ESSERE INTERNAZIONALI PER ESSERE INDIPENDENTI

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La debole presenza dell’Italia al Festival di Berlino non è una novità: salvo eccellenti eccezioni, come “Cesare deve morire” dei Taviani che vinse l’edizione dello scorso anno, tradizionalmente l’Orso della Berlinale tiene i film italiani lontani dalla competizione, molto spesso per scelta degli stessi autori e produttori.

Tuttavia è inevitabile mettere in relazione la performance del cinema italiano alla Berlinale 2013 con il crollo della sua quota di mercato nelle sale italiane (26,5% lo scorso anno contro il 37,6% del 2011) all’interno della più generale perdita di pubblico che nel 2012 segna un preoccupante meno 10%.
Nella stessa settimana in cui questi dati venivano resi noti, a metà gennaio, arrivavano altri numeri non meno preoccupanti sul fronte dell’export.
Da uno studio presentato a Roma da Unindustria e Distretto Audiovisivo e dell’Ict , risulta infatti che nell’arco di 10 anni il peso dell’audiovisivo italiano sui mercati internazionali si è più che dimezzato: ora l’export vale solo il 9% degli introiti totali.
Anche se il problema non è nuovo, la tendenza negativa si è acutizzata negli ultimi anni. La ricetta è pronta, da qualche anno, e fa il giro dei convegni organizzati sulla materia: internazionalizzare il nostro cinema, dando impulso alle co-produzioni con altri paesi.

La sfida è stata raccolta da una giovane generazione di produttori italiani, il cui lavoro cerca di andare oltre le parole. La formula co-produttiva appare essere per loro una strada obbligata, non solo sotto il profilo finanziario, ma anche sotto quello distributivo, aprendo ai loro film un mercato più vasto di quello italiano, notoriamente penalizzante per gli indipendenti.

Molti di loro si sono riuniti sotto la sigla di AGPCI, un’associazione che ha fatto dell’internazionalità un tratto distintivo del fare cinema dei suoi associati, e una garanzia di indipendenza.
E’ questa la ragione per cui all’interno di questo fascicolo è pubblicato un servizio sull’AGPCI e i nuovi progetti internazionali dei produttori che ne fanno parte.

Nella sezione: Editoriale