FINALMENTE ABBIAMO ALTRI PROBLEMI

Riccardo Tozzi è il nuovo presidente dell’ANICA, l’Associazione delle Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali. Succede a Paolo Ferrari, che ha guidato l’ associazione per cinque anni.
Già  presidente dell’Unione Produttori, Tozzi ha di fatto dominato la scena dell’audiovisivo italiano negli ultimi anni.
Approda alla presidenza dell’ANICA accompagnato da più di un segnale positivo.
Il cinema italiano in sala sfiora il 50% della quota di mercato (cosa mai accaduta), e al prossimo Festival di Cannes è rappresentato dai suoi migliori talenti: Nanni Moretti e Paolo Sorrentino in concorso e Bernardo Bertolucci Palma d’Oro alla carriera.
E’ da poco uscito, il cinema italiano, dall’umiliante stato in cui l’aveva costretto l’indifferenza della classe politica al governo del Paese: ora può di nuovo camminare sulle due gambe, quella degli incentivi fiscali, ripristinati e resi stabili, e quella del FUS, con l’ammontare dei sostegni statali riportati ai livelli dello scorso anno.
Insomma, tutto questo può far dire a Tozzi ( lo ha detto in un’intervista al Giornale dello Spettacolo):
“Finalmente abbiamo altri problemi, non più di sopravvivenza ma di crescita”.
Inevitabilmente sul nuovo presidente dell’ANICA si calano molte attese. E non sembra che gli attestati di stima siano stavolta atti rituali.
Convinto assertore del ritorno della commedia italiana (che ha ribattezzato “cinema d’autore popolare”), Tozzi si è confrontato con il settore in una visione a 360 gradi.
E’ stato tra i primi ad affermare la necessità  di partire dai libri per realizzare sceneggiature che “recuperassero il senso della narrazione”; a capire il ruolo strategico delle sale di città , lanciando l’allarme per la loro progressiva scomparsa; a intuire che il territorio può divenire un grande alleato del cinema all’interno di rapporti regolati da chiari criteri di reciprocità .
“Il cinema italiano è più forte e anche l’ANICA vuole esserlo”, ha detto all’indomani della sua nomina. Il nuovo presidente è ora nella condizione di poter guidare, attraverso l’ANICA, l’impresa di “rifondazione” del cinema italiano, orientando l’associazione alla costruzione di rapporti sinergici con altri comparti produttivi, e promuovendo anche una migliore immagine dell’audiovisivo: quella di un settore capace di creare sviluppo. In questa impresa può giovarsi di una fortunata contingenza, la fresca nomina a ministro presso il dicastero dei Beni Culturali, di Giancarlo Galan, che con spirito pragmatico ha subito compreso di doversi smarcare dall’orgogliosa ignoranza che ha accompagnato fin qui le scelte del governo in materia.
Infine, alla vigilia del Festival di Cannes, sarebbe bello che Riccardo Tozzi riportasse l’ANICA ad essere protagonista delle politiche di internazionalizzazione del nostro cinema.
Vorremmo che i diritti internazionali di quella parte del cinema italiano che va a Cannes e qualche volta vince, tornassero ad appartenere ad aziende italiane.
Quella dei film italiani venduti da società  estere è ormai una vecchia questione, che si ripropone ad ogni passaggio sulla Croisette (e si ripete anche quest’anno con Moretti e Sorrentino) , e che sarebbe semplicistico archiviare come effetto della globalizzazione.
Per la semplice ragione che gli altri Paesi il loro miglior cinema non lo fanno vendere alle aziende italiane.


                                    Paolo Di Maira

Nella sezione: Editoriale