ZONE CREATIVE

Si sono riuniti nello scorso fine settimana, dal 14 al 16 dicembre, a Torino, nella sala Movie del Cineporto, sede di Torino-Piemonte Film Commission. Donne e uomini componenti gli staff di 13 Film Commission italiane, una quarantina, hanno dato  vita al primo Film Commissions Training, organizzato dall’associazione Italian Film Commissions  con lo scopo di dotare le Film Commission italiane di uno standard unico di qualità nei servizi erogati alle produzioni audiovisive.
Al primo impatto con la vivace assemblea dei film commissioners, saltava agli occhi, vivendo nel paese più vecchio del mondo, la giovane età media dei partecipanti: un po’ la metafora di queste realtà produttive, ultime arrivate nel mondo dell’audiovisivo italiano, portate da un forte vento di creatività, entusiasmo  e desiderio di innovazione.

A confrontarsi con i film commissioners si sono succeduti specialisti delle maggiori realtà in gioco: MiBAC, ANICA, APT, APE, MEDIA, CineRegio.
Si è parlato anche di Fondi, ma soprattutto di servizi.
Per la cronaca delle tre giornate rimandiamo al comunicato ufficiale dell’Associazione inviatoci dal coordinamento e pubblicato a parte. Mi limito a sottolineare la presenza qualificante della direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta, portatrice di una  sensibilità nuova dell’azienda pubblica nei confronti del territorio .
E le “premonizioni” del produttore Carlo Degli Esposti, secondo cui presto cambieranno gli equilibri politici  e vincerà “chi avrà lo strumento più intelligente,veloce, adatto a seguire le modificazioni del mercato”,  erano rivolte alle Film Commission, la cui nascita il produttore ha considerato “una delle poche prove di democrazia e di riequilibrio del mercato”di questi ultimi anni.
Stimolante l’approccio operativo di Guido Cerasuolo che ha sollecitato “un tavolo” per confrontarsi con le istituzioni su questioni vitali, come i rapporti con le sovrintendenze.
Guarda al futuro il progetto “Edison Green Movie”, presentato dall’ideatore Carlo Cresto-Dina e dalla partner progettuale Francesca Magliulo di Edison:  ha indicato un percorso dove il cinema, che già può vantare un impatto ambientale molto inferiore ad altri comparti industriali, può attivare, attraverso un protocollo di comportamento, pratiche “attivamente sostenibili”, con un effetto benefico anche  sui costi produttivi e  sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

Nell’incontro di Torino mancavano, comprensibilmente,  le amministrazioni regionali.
Presenza in apparenza superflua, perché la maggior parte delle Film Commission ne sono le “braccia” in campo audiovisivo.
Eppure, a volte accade di “perdere la testa”: un caso emblematico è la Film Commission del Friuli Venezia Giulia.
I rapporti qualche volta difficili con le rispettive amministrazioni  hanno generato il caso del Friuli, ma possono declinarsi anche in modi meno vistosi, come accade in Lazio e in Campania.
Un caso opposto, che conferma la centralità della variabile politica, è la performance virtuosa dell’Apulia Film Commission, attualmente sulla cresta dell’onda, dove più che in altri territori esiste un’identità progettuale con l’attuale amministrazione regionale.
Affrancarsi non dalla politica, ma dalla cattiva politica, appare l’obiettivo più ambizioso ma anche più difficile e meno prossimo delle Film Commission. Opportunamente, in questa “prima volta”il coordinamento ha privilegiato l’aspetto identitario e formativo.
Ci saranno altri appuntamenti , lo ha assicurato  il  presidente dell’Italian Film Commissions Silvio Maselli.
Una bella opportunità per creare un’agenda che selezioni e organizzi le diverse questioni con le quali le Film Commission quotidianamente hanno a che fare.
Sarà anche un’occasione per recuperare  realtà territoriali che a Torino non c’erano.
Mancavano infatti l’Emilia Romagna , l’Umbria, il Veneto, l’Abruzzo, la Calabria, la Basilicata, la Sicilia. Un pezzo d’Italia dove le Film Commission  (tranne, credo, la Basilicata), ci sono o ci sono state. Anche di  questo l’Associazione dovrà occuparsi.

Un’ultima notazione. Assistere ai lavori è stato per me un’esperienza importante, e di questo sono grato all’organizzazione che lo ha consentito.
Ho ritenuto per questo inappropriato fare una cronaca di quello che è stato essenzialmente un momento di formazione , anche se ricco di “aperture assembleari”.
Ho scelto perciò di raccogliere le riflessioni “a caldo” dei partecipanti, ricavandone alla fine contenuti che esprimono anche suggerimenti per il futuro.

Nella sezione: Editoriale