FAUVEL/Il Vento sta cambiando

Un’altra importante novità  della seconda edizione di Industry Books è il focus sul Regno Unito (che è anche il paese ospite del Festival di Roma): è da lì che, a differenza dell’anno passato, provengono tutti i titoli stranieri presentati.
Durante l’IBF Isabelle Fauvel si è concentrata soprattutto sulla selezione di questi ultimi:
“In Inghilterra di solito si tratta più con gli agenti letterari che con le case editrici, e non c’erano moltissimi agenti a Torino.
Da una parte i britannici sono meno aperti rispetto agli italiani, meno disponibili, perché avvertono una minore necessità  di presentarsi ai produttori italiani.
Dall’altra sicuramente hanno più esperienza , e poi per loro è più facile muoversi in questo mercato per la questione della lingua, che gli conferisce un indubbio vantaggio.
E’ curioso che in Italia, anche i film tratti da grandi successi letterari, quali “Gomorra”, “Io non ho paura” o “Romanzo Criminale” sono sempre prodotti da italiani:c’è bisogno di più ricambio, di più internazionalità .”
E’ proprio in questo, sostiene Fauvel, che una manifestazione come Industry Books trova il suo senso più profondo, agendo anche da catalizzatore di una serie di iniziative che da qualche anno si stanno muovendo in questa direzione…


Isabelle Fauvel collabora da 4 anni con IBS, forte della sua esperienza di Iniziative Films, società  europea totalmente dedicata allo sviluppo progetti che ha fondato nel 1993.
In questi 18 anni ha visto cambiare molto l’atteggiamento dell’industria dell’audiovisivo nei confronti dell’adattamento:
“Oggi i produttori sentono molto l’esigenza di tornare alla parte creativa del loro lavoro, e la possibilità  di presentare un romanzo a un regista rappresenta sicuramente una risposta in questo senso.
Inoltre, nella nuova generazione di registi, si sta assistendo ad un abbandono della volontà  di “˜far tutto’, di essere “˜autori totali’, che caratterizzava la generazione precedente e secondo me derivava anche da una cattiva interpretazione della Nouvelle Vague (perché in realtà  molti dei loro film erano adattamenti).
Specialmente in Francia, per molti anni i registi erano anche sceneggiatori, e, a onor del vero, non solo per una questione “˜autoriale’, quanto anche, spesso, per la scarsa disponibilità  di denaro per pagare uno sceneggiatore o per opzionare un libro.
Si creava una sorta di circolo vizioso.
Adesso, anche se la scarsità  di risorse resta un problema, i registi si sono resi conto che è più produttivo concentrarsi sulla specificità  del proprio lavoro, e affidarsi ai professionisti per la scrittura”.
E’ cambiata la mentalità .
Anche i registi esordienti ricercano l’adattamento, che è diventato più accessibile.
“Chiaramente non si parla di bestsellers”, prosegue Fauvel, ” ma c’è una sempre maggiore flessibilità  da parte dei giovani scrittori e registi, una disponibilità  a pensare assieme. Accade che uno scrittore decida di cedere per qualche mese i diritti del suo romanzo gratis, giusto per permettere al produttore di guardarsi intorno e cercare i finanziamenti. Questa è una buona notizia”.
E’ ottimista Isabelle Fauvel, ma proprio nel percorso “virtuoso” di un più stretto legame tra letteratura e cinema, individua una criticità  per l’Italia:
“Il problema della traduzione diventerà  cruciale. L’unica volta che un mio cliente opzionò un libro italiano e poi comprò i diritti, non c’era traduzione e dovetti pagare io stessa per averla.
Una soluzione potrebbe essere quella di investire nella traduzione di un trattamento di 10- 15 pagine, questo aiuterebbe sicuramente il libro a “viaggiare”.

Nella sezione: Libro e schermo