Cinema&Video International alla 62° Berlinale

ROMA FICTION FEST BERNABEI: LA FICTION E' LO SPECCHIO DELLA VITA

Ettore Bernabei: potente manager pubblico di epoca democristiana, direttore della RAI negli anni ’60 e successivamente, dopo un lungo interludio all’IRI, produttore di fi ction televisiva con la Lux Vide. RomaFictionFest gli tributerà un Premio alla carriera perchè è un pezzo della storia italiana e della televisione.

di Anna Rotili

Cattolicissimo, delfino di Amintore Fanfani e allievo di Giorgio La Pira, già direttore del Popolo e del Giornale del Mattino, a 38 anni Ettore Bernabei si ritrova ad essere il più giovane direttore della Rai, un primato ancora imbattuto.
A viale Mazzini entra nel ‘60 ed esce nel ’74 e lascia un segno indelebile sul servizio pubblico radiotelevisivo.
Subito dopo, come niente fosse, eccolo passare ad occuparsi di porti dighe e ponti all’Italstat che governa dal ‘74 al ‘91, portando il fatturato della società dell’Iri da 450 milioni a 6mila miliardi.
Ma non è finita qui.
Nel ‘92, quasi settantenne, ha ancora l’energia per dar vita alla Lux Vide che, tra le poche società di fiction con uno statuto industriale e conosciuta anche all’estero, è diventata una collezionista di successi. Lo abbiamo intervistato perché Roma FictionFest gli tributerà un Premio alla carriera, un fatto scontato visto che Bernabei è un pezzo della storia italiana e della televisione.
Ci accoglie nello studio della sua casa romana zeppo di libri, fotografie e immagini sacre in un sobrio abito scuro e con una cortesia d’altri tempi. Dell’ omaggio dice: “Ne sono onorato ma lo prendo per quello che è. Come in passato non mi curavo delle tante critiche di cui sono stato bersaglio. Fa parte del gioco della vita”.

La ‘sua’Rai è rimpianta da molti come un modello insuperato di servizio pubblico.
Quale è stato il segreto?
Il nostro sforzo fu di metterci in sintonia con il pubblico televisivo.
La tivù è un mezzo di comunicazione così potente che va usato con grande rispetto per tutti gli spettatori.
La nostra principale preoccupazione fu di trasmettere non quello che piaceva a noi , ma di cogliere che cosa poteva piacere alla gente e proporlo nel modo in cui avrebbe potuto capirlo.
E ci riuscimmo perché nel corso di quegli anni gli abbonati alla Rai raddoppiarono passando da cinque a dodici milioni di famiglie.

La sua ‘Rai’ pedagogica alfabetizzò e unificò il paese.
Quando arrivai trovai una Rai in forte espansione.
L’azienda aveva fatto sforzi veramente eccezionali nei primi sei anni del servizio pubblico, ma bisognava rammodernare l’informazione ancora molto cauta con i telegiornali che erano praticamente dei giornali radio. E anche l’intrattenimento era fatto in modo molto semplice mandando le telecamere in teatro.
Erano spettacoli di qualità ma tagliati su misura per la ristretta elite che la sera metteva l’abito scuro e pagava le 60mila lire del biglietto, e non rispondevano alle esigenze del grande pubblico per buona parte poco alfabetizzato.
Cercammo allora un modo di comunicare più congeniale.
Nacque l’idea di fare i grandi sceneggiati, prendendo per comodità i testi della narrativa dell’ottocento e del novecento.

Ebbero un grandissimo successo. Di quali va più orgoglioso?
Di ‘Leonardo’ e ‘Pinocchio’. L’’Odissea’ fu la nostra risposta alla legge sul divorzio, ma la Rai non si schierò come mi chiedevano con forza all’epoca gli amici della politica.
Di sceneggiati ne facemmo tantissimi e cambiammo anche la formula dell’intrattenimento.
Utilizzavamo ancora gli spettacoli teatrali ma li registravamo in studio riadattandoli con accorgimenti particolari.
Bisognava avere cautela e anche un’attenzione didascalica per mettere in grado di capire la larga maggioranza degli spettatori che non avevano una preparazione culturale ed estetica adeguata.
Ma sa quale è stata la mia vera fortuna? Avere al fianco dei bravissimi collaboratori.

Chi faceva parte del suo think tank?
Pier Emilio Gennarino, Angelo Romanò, Mario Motta, Angelo Guglielmi, Giovanni Salvi, Emanuele Milano, Fabiano Fabiani.
Tutte persone intelligenti e molto colte ma attente a non fare una televisione autoreferienziale né presuntuosa… e tutti più bravi di me.

Oggi la televisione è completamente cambiata.Che ne pensa? Non mi piace, ma non piace neppure alla maggioranza della gente.
Ai miei tempi la televisione era fatta per il pubblico che pagava il canone ed era il vero dominus.
Da quando si è imposto il modello commerciale, la tivù è fatta per gli inserzionisti pubblicitari che mettono i soldi e determinano che cosa l’utente debba vedere e sentire.

