CINEMA/Qualità  nell’era Digitale

di Chiara Gelato


La digitalizzazione delle sale, passaggio obbligato per rimanere sul mercato, non garantisce la sopravvivenza dell’esercizio tradizionale.
Le distribuzioni italiane di film di qualità  sembrano essere d’accordo: il digitale, se non affiancato da una riflessione generale sul segmento “film d’essai”, non salverà  le sale di città , sbocco naturale (ed imprescindibile) del cinema d’autore.


Alla vigilia della 60° edizione del Festival di Berlino, la distribuzione specializzata torna ad interrogarsi sul futuro degli schermi di qualità , sulle cui sorti l’attenzione è puntata ormai da diversi mesi.


“Il passaggio al digitale dell’esercizio tradizionale è un processo inevitabile ma, pur abbattendo parte dei costi per il distributore, non costituisce un elemento risolutivo per l’affl uenza al cinema”, afferma Ernesto Grassi, direttore divisione theatrical Lucky Red, “Il vero problema è che il pubblico del film d’autore – insensibile a rivoluzioni come quella del 3D “” sta invecchiando e si muove sempre meno. E non sarà  certo la digitalizzazione del sistema di proiezione, poco visibile agli occhi dello spettatore, a far andare più gente al cinema”.


“Le sale cittadine, ma anche quelle di provincia del vecchio modello”, commenta Franco Ugolini, direttore commerciale Bim, “sono a rischio da tempo perché hanno una bassa redditività  e il governo non è interessato ad aiutarle.
Ogni tanto si conducono iniziative-palliativo per salvarle, ma la realtà  è che queste strutture non ce la fanno a sopravvivere con le loro risorse. Spesso propongono film importanti, come quelli dei Coen, di Woody Allen o di Tarantino, ma per il resto la loro competizione sul mercato è perdente in partenza.
Sarebbe necessaria una sensibilizzazione non tanto dello Stato, che anche con il Fus ha dimostrato di non preoccuparsi dei problemi del cinema, quanto delle istituzioni locali, che dovrebbero mettere questi cinema in condizione di condurre una vita migliore, detassandoli o offrendo loro delle risorse.
Come distributori, non possiamo fare molto, anche perché negli anni le percentuali di noleggio sono andate sempre più a favore degli esercenti. Quanto alla digitalizzazione delle sale tradizionali, porterà  nell’immediato dei vantaggi relativi all’esercizio, che risparmierà  il solo costo del corriere per la consegna delle copie.
Diverso è pensare di arrivare ad una nuova articolazione dell’offerta grazie al digitale, che consentirebbe di proporre, ad esempio, una programmazione da cineclub senza costi ulteriori.
Il processo completo di digitalizzazione, però, è impensabile senza agevolazioni”.


Una situazione ad oggi non sbloccata, visto che il primo passo importante in questa direzione, il decreto sul tax credit per la digitalizzazione delle sale “” denunciano proprio in questi giorni gli esercenti “” pur approvato dai ministri Bondi e Scajola, non è stato promulgato e reso operativo.
Certo è, come sottolinea Carlo Petruni, direttore commerciale Archibald, “che il passaggio al digitale consentirà  di abbattere il costo (non indifferente) della stampa, dell’immagazzinaggio e dell’avvicendamento delle copie e di penetrare il mercato in maniera capillare, dal momento che i film potranno raggiungere anche le più remote località  a costi zero”.


“Parallelamente alla crisi degli schermi del centro città “, osserva Christian Lelli, amministratore unico Iris Film, “si sta verificando una vera e propria rinascita delle sale parrocchiali, che fanno numeri da capogiro.
Questo perché sono luoghi in cui c’è una certa familiarità  e si possono vedere film usciti poche settimane prima spendendo tre, quattro euro. Il Don Bosco a Cinecittà , ad esempio, è il punto di riferimento del quartiere, come del resto il Delle Province a Piazza Bologna, che è seguitissimo.
I centri città  si stanno svuotando, mentre si assiste ad una sempre maggiore necessità  di creare punti di aggregazione di quartiere, specie in periferia.
E poi oggi il pubblico del cinema d’essai è cambiato, per cui forse bisognerebbe rivedere anche il prodotto.
La linea dei grandi circuiti di qualità  andrebbe ripensata, dal momento che è sempre quella di venti, trent’anni fa”.


