Editoriale / Magdalen che visse due volte

E’ morta all’improvviso, a Firenze, qualche giorno dopo ferragosto, Magdalen Nabb, scrittrice e collaboratrice della nostra rivista.
Aveva sessant’anni.
Su questo fascicolo pubblichiamo l’intervista da lei realizzata con Gavino Ledda.
Magdalen aveva saputo, qualche mese fa, che l’autore di “Padre Padrone” stava scrivendo una nuova versione del romanzo che l’ha reso famoso, da cui vorrebbe trarre di nuovo un film.
Ne era rimasta molto colpita, e aveva deciso di incontrarlo.
Lo aveva deciso, e lo ha fatto, in giugno, in un avventuroso viaggio in Sardegna, da cui era tornata piena di amore per quella terra e la verità  della sua gente.
Mi aveva inviato il pezzo, puntuale, a fine luglio; ma nei primi giorni di agosto siamo ritornati spesso sul testo, che pur non essendo nella sua lingua, Magdalen percepiva sempre come migliorabile.
Il rigore del suo mestiere di scrittrice lo riversava nell’impegno preso con me, iniziato per gioco quando, dopo esserci persi di vista per molti anni, ci siamo ritrovati nell’estate del 2006 – lei divenuta personaggio di successo – decisi ad ancorare la nostra amicizia ad un progetto.
Le parlai con entusiasmo dell’idea di creare una sezione, nella rivista, che si occupasse delle relazioni esistenti tra i libri e i film.
Lei (il suo impegno) mi assicurava che quell’entusiasmo avrebbe preso una forma adeguata.
Dal Lancashire, in Inghilterra, Magdalen Nabb arrivò in Toscana alla metà  degli anni ’70, prima a Montelupo, dove lavorò come ceramista, poi stabilendosi a Firenze, a San Frediano, teatro della sua vita e dei suoi libri.
Il suo primo libro è del 1981.
Creò un personaggio, il maresciallo Guarnaccia, comandante della stazione dei carabinieri di Palazzo Pitti, protagonista di tutti i suoi 14 romanzi, che sono stati tradotti in una dozzina di lingue e pubblicati in 17 paesi.
In Italia, dopo 4 libri editi da Rusconi, l’editore fiorentino Passigli ha pubblicato 4 dei suoi romanzi.
Non traccerò un profilo della scrittrice, altri lo hanno fatto e lo faranno con maggiore competenza.
So, come tanti, del suo intenso rapporto “” pur avendo lei sempre evitato di incontralo personalmente – con George Simenon, che la incoraggiò fin dai suoi esordi.
I libri di Simenon, mi diceva, le avevano indicato una strada per raccontare una città  usando la chiave del giallo: “Volevo raccontare Firenze, e non potevo che scrivere gialli”.
Il punto di vista “esterno” del maresciallo Guarnaccia, siciliano, descritto nei romanzi come umile, lento, insicuro, che fa fatica a capire questi “strani fiorentini”, permette di accedere alla dimensione “nascosta”, verosimilmente la più autentica della fiorentinità .
“La storia di Firenze- mi diceva Magdalen in una intervista che realizzai con lei lo scorso anno – è costellata di delitti cruenti. Quasi ogni palazzo storico è stato teatro di fatti di sangue. Si potrebbe realizzare un tour che dai cadaveri appesi alle colonne delle finestre di Palazzo Vecchio durante la congiura dei Pazzi,nel 1478, porta in Oltrarno, in via dei Vellutini, dove nel 1993 fu trovato un cadavere appeso alla finestra”.
Con grande intuito diceva: “la città  stessa sembra costruita per creare mistero, con un’architettura che chiude fuori, un’architettura di difesa e di potere. Basti pensare ai portoni che nascondono giardini meravigliosi: sembra che la maggior parte delle persone debba restare esclusa da ciò che veramente succede all’interno, dove la vera facciata guarda il giardino nascosto”.
Magdalen Nabb era anche un’apprezzata scrittrice di libri per bambini ( ne ha scritti 11, il primo nel 1989 , protagonista Josie Smith), da cui è stata adattata in Inghilterra una serie televisiva.
Magda, così si faceva chiamare dai suoi amici, era una persona riservata, decisa, a volte dura; la sua vita non era facile, ma mostrava di esserne soddisfatta.
La sua passione era andare a cavallo. Amava il suo cavallo, Daluc.
Un amore che l’aveva portata ad impegnarsi in iniziative benefiche in Africa e in Afghanistan, su progetti legati alla cura degli animali.
Era fiera del suo bellissimo giardino ai piedi di Boboli ( con i suoi pesci, i suoi due gatti), della sua camera con vista su alberi secolari, i cui rami, d’inverno, tessevano nel cielo ricami così preziosi e fragili, che anche lo sguardo sembrava potesse disfarli.
La morte l’aveva già  sfiorata una volta e per questo, chissà  perché, credevo non dovesse mai morire.
Il suo prossimo libro, “Vita nuova”, uscirà  nel 2008.
L’intervista con Gavino Ledda è il suo ultimo articolo per Cinema & Video International.
Lascia un vuoto.
                                                                PAOLO DI MAIRA


Cinema&Video International                 n.8-9 Agosto/Settembre 2007

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