatto d’orgoglio.

“Fatti non foste a viver come bruti…”: la citazione del verso dantesco è nella presentazione del Film Commission Training, tre giorni di seminari e tavole rotonde che l’Associazione delle Film Commission italiane (IFC) ha organizzato per il prossimo dicembre a Torino. Il percorso è tracciato.

Nella sezione: Editoriale