 


Ma cosa vedremo, nei prossimi mesi, sugli schermi?
Dopo aver distribuito il pluripremiato “The Millionaire” di Danny Boyle (8 premi Oscar e innumerevoli riconoscimenti in tutto il mondo), titoli di successo come “Valzer con Bashir”, “Il Nastro Bianco” (recente Golden Globe come miglior pellicola straniera) e il film di Natale “Hachiko – Il tuo migliore amico”, Lucky Red “” che, sempre nel 2009, ha prodotto “La Prima Linea” di Renato De Maria “” prosegue il suo percorso nei grandi festival internazionali.
A Berlino, nella sezione Panorama, presenta l’opera prima di Alessandro Aronadio (classe ’75) “Due vite per caso”, liberamente ispirata ai fatti del G8 di Genova.
Prodotto dalla A-Movie Productions di Anna Falchi con il contributo del MiBAC, il film, interpretato da Lorenzo Balducci e Isabella Ragonese, è un singolare esperimento narrativo sul temadel caso e del libero arbitrio. Protagonista un ragazzo di 23 anni e le due vite possibili cui va incontro una volta messo di fronte ad un bivio esistenziale.
Il 2010 si aprirà  in sala per Lucky Red con una commedia interpretata da Jim Carrey, “I Love You Phillip Morris”, presentata in anteprima al Festival di Cannes e poi al Sundance, cui seguirà  l’uscita di “The Box”, thriller firmato dal regista del film culto “Donny Darko”, con protagonista Cameron Diaz, nei cinema a Pasqua.
“Sul versante dei titoli di qualità “, illustra Ernesto Grassi, “il listino presenta “Black Venus”, il nuovo film di Abdellatif Kechiche, pluripremiato regista di “Cous Cous”, e quello di Stefano Incerti, “Gorbaciov”, con Toni Servillo, che torna sul grande schermo dopo “Gomorra” e “Il Divo”, mentre in estate usciremo con “Brotherhood”, il film vincitore dell’ultimo Festival di Roma”.
E poi ancora, “Indovina chi sposa Sally”, una commedia romantica con Sally Hawins, premiata lo scorso anno con l’Orso d’Argento e il Golden Globe come migliore attrice protagonista, e “We Want Sex”, dal regista di “L’erba di Grace” e “Calendar Girls”.


Listino variegato per Archibald, distributore del film di Tom Ford “A Single Man”, premiato con la Coppa Volpi alla 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Si comincia con “Northface” del regista Philipp Stoelzl, ispirato alla vera storia della scalata dell’Eiger nell’estate del 1936.
“˜Nel film, in uscita a febbraio 2010, c’è avventura, suspance, e anche una storia d’amore, un cocktail completo pur trattandosi di un film drammatico”, afferma Carlo Petruni, “Dal regista di “Happiness”, Todd Solondz, arriva invece “Life During War Time” (titolo provvisorio) – nelle sale a marzo “” la storia di tre sorelle che lottano per riuscire a trovare il loro posto in un mondo imprevedibile e precario in cui il passato perseguita il presente e mette a repentaglio il futuro.
Infine due commedie: l’esilarante “Fammi divertire” di Emmanuel Mouret (in uscita ad aprile) e “Humpday” di Lynn Shelton, la storia grottesca di due amici, ex cattivi ragazzi del college, che si incontrano dopo diversi anni ricadendo nelle dinamiche della loro vecchia amicizia”.


Il terzo capitolo della saga Millennium e i nuovi film di Alain Resnais e Sam Mendes sono tra i titoli del listino targato Bim, che ha registrato un 2009 particolarmente favorevole soprattutto nella prima parte dell’anno, fino a maggio, in occasione dell’uscita di pellicole di qualità  e contemporaneamente di successo come “La duchessa”, “Milk”, i due film su Che Guevara, “Two Lovers” e “Uomini che odiano le donne”. “Dopo l’uscita di “Soul Kitchen”, la commedia di Fatih Akin che ha entusiasmato Venezia con cui abbiamo aperto il 2010″, segnala Franco Ugolini “porteremo in sala “Il concerto”, che ha avuto un buon riscontro all’ultimo Festival di Roma e in cui crediamo molto.
Più tardi proporremo “Il piccolo Nicola e i suoi genitori”, che in Francia ha avuto 6 milioni e mezzo di spettatori, il terzo episodio della saga Millennium, “Uomini senza donne” (nelle sale a fine febbraio) – che è più bello del secondo e conclude la trilogia chiudendo anche alcuni discorsi che erano rimasti in sospeso – e “Il profeta” di Jacques Audiard (in uscita ad inizio marzo), che ha vinto il premio della giuria a Cannes.
Poi, ancora, il nuovo film di Alain Resnais, che abbiamo intitolato “Il caso, il destino e gli amori”, e infine “Away We Go” di Sam Mendes”. Per la Bim il 2010 è anche l’anno del debutto nel 3D, visto che a giugno la compagnia guidata da Valerio De Paolis distribuirà  “Piranha”, remake del film di Joe Dante diretto dal francese Alexander Aja (“Le colline hanno gli occhi”, “Alta tensione”), astro nascente dell’horror internazionale.
Un segnale importante che dimostra l’attenzione sempre crescente, anche da parte dei marchi di qualità , per una tecnologia che si è rivelata un autentico traino per il mercato italiano nonché il motore per la trasformazione digitale dell’esercizio.


