FEFF/Vince Still Human.

E’ “Still Human” della regista hongkonghese Oliver Chan il vincitore del 21esimo Far East Film Festival di Udine, premiato sia dal pubblico che dagli accreditati Black Dragon, con il Premio della critica.
Al secondo posto si è invece qualificata la black comedy cinese “Dying To Survive” di Wen Muye e al terzo posto il super blockbuster coreano “Extreme Job” di Lee Byoung-heon.
Il Gelso Bianco per le opere prime, infine, è andato al giapponese “Melancholic” dell’esordiente Tanaka Seiji, mentre i lettori di MYmovies.it hanno preferito gli ardori ultra pop giapponesi di “Fly Me To The Saitama” di Takeuchi Hideki.

9 giorni di programmazione e 77 film, di cui 3 anteprime mondiali e 14 debutti sono stati visti da 60 mila spettatori, alla presenza di 200 guest star dall’Asia (tra cui, tre super divi come Jeon Do-Yeon, Yao Chen, Anthony Wong): numeri che dimostrano la centralità conquistata da Udine sul fronte del mercato cinematografico orientale. E riconosciuta anche dell’industria cinematografica orientale ed europea, riunite nel  workshop internazionale Ties That Bind e nel project market Focus Asia

 Focus Asia ha ospitato per un panel dedicato alla co-produzione, e ai rapporti in essere, passati e futuri fra Italia e Cina.  “E’ la prima volta che Focus Asia dedica spazio all’idea della co-produzione, e lo facciamo partendo dalla Cina” – ha detto Sabrina Baracetti, presidente del Festival.

E c’è un’ambiziosa co-produzione in cantiere fra l’Italia e la Cina, legata alla storia mitica della legione perduta: loha rivelato Roberto Stabile, responsabile delle relazioni internazionali ANICA e coordinatore dei desk audiovisivi ICE nel mondo, “se ne parla da anni ma sembra che ora una delle più grandi società di produzione italiana abbia trovato un accordo con un produttore cinese e che a breve ne daranno l’annuncio”. 

 “I tempi sono maturi adesso che la cultura italiana ha fatto breccia in Cina, c’è molta più comprensione reciproca, per cui oggi fare film che parlino di italiani che vengono in Cina ‘portando con sé’ il vino, o il calcio, o anche di cinesi che vengono in Italia  a rendere le città più moderne ha sicuramente un senso – ha affermato la produttrice Susan Xu,ricordando che dei 21 trattati che al Cina ha siglato con paesi stranieri, il secondo è stato con l’Italia, nel 2004, poi rinnovato nel 2018, nell’ambito del Progetto Italia Cina di cui Stabile è responsabile,

“Lo stiamo portando avanti da 3 anni assieme alla China Co-production Corporation, con tutta una serie di attività, volte, fra l’altro, a sviluppare co-produzioni, creando occasioni che mettano assieme produttori e creativi, per cercare quelle storie che siano sentite vicine da entrambi le culture. – Spiega Stabile. -La cinematografia italiana e quella cinese hanno in comune un forte potenziale, che però non è ancora espresso al meglio, è molto complicato ad esempio, che le co-produzioni cinesi escano dai confini della Cina. Per questo gli sforzi devono essere congiunti per ottimizzare la potenza e l’energia cinese con la creatività italiana. Creeremo occasioni in questo senso, magari anche all’interno di questo Festival, già dall’anno prossimo.”


Anche la regista cinese Ning Ying, che vanta una lunghissima carriera di collaborazione con l’Italia (iniziata lavorando con Bertolucci su “L’ultimo imperatore”) ha evidenziato come il Far East Film Festival costituisca una piattaforma ideale per avere informazioni e contatti e muovere i primi passi verso una co-produzione cosiddetta sino-abroad.

L’accento sulla creatività italiana come elemento trainante delle co-produzioni è stato sottolineato anche da Marco Müller: “nelle due co-produzioni che ho realizzato con la Cina a fine anni ’90, “17 anni” e “La guerra dei fiori rossi”, è stato decisivo l’incontro creativo fra i due specifici, riuscire, ad esempio, a far capire al regista cinese che  era necessario un lavoro più innovativo sul montaggio e sul sonoro, due campi in cui i nostri tecnici erano veramente all’avanguardia rispetto a loro, e che poi furono realizzati da Jacopo Quadri e Carlo Crivelli. Altro aspetto da considerare è quello di sfruttare le possibilità offerte dai remake. E’ il caso, clamoroso, di “Perfetti sconosciuti” che è stata l’unica commedia europea a realizzare 6 milioni di euro in Cina, proprio perché è stato sostenuto da una campagna costruita per promuovere il remake cinese del film.”

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