CINEMA&PUBBLICO/ I film italiani salveranno la sala?

 di Paolo Di Maira


Un autunno strano, quello appena trascorso, e non soltanto per l'aria insolitamente mite. Proprio mentre la stampa generalista dava euforicamente notizia del consumo di spettacolo da parte degli italiani nel primo semestre, reso noto dalla SIAE, tra gli addetti ai lavori presenti agli Screenings d'Autunno ( a Roma, 30 novembre e 1° Dicembre) c'era un'aria pesante, di preoccupazione per i risultati del botteghino della seconda parte dell'anno, letteralmente capovolti.


Il rapporto SIAE, per la prima volta pubblicato in tempi così ravvicinati, dice che nel primo semestre del 2006 gli italiani hanno speso 1.057 milioni di euro per andare al cinema, a teatro, a ballare, ai concerti e agli altri generi di spettacolo. Complessivamente “la spesa al botteghino” è aumentata del 6,50% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.Come per il 2005, anche nel primo semestre 2006, gli incassi complessivi nelle sale cinematografiche si confermano la maggiore spesa degli italiani per lo spettacolo (oltre 326 milioni di euro, il 31% del totale).


 


La tendenza si è invertita nella seconda parte dell'anno.


Stando al campione monitorato da Cinetel, è stata molto pesante la flessione del pubblico nel mese di ottobre, del 10,26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e soprattutto di novembre :-27%. Così, a solo un mese dalla fine dell'anno, l'aumento di pubblico accumulato nel primo semestre si assottiglia ad un risicato + 3% sullo scorso anno.


Il pubblico non cresce, ma crescono gli schermi.
L'anagrafe dell'ANEC, in una fotografia del territorio nazionale aggiornata al 31 dicembre 2005, documenta che gli schermi funzionanti in Italia sono 3890, in crescita di 262 unità  rispetto al 2003. Ma cala il numero dei cinema: da 2298 del 2003 ai 2154 del 2005. In due anni hanno chiuso 144 cinema. La monosala continua ad essere il modello prevalente ( 1436), mentre le multisale sono 391 e 111 i multiplex, 211 le arene e 5 i drive in.


La crescita dei multiplex non ha favorito nemmeno la diversificazione dell'offerta. In quei complessi non si dà  spazio nè al cinema d'autore, nè al cinema italiano, ha lamentato Aurelio De Laurentiis, puntuale come ogni anno agli Screenings per ritirare il premio per il film italiano di maggior incasso (“Natale a Miami”).


De Laurentiis ha generosamente spezzato una lancia in favore del cinema d'autore. Lui, che da 23 anni riempie le sale con gli ormai leggendari “panettoni” di Natale. E' ormai un genere, che prima o poi sarà  oggetto di culto, e che andrebbe maggiormente studiato.


Uno studio, a spettro più ampio, è stato presentato alla vigilia degli Screenings, nella sede romana dell'AGIS, commissionato dall'ANEC all'Università  Cattolica e alla Bocconi: “E' tutto un altro film, coraggio e nuove idee per il cinema italiano“.


I PIà™ VISTI
I film più visti nella stagione 2005/2006 sono stati “Il Codice Da Vinci”, seguito da “Natale a Miami” e “Pirati dei carabi “” La maledizione del forziere fantasma”. Hanno vinto il Biglietto d'Oro le rispettive case di distribuzione: Sony Pictures, Filmauro e Buena Vista International Italia. I film italiani più visti sono stati: “Natale a Miami”, “Ti amo in tutte le lingue del mondo” e “Il mio miglior nemico”. Premiate le tre case di distribuzione: Filmauro per il primo e terzo classificato e Medusa Film con Levante Film per il secondo.


Il presidente degli esercenti Paolo Protti, nell'introdurre i docenti Francesco Casetti e Severino Salvemini che hanno esposto i risultati della ricerca, ha motivato simili iniziative con l'urgenza di conquistare nuovo pubblico.
Cosa non facile perché in Italia, ha sottolineato, manca quella fascia di pubblico tra i 15 e i 24 anni, forte consumatore di cinema, che in paesi come Francia e Gran Bretagna porta su il botteghino. Se la popolazione è più o meno la stessa, i giovani da noi sono 3 milioni, contro i 6 della Francia e i 5 della Gran Bretagna.


In attesa che aumenti la natalità , Casetti e Salvemini hanno dato i loro consigli. Sono partiti da una premessa, ormai largamente condivisa e verificabile nei principali paesi europei, che il pubblico cresce quando cresce la cinematografia nazionale. Coerentemente la ricerca si concentra sul cinema italiano, partendo dall'interpretazione dell'esistente, per approdare a proposte operative. Come è noto, i film italiani più visti sono le commedie. In testa ci sono i film comici di Natale, seguiti dai film “metropolitani” , più visti nelle grandi città  ( tipo “La bestia nel cuore”).


Ma una quota consistente di gradimento va anche a un cinema con caratteristiche di localismo ( o relativamente agli attori o alla storia). Sono i film “dialettali”, del tipo “Ti lascio perché ti amo troppo” e film distrettuali come “La febbre”. Cosa fare per migliorare la performance dei film italiani? Dallo studio sono emerse indicazioni per tutti, dalla produzione alla distribuzione, all'esercizio.


I produttori devono concentrarsi maggiormente sul cinema di genere, potenziare i richiami intermediali del film ,attingendo alla letteratura e alla storia del cinema italiano e adottando linguaggi mutuati da altri media. Lo spettatore va coinvolto di più: è meglio ambientare le storie in realtà  locali, sfruttando il potenziale evocativo degli spazi , (uno dei limiti del cinema italiano è che continua ad essere percepito come cinema d'interni), e facendo leva sulla memoria e sulla nostalgia. Bisogna inoltre sviluppare la coralità , moltiplicando i personaggi e favorendo così l'identificazione da parte del pubblico. Il distributore deve rivitalizzare il prodotto italiano rendendo la sua fruizione ” un'esperienza simbolicamente densa e socialmente saliente”.


Aumentando la visibilità  dei film italiani con un maggior impegno promozionale, che significa: più copie, con strategie di lancio personalizzate sul singolo prodotto, e più mirate territorialmente, supportando l'esercizio con “valori aggiunti”, dal libro alla colonna sonora, alla presentazione di protagonisti, all'illustrazioni di contesti geografici. In sostanza occorre creare l'evento, e la sala tradizionale continua ad essere il luogo ideale per la fruizione dei film italiani. Dev'essere però ( consigli all'esercente) lo spazio elettivo del cinema italiano, non un luogo esclusivo, elitario. Gli esercenti devono offrire una nuova esperienza di consumo mantenendo un contatto con il pubblico, “accompagnandolo” verso il film, studiando occasioni culturali e d'intrattenimento.


Cinema&Video International   11/12-2006

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