Cinema&Video International alla 62° Berlinale

NOIR IN FESTIVAL/Salvatores e Ammaniti a Courmayeur

Al Noir in Festival regista e scrittore parlano di “Come Dio comanda” che diverrà un film. E Maurizio Totti ci racconta i nuovi progetti della Colorado

di Carolina Mancini

Quello fra la Colorado Film e il Courmayeur Noir in Festival è un rapporto ormai consolidato da tempo: il Festival è la vetrina dove la casa di produzione presenta le sue novità ed è proprio qui che a Maurizio Totti e a Gabriele Salvatores venne l’idea di creare una casa editrice dedicata al noir, (la Colorado Noir è nata nel 2004), che avesse l’obiettivo di ricercare e pubblicare storie per il cinema.

Si è parlato di due progetti che vedremo in primavera: “Quo Vadis, baby?” e “Un Gioco da ragazze”.

Quest’ultimo è un film coprodotto con Rai Cinema e tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Cotti: uscirà probabilmente in aprile distribuito da 01, alla regia il giovanissimo Matteo Rovere.

La serie televisiva, coprodotta con Sky Cinema e diretta da Guido Chiesa, è già a metà delle riprese, e, confessa Totti, “stiamo lavorando anche al progetto di realizzare un “mobile game” tratto dalla fiction, forse per Natale 2008”.

A Courmayeur si è parlato, naturalmente, di “Come Dio comanda”, il libro di Niccolò Ammaniti di cui Salvatores inizierà a girare il film a metà febbraio in Friuli: è stato annunciato anche il cast, che vedrà protagonisti Filippo Timi ed Elio Germano.

Il regista premio Oscar e lo scrittore, vincitore del Premio Strega ed autore della sceneggiatura del film, assieme a Antonio Manzino, hanno dialogato sul processo di trasposizione e sul rapporto fra cinema e letteratura, fra spettatori e lettori.

“Scrivendo una sceneggiatura si rimastica una storia, la si sogna di nuovo. Se questo accade è veramente divertente.
Non è un semplice meccanismo di trasferimento”: lo afferma Ammaniti.

E si tratta di un meccanismo aiutato dalla sua scrittura, molto visiva, sostiene Salvatores.
“Quando Niccolò crea una storia – spiega il regista - parte dal rapporto fra due personaggi, predilige dialoghi di poche parole e ha la passione, che è anche mia, di far diventare ‘eroi’ personaggi “invisibili”, , che hanno, ad esempio, difficoltà a trovare un posto nella vita.”

Il regista spiega poi quali sono gli elementi visivi della scrittura su cui lui costruirà la sua regia:

“L’immagine che ho davanti è quella di due lupi: un adulto che aiuta il suo cucciolo a difendersi e a odiare il suo nemico.
Voglio stare in mezzo a questi lupi con la macchina da presa e far sentire il meno possibile la tecnica, proprio come succede nel romanzo.”

 Sono molte le cose che Ammaniti e Manzino hanno “buttato” del romanzo, concentrandosi su quella che è una storia d’amore fra un padre e un figlio.

“Essendo così concentrata, la storia è molto forte a livello narrativo e di rapporti fra i personaggi.
Questo mi permetterà di non raccontarla ma di viverla con i personaggi: l’idea è quella di usare molto il piano sequenza, senza staccare mai, finchè non si esaurisce l’emozione, rendendo agli autori quella verità che di solito si perde con la grammatica tradizionale di ripresa” continua Salvatores.

Si chiama in causa la libertà dello spettatore, che generalmente al cinema è più limitata che altrove.

Più che a teatro, e soprattutto, sostiene Ammaniti, più che nella lettura:

“Basti pensare alla difficoltà in cui ci troviamo quando leggiamo un libro dopo aver visto il film da cui è tratto: ci sentiamo spodestati della nostra fantasia, è come se qualcuno avesse fatto già il 50% del lavoro.”
E, in generale, aggiunge lo scrittore, il cinema esercita spesso sullo spettatore forme di coercizione insopportabili, come, ad esempio,“l’idea di mettere la musica al momento del bacio”.
“Confrontare sempre il cinema e la letteratura non credo possa portare molto lontano.Si tratta di due mezzi troppo diversi”, conclude Ammanniti.

Più conciliante è la visione di Salvatores, che legge le differenze come una sfida creativa:

“Sto cercando il modo di raccontare una storia con il mio sguardo e la mia libertà, lasciando però fra me e il pubblico quello stesso spazio che si trova in certi romanzi.
E’ vero, la musica in alcuni film è come un cameriere che ti serve bene il pranzo conducendoti in una precisa direzione.
Ecco perché poi si fanno scelte estreme: in alcuni film ad esempio, la musica non c’è.
 Un’idea potrebbe essere quella di chiedere agli autori di comporre sulla base delle emozioni suscitate dal romanzo, o dalla sceneggiatura.”



Cinema&Video International, n. 12 dicembre 2007
Copyright - Editore Impact di Paolo Di Maira - Tutti i diritti riservati
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