Un sistema, il 3D, che “” dopo aver rivoluzionato un certo cinema di genere (action, thriller, horror, epico) “” arriverà  a misurarsi anche con il film d’autore?
“Nell’immediato”, commenta Ugolini, “non vedo la necessità  di realizzare in 3D i film, ad esempio, dei Dardenne, di Kaurismaki o di Fatih Akin. Forse passeranno a questa tecnologia quando il suo uso sarà  molto più diffuso di ora.
Come accadde per il colore, quando ormai 90 film erano a colori e solo 10 in bianco e nero, anche i registi che fino a quel momento avevano resistito al cambiamento decisero di cedere. Il 3D, come dice James Cameron, è una rivoluzione del cinema pari a quella dell’introduzione del colore, ma siamo ancora in una fase embrionale in cui viene utilizzato per proporre remake di vecchi film rendendoli più spettacolari grazie alla nuova tecnologia.
Posso immaginare che siano interessati a questo salto giusto registi come Clint Eastwood o i Coen.
C’è anche da dire che il pubblico dei film d’autore è più maturo di quello commerciale e non si sta verificando ilricambio generazionale che c’è sempre stato.
I giovani continuano ad andare nei multiplex in cerca di intrattenimento, mentre il target del cinema d’autore è costituito attualmente da spettatori dai 40-50 anni in su, che non credo siano interessati ai titoli in 3D”.


Dello stesso parere Roberto Proia, responsabile divisione theatrical e direttore marketing Moviemax, per cui “il 3D, nonostante i diversi esperimenti allo studio per ampliarne il target, rimane un fenomeno infantile e giovanile che dubito possa avere una ricaduta su un pubblico adulto.
Fatta eccezione per alcune pellicole come “Avatar”, che hanno un appeal decisamente più trasversale, non credo che la percezione del valore aggiunto del 3D in un target quale quello adulto giustifichi gli investimenti necessari.
Il 2009 è stato decisivo per l’esplosione del 3D e del digitale in genere, in quanto ha avviato un processo che vedrà  totalmente rivoluzionata la distribuzione del prodotto cinematografico.
Nel prossimo futuro le pesanti bobine di celluloide verranno rimpiazzate da chiavette USB con enorme risparmio di soldi e tempo da parte di distributori ed esercizio.
Il 2010, con il considerevole aumento delle sale 3D, dovrebbe vedere un incremento o, alla peggio, un mantenimento delle cifre dell’anno precedente.
Diciamo che depone a favore un inizio d’anno con un film come “Avatar”, che ha buone possibilità  di arrivare ai 30 milioni di euro di incasso”.
Rimanendo in tema, seppur nei territori più battuti (e sicuri) dell’intrattenimento per famiglie, il 2010 di Moviemax si apre “” il 19 febbraio “” proprio con un film in 3D, tratto dal classico della letteratura per ragazzi “Il richiamo della foresta” (1903) dello statunitense Jack London, ispirazione di diverse versioni cinematografiche in passato, tutte rigorosamente in 2D.
Diretto da Richard Gabai ed interpretato da Christopher Lloyd (il Doc di “Ritorno al Futuro”), “Il Richiamo della foresta 3D”, come sottolinea il regista, “è il primo film interamente live action in 3D, dove non ci sono effetti speciali o immagini create al computer, ma tutto è reale”.
La carrellata di titoli di Moviemax prosegue con il fantascientifico “Gamer” (26 marzo) di Mark Neveldine e Brian Taylor, ambientato in un 2020 in cui l’intero pianeta è ossessionato da uno spietato gioco di ruoli in cui i condannati a morte vengono pilotati da giocatori di videogames, lo spy-thriller “From Paris With Love” (16 aprile) di Pierre Morrell, con un John Travolta che torna ad interpretare un personaggio tutto pistole, battute e belle donne (nel cast anche Kasia Smutniak) e la detective-story di Gilles Bèat “Diamond 13” (aprile), con Gerard Depardieu, Olivier Marchal e la dark lady Asia Argento.
Per la prima volta insieme sullo schermo, Meg Ryan e Kevin Bacon si incontrano, si odiano, si innamorano, si lasciano e, forse, si innamorano di nuovo nella commedia “Admissions” (maggio) di Adam Rodgers, mentre Michelle Williams e Ewan McGregor vengono diretti – in “Senza apparente motivo” – dal regista de “Il diario di Bridget Jones”, Sharon Maguire, in un film che sfida i generi e le convenzioni passando dal dramma al thriller per approdare a un rassicurante lieto fine.
Al centro di “Law Abiding Citizen” di F.Gary Gray (“The Italian Job”), infine, i temi della giustizia e della vendetta in un thriller interpretato dal Premio Oscar Jamie Foxx e Gerard Butler.


