Cannes, Roma, New York

Avaro nello scorso anno ( nessun film italiano in concorso), stavolta il Festival di Cannes ha aperto generosamente il Palais al cinema italiano. La presenza italiana è segnata da ben due film in concorso, “Il divo” di Paolo Sorrentino e “Gomorra” di Matteo Garrone.
“Sangue pazzo” di Marco Tullio Giordana sarà  una “proiezione speciale”, mentre nella “Quinzaine des Realisateurs” verrà  presentato ” Il resto della notte”di Francesco Munzi.

I film di Sorrentino e Garrone rappresentano un’Italia che conosciamo ed è prevedibile che suscitino a Cannes vivaci polemiche.
Dovrebbe essere invece una sorpresa il film di Wim Wenders, “Palermo shooting”, anch’esso in concorso.
E’ una storia d’amore girata a Palermo, dove la città  siciliana ha un ruolo di primo piano.
Nell’intervista che Cinema & Video International pubblicò nel numero di febbraio, Wenders anticipava: “Per una volta, invece che l’ennesima storia di mafia, vedranno qualcos’altro. Le storie di mafia sono davvero il più grande clichè su Palermo e la Sicilia, e sia la città  che la regione soffrono pesantemente di questa semplificazione, che è riduttiva almeno agli occhi degli stranieri”.
Ma cos’è allora Palermo per Wenders? “Palermo – ci diceva -non è un luogo semplice, non cerca di compiacerti, può essere duro. Ma puoi avere fiducia nella sua onestà , e puoi stare sicuro che non smetterà  di sorprenderti. A volte ho avuto la sensazione che Palermo fosse come un tesoro nascosto, è una città  che ha molte ferite, e molte cicatrici. Non è una città  “allineata” o simile ad altre metropoli contemporanee. Semplicemente: non esiste un’altro luogo come Palermo”.


Anche Roma ci ha riservato una sorpresa.
La sua Festa del Cinema è stata molto presente nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco, e lo è stata ancora di più nelle cronache che hanno seguito il nuovo governo insediatosi in città .
Un protagonismo giustificato: l’audiovisivo rappresenta una voce importante nell’economia romana.
Con oltre 1500 imprese, 55 mila addetti, e un indotto di 130 mila posti di lavoro, a Roma si concentra il 90% dell’industria audiovisiva nazionale.
La Festa del Cinema è stata oggetto di vivaci critiche.
Sono stati sfiorati toni autarchici, rientrati poi nel più prudente intento di guadagnare ” una reale centralità  per la nostra produzione nazionale”, quando alcuni giornali stranieri hanno enfatizzato il rischio che il la Festa negasse il “red carpet” alle star hollywoodiane,e quando il mondo professionale, nazionale e internazionale, compatto, ha rinnovato la sua fiducia in una formula che ha funzionato.
Sarebbe bello che la tensione progettuale verso il cinema italiano varcasse anche i confini nazionali.
Al momento si registra il persistere di una disattenzione antica, un sentimento che attraversa tutto l’arco costituzionale, fino ad arrivare ai piani alti della burocrazia.

In due servizi, riferiamo della crisi di Filmitalia e della “solitudine” dell’UNEFA, l’associazione degli esportatori.
Riferiamo anche di iniziative che nascono dal territorio.


Come la trasferta del Festival dei Popoli a fine maggio a New York, punta di diamante di un più articolato programma di promozione del “made in Tuscany” .
Fa parte del piano di internazionalizzazione della Regione, e le risorse finanziarie provengono da Toscana Promozione , l’agenzia regionale deputata alla promozione all’estero del turismo, dell’enogastronomia, dell’artigianato.
Un po’ di fiducia nel cinema.


                              PAOLO DI MAIRA

Nella sezione: Editoriale