Perché questo sistema non funziona?
Non funziona questa televisione lunapark che lascia intendere, attraverso la gamma infi nita dei beni e servizi propagandati dalla pubblicità, che tutti possono aver tutto, che si possono avere le veline più incantevoli o si può stare come quelli del Grande Fratello a non far niente per tre mesi se non a chiacchierare e a farsi qualche smanceria. E’ un modello che non coincide con quello che davvero vive, soffre e sogna la gente comune. Infatti, c’è ormai uno scontento diffuso e profondo per questa televisione, non solo in Italia, ma in tutti i paesi evoluti.

Il suo ‘Don Matteo’ però ha battuto il ‘Grande fratello’: bella rivincita!
E sa perché? ‘Don Matteo’ parla della vita vera. La fiction è il vero specchio della vita. Il reality invece è la brutta copia della fiction con brutte sceneggiature scritte da autori di basso livello e interpretate da pessimi attori o attori falliti.

Perché ha deciso di fare il produttore?
La Lux Vide è nata dalla volontà di nove imprenditori, tra i quali Falck Merloni e Pesenti, che investirono ciascuno 800 milioni di lire condividendo con me il progetto e il rischio di fare una televisione meno banale, meno violenta, meno pornografica, meno ‘deficiente’, come ha detto la signora Ciampi.
Io ci misi tutta la liquidazione dell’Iri e cominciò un esperimento che è stato premiato dai risultati.
Realizzando fiction fatte con professionalità che hanno una linea precisa, affrontano le situazioni umane per quelle che sono e prendono a riferimento il modo di vivere della gente comune.

Ci parli un pò della sua produzione.
Abbiamo raccontato il dramma di Edda Ciano, la figlia prediletta di Mussolini che si schierò contro il padre per difendere il marito.
Abbiamo fatto Giovanni XIII non come un santino che i barbieri e pizzicagnoli mettono negli scaffali, ma nella realtà storica di un Papa che si scontrò con la curia Vaticana.
Questa fiction ottenne uno share del 52%.
Abbiamo raccontato personaggi celebri come Maria Callas che sono stati segnati da un destino doloroso perché anche questa è una regola della vita.
E ancora, la ‘Bibbia’ concepita in maniera tale che potesse essere condivisa dai cattolici, dagli ortodossi, dai protestanti, dagli ebrei e dai mussulmani.
Abbiamo discusso centinaia di ore con i rappresentanti delle varie scuole di pensiero, poi ci siamo messi sul mercato e abbiamo raccolto 250 miliardi di lire.

La Lux Vide ha inventato il genere religioso ed ha una linea editoriale molto orientata dall’essere lei un cattolico convinto.
La fede è un mio fatto privato ma non pretendo che tutti siano come me. Ho un grande rispetto per i credenti e per chi non ha fede.
Per questo non abbiamo mai proposto i nostri santi e papi in maniera devozionale.

Lei segue direttamente i prodotti?
Mi occupo dell’impostazione delle sceneggiature che è l’aspetto più delicato di una fiction e verifi co poi che sia stata rispettata nella fattura.
A fare la produzione e la commercializzazione sono invece i miei figli Matilde e Luca.

A RomaFictionFest presenterete l’anteprima di ‘Guerra e pace’, un vero kolossal.
I nostri coproduttori francesi, tedeschi, russi e spagnoli ci hanno detto che da anni non si vedeva in giro un prodotto di questo livello tecnico e artistico.
Anch’io sono molto soddisfatto, perché abbiamo prodotto un’opera fedele non solo al testo ma al pensiero di Tolstoj.
Il cast del film è di alto profilo con attori di dieci paesi diversi.
Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura per quattro anni, la versione finale è di Medioli, lo sceneggiatore di Visconti, e per il testo inglese ci siamo avvalsi di uno scrittore che lavora per le major.

Recentemente la Lux ha cambiato assetto aprendosi a un fondo americano e a nuovi soci.
Non potevamo restare una società di amici. Dovevamo affrontare il mercato perché è impensabile che una società di tipo industriale si limiti a fare solo il prodotto nazionale. Le società di contenuti sono molto appetite oggigiorno ma noi siamo molto cauti perché vogliamo restare fedeli alla nostra linea editoriale.

Farete la fiction su Josè Escriva, il fondatore dell’Opus Dei?
E’ una delle tante proposte su cui stiamo lavorando. Escriva è un personaggio eccezionale ma non basta per farne una fiction. Bisogna trovare un motivo per presentarlo al pubblico, e finché non avremo trovato la chiave della storia, resterà un progetto.

 

Cinema&Video International                        n. 6-7  Giugno/Luglio 2007



Cinema&Video International, n.6-7 giugno - luglio 2007
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