EDITORIALE/Orgoglio & pregiudizi

Lo scorso 18 giugno si è svolto a Roma il primo Film Commission Day. Sarà  il giorno dell’orgoglio, ci chiedevamo alla vigilia, sulla copertina dello speciale (allegato) dedicato all’evento? Lo è stato, nelle parole di Giorgio Fossati, che nel tracciare un bilancio, ha potuto concludere che le Film Commission italiane “hanno raggiunto la maggiore età “. Lo è stato per Maurizio Gemma, che ha sottolineato come, pur conservando una vocazione territoriale, il lavoro delle FC abbia giovato all’intero comparto audiovisivo nazionale (degli interventi dei due coordinatori dell’Italian Film Commissions parliamo più diffusamente a p. 20).
Lo è stato grazie alle autorevoli presenze tra il pubblico professionale. Per ragioni di spazio cito solo l’amministratrice delegata di Rai Cinema, Caterina D’Amico, il presidente dell’ANICA Paolo Ferrari, e il decano dei produttori italiani, Fulvio Lucisano. L’orgoglio delle Film Commission è stato legittimato dalle valutazioni di produttori come Carlo Degli Esposti e Maurizio Totti, relatori nei tre momenti convegnistici della giornata. Un altro produttore, Sergio Silva, si è spinto a salutare le Film Commission come l’unica realtà  vitale in un panorama mortifero.
Gaetano Blandini, invece, nonostante avesse dato la sua adesione alla Giornata, era assente. Il direttore cinema del MIBAC ha comunque affidato ad una lettera il suo contributo, tradendo un persistente pregiudizio nei confronti di questi organismi, quando ha bacchettato “l’autoreferenzialità ” di alcune Film Commission. Sostanzialmente accusate, così ho capito io, di essere interessate non tanto alle sorti del cinema italiano, quanto alla promozione del territorio che esse rappresentano.
Ma una certa confusione (segno della complessità  del fenomeno?) era spalmata anche fra i presenti. Se al mattino la missione delle Film Commission era chiara, nel pomeriggio lo era un po’ meno. Quando, per esempio, Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà – Luce, in un’intervento programmato e molto atteso, ha proposto alle Film Commission un’alleanza nella produzione di film di giovani talenti italiani. E quando Stefania Ippoliti ha parlato di impegno a favore della rete regionale di sale d’essai. Stefania Ippoliti, direttore di Toscana Film Commission, ha spiegato che la sua struttura è fuori dall’Italian Film Commissions perché finora l’Associazione non è riuscita a garantire l’affidabilità  di tutti gli associati di fronte alle richieste al mercato; ha esortato a istituire una sorta di “albo” che selezioni la professionalità  di chi fa parte dell’Associazione. Ha infine dato la sua adesione ad una diversa formula associativa sotto la guida di Cinecittà  “” Luce. Già , perchè Sovena, confermando ma sfumando quanto anticipato in un’intervista a Cinema & Video International, ha offerto la disponibilità  di Cinecittà  “” Luce a coordinare le Film Commission. Anche Andrea Rocco, presidente dell’Italian Film Commissions, ha confermato la posizione interlocutoria anticipata sul nostro giornale ( mi riferisco alle interviste pubblicate sullo speciale). Un comune atteggiamento di attesa. Dettato, credo, dalla necessità  da parte di entrambi di procedere a verifiche interne. Nella densa giornata, mentre un’effetto dissolvenza ci allontanava dalle Film Commission e la loro missione, venivano a fuoco alcuni nodi della politica cinematografica in Italia. Da un lato si chiedeva alle Film Commission un contributo forte e leale alla promozione del sistema Paese, dall’altro affiorava la tendenza centrifuga delle regioni. Antonio Autilio, coordinatore della Conferenza Stato/Regioni, ha ammesso che la cultura dell’ italianità  è una questione sempre più delicata, profetizzando che “ogni regione farà  la sua storia, e sarà  portata a trattare con le produzioni straniere certamente più interessanti sotto il profilo turistico e economico”. Le ragioni del business accentueranno la concorrenza. Laura Della Corte, responsabile area beni di consumo dell’ICE , ne ha dato indiretta conferma, rivelando che da un’indagine condotta dal suo istituto risulta che la percezione del Made in Italy è sempre più debole presso i consumatori stranieri.
Tali premesse hanno giustificato la visione pessimistica applicata al cinema da Angelo Zaccone Teodosi, presidente dell’istituto di ricerca ISICULT. A fronte di una latitanza dello Stato nel cinema, ha detto Zaccone interagendo con i relatori, le Regioni intervengono in nome di una sorta di devolution male intesa e applicata. Il presidente ISICULT ha parlato di “confusione normativa” dove ” ognuno va per conto suo”, con buona pace del tanto strombazzato”fare sistema”. Ridurre i finanziamenti statali al cinema e “fare giocherellare” le Regioni, è un preciso disegno politico – culturale, ha affondato Zaccone. Parole che fanno riflettere. Alla luce, anche, del disegno di legge recentemente presentato dalla lega nord che prevede la redistribuzione dell’80% del FUS alle Regioni, e assegna alle Film Commission il compito di gestire le risorse.


           PAOLO DI MAIRA

Nella sezione: Editoriale