CHILI/Tra piccolo e grande schermo

Un marketplace dell’intrattenimento, che ha al centro il film, e da cui si irradiano tutte le esperienze che lo spettatore associa alla sua visione, prima e dopo, unendo il fisico e il digitale.
E’ questa l’offerta di Chili, piattaforma italiana di TVOD, partita nel 2012 come sistema di noleggio e vendite e film, e approdata oggi a un ecosistema composito, che vanta 5 majors nel capitale (Warner, Sony Pictures, Paramount, Viacom,Twenthy Century Fox, che ne detengono il 20%), oltre a importanti investitori privati italiani, e ha ‘conquistato’ altri 4 paesi europei (Polonia, Germania, Austria e UK).
“Rappresentiamo il 65% di mercato europeo della distribuzione dei contenuti a valore”, ha rivelato a Cinema & Video International l’amministratore delegato, Giorgio Tacchia, incontrato a margine dell’incontro ospitato all’interno di VISIONI INCONTRA/Visioni dal Mondo-Immagini dalla realtà, tenutosi a Milano lo scorso settembre.

Chili presidia ogni tappa del ‘viaggio dello spettatore’, dal trailer alla visione del film, in streaming o in sala, al mer- chandising: “Abbiamo fatto ricerche, e il 40% dei nostri utenti registrati è interessato al merchandising, il 20% al cinema in sala.” Un merchandising che punta agli appas- sionati, con prodotti da collezionisti, come “un quadro con il ciuffo di capelli di Chewbekka originale, firmato dalla Lukas Film, venduto per 500 pounds”.

Chili promuove anche il cinema in sala, con strumenti editoriali, un sistema di geolocalizzazione e di vouchering o di vendita diretta di biglietti.
“Con i voucher occupiamo l’80% delle sale italiane, con l’approccio diretto circa il 50%.”

Comprensibilmente non è facile superare la diffidenza degli esercenti, “anche se ora stanno iniziando a credere a quello che diciamo.”
E cioè che se l’esperienza al cinema riesce ad essere esclusiva e di qualità, “è ovvio che è più bella e coinvolgente ri- spetto a quella della visione a casa. E io sono sinceramente convinto di promuoverla perché chi acquista da noi un biglietto, potenzialmente poi diventa nostro cliente. Come per la musica: quando si sono riempiti i concerti se ne è venduta di più.” Un altro aspetto del rapporto con gli eser- centi è fare con loro iniziative di marketing, condividere l’anagrafica, “come facciamo con il circuito di sale di Giometti, ad esempio, o con chi è predisposto ad innovare.” D’accordo con le sale (più glamour), e anche con Netflix, che non viene considerato un competitor:

“Siamo prodotti complementari, ci posizioniamo di fianco a loro, e questo è interessante, perché, essendo loro più grandi di noi, hanno anche maggiori possibilità di convincere i clienti non digitali a diventarlo. E quindi di avvicinarli anche a noi.”

E un occhio puntato anche sulla produzione, sempre ed esclusivamente però, sottolinea Tacchia, nel ruolo di co- produttori finanziari minoritari, come è avvenuto nella recente partnership con Magnitudo Film, “per sei film d’arte che usciranno al cinema nel 2019 e di cui gestiremo le finestre dopo. Non è il nostro core business, ma un’opportunità tattica che abbiamo cominciato a valutare, e che potremmo ripetere, se ci saranno progetti altrettanto interessanti.”

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