Cinema&Video International alla 62° Berlinale

FRANCIA/I Ministeri aprono alle locations

In coordinamento con le Film Commissions, un'agenzia interministeriale, l'APIE, assiste i ministeri che vogliono offrire le proprie strutture alle riprese cinematografiche. Ne parliamo con Patrick Lamassoure, delegato generale di Film France.

Far entrare più denaro nelle casse dello stato: una priorità che non sorprende nessuno in piena crisi economica mondiale.
Mentre in Italia è all’ordine del giorno la vendita di pezzi importanti del patrimonio pubblico, in Francia si lavora alla loro valorizzazione.
Con quest’obiettivo il governo francese già nel 2007 creò l’APIE (Agenzia per il Patrimonio Immateriale dello Stato), un’agenzia interministeriale con sede al Ministero dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria.
Il suo compito: assistere i ministeri e altre amministrazioni pubbliche nella valorizzazione dei beni immateriali che essi possiedono.
Esclusa dunque la vendita di immobili, di terreni o di arredi, il lavoro dell’APIE verte su vari settori, dalle banche dati (schedari che comprendono a volte milioni di contatti), ai marchi (tipo Louvre o la Sorbona), alla disponibilità di edifici e luoghi per le riprese cinematografiche, televisive e pubblicitarie.

In quest’ultimo settore l’APIE agisce da consulente strategico e giuridico.
“Il cinema ha sempre cercato di girare nei luoghi pubblici, per poter collocare i suoi personaggi in un universo il più possibile vicino alla realtà”, racconta Patrick Lamassoure, delegato generale di Film France, l’associazione nazionale delle Film Commission. "Ci richiedono commissariati di polizia, ospedali, musei, tribunali, caserme … in breve, tutti i luoghi della nostra amministrazione. In associazione con le 40 Film Commission della nostra rete, li aiutiamo ad accedere a questi luoghi, ma la costituzione della APIE ci ha fatto guadagnare molto tempo”.
In effetti , per aprire alcuni luoghi pubblici alle riprese, non basta la volontà politica, anche se è il punto di partenza.

Bisogna saper affrontare ulteriori problemi: questioni giuridiche, una proposta tariffaria e logistica congrua, e la motivazione degli operatori sul territorio.
Su questi tre punti, il lavoro di consulenza proposto dall’APIE “ha permesso di fare la differenza”, è convinto Patrick Lamassoure. Provocando una modifica delle procedure amministrative, ha per esempio ottenuto che ogni ministero potesse concepire il proprio tariffario per le riprese, fare preventivi ai produttori, incassare direttamente il pagamento e cederne una parte al luogo che ha accolto le riprese.
Lavorando a stretto contatto con le Film Conmmission, l’APIE ha indotto i ministeri a praticare tariffe di mercato, e a fornire un servizio flessibile ai bisogni delle troupe cinematografiche, come le giornate lavorative di 12 ore invece che 8.
Infine, agendo direttamente sulla dirigenza dei ministeri, ha fatto opera di sensibilizzazione sul tema delle riprese audiovisive.
“Nel 2005 – ricorda Patrick Lamassoure – avevamo scritto a parecchi ministeri per sensibilizzarli a questa problematica. Solo il Ministero della Difesa ci aveva risposto”.
Dalla creazione dell’APIE le cose sono radicalmente cambiate.
Una volta che c’è la volontà e si creano le condizioni di lavoro, rimane tuttavia ancora molta strada da fare per poter proporre un ampio catalogo di luoghi aperti alle riprese.
Le ambientazioni sono numerose, sparse su tutta la Francia, e tuttavia poco o mal conosciute dagli stessi ministeri.
Il Ministero della Difesa dispone, per esempio, di 3 mila siti potenziali. Prosegue Lamassoure:
“Non basta dire che le porte sono aperte. Bisogna identificare ogni luogo, valutare il suo effettivo interesse per le riprese, prendere le referenze tecniche, fotografarlo da tutti i punti di vista.
Questo è ciò che fanno le Film Commission, sulla base di una lista di luoghi che l’amministrazione ci procura.
E’ un lavoro lungo e impegnativo.
Ci vogliono anni prima di poter pubblicare un vero catalogo.
Man mano che i luoghi vengono reperiti, le Film Commission pubblicano queste offerte su www.filmfrance.net, che comprende oggi 17200 locations”
Non basta catalogare, bisogna anche formare.
Accogliere una troupe cinematografica, infatti, necessita di un minimo di conoscenza di questo mondo.
“Ancora una volta le Film Commission condividono le proprie conoscenze con gli operatori pubblici sul territorio.
L’obiettivo di tutti è che la collaborazione avvenga al meglio”, conclude Lamassoure.    

 

Le immagini sono della Corte d'Appello di Colmar, in Alsazia
(© BAT ACA),

 



Cinema&Video International, gennaio-febbraio 2012
Copyright - Editore Impact di Paolo Di Maira - Tutti i diritti riservati
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