CONVEGNO/Aspettando la nuova Legge

“Ci saranno 81 milioni di euro per l’esercizio nella nuova legge cinema. E i decreti sono retroattivi, per cui garantiranno sia chi ha fatto i lavori nel 2016, sia,in parte, nel 2017” Afferma Carlo Bernaschi, presidente dell’Anem. E ci sarà inoltre “uno spostamento sensibile di di incentivi sulla destagionalizzazione” gli fa eco il presidente dell’Anica Francesco Rutelli.
A sentire le istituzioni, l’ottimismo sul futuro del cinema in sala è riposto nella nuova legge cinema, di cui si aspettano con impazienza i decreti attuativi, mentre la situazione raccontata dai numeri all’interno del convegno organizzato da Box Office a Cinè (Cinema Italiano in sala. Come rilanciare il binomio con tutta la filiera), è decisamente sconfortante, con una quota di mercato che è scesa dal 30% (cifra record del 2011) al 18,6% di quest’anno (i primi sei mesi), e con una media di incassi che si è abbassata sempre di più nell’ultimo decennio.

Tre società quotate in borsa: Leone Group, Lucisano Group, Notorius Pictures, privati che stanno entrando in società di produzione e distribuzione, nuove società di distribuzione, alcune presenti anche a Ciné, altre che nasceranno grazie alla nuova legge: vari gli elementi di vitalità sottolineati.

Ma per capire come ripopolare le sale, bisogna partire dal pubblico, e da chi sta a più stretto contatto con esso, gli esercenti: “vedo molti spettatori scontenti – dichiara Luciano Stella, CEO di Stella Film del gruppo Lucisano -sicuramente un pubblico più vecchio, anche perché è il corpo comico ad essere invecchiato -fatta eccezione per Zalone, Siani, Ficarra e Picone..)”

“Non riusciamo a far partire un nuovo ciclo, che è quello del recupero del cinema urbano, – aggiunge Gianantonio Furlan, AD IMG Cinema,- noi dobbiamo confrontarci con un mondo finanziario per il quale i nostri business plan non sono credibili. Perché è difficile spiegare il nostro mercato, così legato a fenomeni isolati, come Zalone.
Il 26 giugno a Bologna circa 6000 persone hanno visto la versione restarurata in 35 mm della Corazzata Potiomkin, nello stesso giorno nei 325 schermi censiti da Cinetel in tutta l’Emilia Romagna sono entrati 8000 spettatori. In questo paradosso, però, non vedo il fatto che alla gente non interessa più il cinema.”
Il problema, secondo Furlan, è l’immobilismo: dei cast, delle storie, della distribuzione.

La fase di ‘stanca’ della commedia italiana è sottolineata anche da Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema, che spiega anche così la nuova linea editoriale di Rai Cinema, più legata al genere. “c’è bisogno di rieducare il pubblico”.
Ma per Stella non è una questione di educazione (“non ha senso parlare di formule in un mercato artigianale come il nostro”), quanto, piuttosto, di contenuto.
Da qui la necessità di un lavoro più serio sulla sceneggiatura, a partire dalla formazione: punto su cui insistono in molti (“qui la responsabilità però è di tutti, puntualizza Andrea Occhipinti, CEO di Lucky Red,un buon film nasce da una dinamica fra regista, produttore e sceneggiatore, e spesso gli autori stranieri sono molto più aperti di quelli italiani verso le osservazioni di noi produttori. E’ quanto appena accaduto con il film di Fahradi, in cui un autore due volte premio Oscar, riconosciuto nel mondo per il valore delle sue sceneggiature, al termine della riunione sulla sceneggiatura, mi ha chiesto di poter avere i miei appunti).

Richard Borg, direttore generale e AD di Universal Pictures Italy, (che con Universal ha annunciato l’intenzione di ricominciare a produrre e distribuire cinema italiano) ha rilevato come problema nodale quello della promozione (“il cinema italiano fa dei bei film ma la gente non lo sa”), e quindi la necessità di massimizzare (riducendo) la rete dei festival e dei premi, “troppo legati all’industria e poco d’aiuto nella formazione della percezione del pubblico”.
Il tema dei festival è ripreso anche da  Occhipinti,  che nota come spesso gli autori, con un certo auto-compiacimento, li considerino un punto d’arrivo piuttosto che di partenza.

Nel cercare spunti propositivi, Giampaolo Letta, AD e Vicepresidente di Medusa Film, parla della necessità che i servizi erogati dalle sale e il comfort garantito dalle stesse sia adeguato, e della leva del prezzo.

Impossibile non parlare, a questo proposito, dell’esperimento Cinema 2 Day, verso il quale si sono levate le voci critici degli esercenti, d’accordo sul fatto che far passare il concetto che un film valga due euro sia fortemente svalutante e crei quindi disaffezione, affollando la sala il mercoledì, per poi lasciarla vuota gli altri giorni. Più caute le parole delle istituzioni: “I due euro hanno funzionato per alcuni, per altri no. Ma la campagna è stata importante: erano vent’anni che la sala non andava in tv, e da questo dobbiamo prendere spunto” ha dichiarato Bernaschi.

“Perché però non proporre un biglietto ‘stabile’ a tre euro per gli under 20?” suggerisce Letta, supportato da Lucisano.

 

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