Neonata realtà  distributiva, la Iris Film – che ha da debuttato lo scorso dicembre alle Giornate Professionali di Sorrento – presenta un pacchetto di titoli che spaziano dalla fiction al documentario, tutti rigorosamente italiani.
Si va dal drammatico “In carne e ossa” di Christian Angeli (nelle sale dopo Pasqua), incentrato sul malessere giovanile e l’anoressia, protagonista un’intensa Alba Rohrwacher “” che vedremo sfilare sulle passerelle di Berlino con il film di Luca Guadagnino “Io sono l’amore” (Sezione “In the Food for Love”, distribuisce Mikado) “” allo sperimentale “L’estate in inverno” (in uscita a marzo), interamente girato in una stanza di hotel in tempo reale dal diciannovenne “prodigio” Davide Sibaldi ispirandosi al cinema indipendente americano e a Dogma. E poi, ancora, due documentari: “Sangue e cemento” del Gruppo Zero (6 aprile), nato da un’inchiesta di Marco Travaglio sul terremoto in Abruzzo, e “Stanley and Us. The Movie” di F.Greco, M.Di Flaviano, S.Landini, un viaggio sulle tracce del regista più isolato e misterioso di ogni tempo che verrà  presentato quest’estate in Italia dalla famiglia Kubrick.
“L’obiettivo”, afferma Christian Lelli, “è di mostrare opere indipendenti che altrimenti non sarebbero viste, dare spazio ad un giovane cinema italiano di qualità  che sia allo stesso tempo commercializzabile, trasversale”.
Linea editoriale da cui si discosta – per budget (4 milioni di euro) e cast tecnico-artistico “” il quinto titolo del listino Iris Film, “La fisica dell’acqua” di Felice Farina (nelle sale tra il 12 e il 19 febbraio), con Claudio Amendola, Stefano Dionisi e Paola Cortellesi, un film dalla storia particolare: “Prodotto dalla Lantia di Beppe Attene circa tre anni fa, dopo il fallimento dell’azienda è stato messo ai lucchetti”, racconta Lelli, “Se non fosse stato per il regista Farina – che, nel 2009, per sbloccarlo, ha investito direttamente nel montaggio e nella post-produzione – sarebbe rimasto sepolto, confiscato dallo Stato dopo essere stato finanziato dallo Stato”.
Una scelta coraggiosa quella di esordire nella distribuzione cinematografica in un momento in cui alle problematiche legate all’esercizio tradizionale si sommano il calo verticale dell’home video e la scarsa attenzione delle tv per il cinema di qualità :
“Sappiamo di esserci inseriti in un settore in crisi”, commenta l’AU di Iris Film, “ma la connotazione “giovane” della nostra azienda dovrebbe consentirci di muoverci con una maggiore snellezza”.


Una tendenza, quella della progressiva riduzione delle opportunità  di sfruttamento di un film, che porta a tornare a ragionare e a puntare sulla sala? “C’è stato un lungo periodo in cui gli schermi cinematografici erano diventati quasi solo una vetrina di passaggio in vista dello sfruttamento successivo in televisione e in home video”, conclude Franco Ugolini della Bim, “mentre ora bisogna tornare a dare centralità  alle sale, e ancor di più a quelle dei centri cittadini, trovando idee per renderle più redditizie, proponendo qualcosa in più della semplice offerta di film, lavorando sulla vicinanza con il proprio pubblico e programmando cose diverse, perché il problema è anche di noi distributori, che non abbiamo più quelle risorse garantite dallo sfruttamento successivo alla sala.
Uno studio recente ha dimostrato che i multiplex hanno in genere una bassa redditività , in quanto in media, su 100 poltrone, se ne occupano solo 17 e mezzo al giorno, mentre nelle sale cittadine la tendenza è opposta.
Il multiplex, infatti, respinge un certo pubblico maturo, mentre dovrebbe trovare il modo di attrarlo con una programmazione diversificata. Invece di smontare un film appena ne esce uno nuovo, si dovrebbe pensare a tenerlo, magari con orari diversi e mirati. In sostanza, l’unica soluzione è ampliare l’offerta dei multiplex e contemporaneamente difendere le sale di città  dove si fa il vero cinema”.


                                                (ha collaborato Michela Greco)

Nella sezione: Libro e schermo