Convegno: Se Chiesa e Forze Armate aprono il set Italia

E’ stato un successo: il convegno ” Location pubbliche off limits”, promosso e organizzato da Cinema & Video International e dalla Regione Lazio, ha destato grande interesse tra i circa trecento professionisti che lo hanno seguito lo scorso 23 ottobre a Roma,negli spazi del Vittoriano.


Il convegno, lo ricordiamo, era dedicato alle location pubbliche – in particolare aree monumentali, luoghi di culto, zone militari – con lo scopo di individuare le nuove opportunità  generate da una loro maggiore apertura alle riprese cinematografiche.


Oltre agli esponenti della Regione Lazio, che facevano gli onori di casa, c’erano Denis Berthomier, direttore del Castello di Versailles, Olivier-René Veillon, direttore della Ile de France Film Commission, Marco Valerio Pugini, presidente dell’Associazione Produttori Esecutivi, lo scenografo Stefano Maria Ortolani.
C’erano Don Gianmatteo Caputo, in rappresentanza dell’uffi cio nazionale dei beni culturali ecclesiastici della CEI, il colonnello Giorgio Baldacci, capo ufficio comunicazione dello stato maggiore della Difesa, Daniela Carosio della direzione comunicazione delle Ferrovie dello Stato, Luciano Marchetti direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio.


Un parterre d’eccezione: è la prima volta in Italia che realtà  così prestigiose ed eterogenee si confrontano sul tema delle location. Location “speciali”, per la maggior parte inedite, e per questo molto appetibili da parte delle produzioni, soprattutto straniere.
Le quali, come ha detto Pugini nel suo intervento, “vengono in Italia non per benefici economici o fiscali, che non ci sono, ma per l’Italia stessa”.
E’ il set “Italia”: un patrimonio per lo più sotto la tutela di questi Enti.
Il convegno ha potuto registrare importanti aperture.

Marchetti ha ipotizzato accordi o convenzioni da parte delle Soprintendenze con le Film Commission, “sia per realizzare un database comune dove inserire le locations disponibili sia per agevolare la conclusione di modelli concessori da applicare in una molteplicità  di ipotesi”.


Le Forze Armate italiane, rappresentate al Vittoriano dal colonnello Baldacci, hanno manifestato la volontà  di collaborare con il mondo dell’audiovisivo, con un entusiasmo certamente stimolato da un sano spirito di competizione con i colleghi francesi, i cui servizi per l’audiovisivo sono stati esposti durante l’incontro.
Con realismo Baldacci ha detto: “quello che a noi manca al momento non è la disponibilità  ad aprire i nostri siti alle location cinematografiche, ma un insieme di procedure standard che ne rendano possibile la fruizione da parte del mondo dell’audiovisivo”.
E con pragmatismo ha individuato nella promozione d’immagine almeno uno, il più immediato, dei vantaggi di questa collaborazione, “perché il futuro ci fornirà  sempre meno possibilità  di fare comunicazione a spese del contribuente”.


Più complessa è apparsa la posizione di Don Gianmatteo Caputo, che da una parte ha fornito utili indicazioni su come districarsi nella selva delle procedure, dall’altro ha spostato l’attenzione dai luoghi al contenuto dei film, aspetto rilevante, trattandosi di luoghi di culto.
Molto spesso, ha lamentato Don Caputo,”la richiesta di una ripresa non è motivata da quello che è il vero contenuto che il contenitore può esprimere”.
Un nodo importante, che andrebbe affrontato senza pregiudizi, perché la posta in gioco è alta.

Questi frammenti del convegno confermano che gli obiettivi che ci eravamo posti nell’organizzarlo sono stati raggiunti.
Ma è stata solo la prima parte del lavoro.
Il resto- lavorare alla definizione di accordi in grado di fornire un miglior servizio alle produzioni e un buon ritorno per il territorio – spetta, a mio parere, alle Film Commission.
Un lavoro che non potrà  prescindere da un monitoraggio, condotto dall’Associazione nazionale che le rappresenta, sui rapporti intercorsi tra le singole Film Commission e questi enti, in modo da fornire un quadro delle problematiche che ciascuna Film Commission ha incontrato nel proprio territorio.


                               PAOLO DI MAIRA

Nella sezione: Editoriale