CANNES, IL MONDO AMA IL CINEMA ITALIANO. PIà™ DI NOI

Il Festival di Cannes ci ha confinato ad una presenza marginale, non avendo selezionato alcun film italiano in concorso. Ci è sembrato utile, in questo fascicolo, soffermarci sulla questione dell’internazionalizzazione del nostro cinema, la sua vita oltre il nostro Paese.
Ce ne siamo occupati partendo da un dato, molto spesso trascurato: la tendenza ad affidare la vendita dei film italiani a distributori stranieri.
La nostra attenzione al fenomeno non è nuova, perché questa tendenza è affiorata già  da qualche anno.
Per l’esattezza, nel numero dedicato all’edizione 2003 del Festival di Cannes, Cinema & Video International tirò fuori (e fu l’unico) quest’ anomalia. Il titolo del servizio era eloquente: “I produttori italiani non hanno più fiducia nei nostri esportatori?”. Ci accorgemmo che per la prima volta alcuni dei film più riusciti della stagione ( “Io non ho paura”, “Respiro” , “Ricordati di me”) erano finiti nei listini di società  straniere. Sono passati 4 anni e le cose non sono cambiate.


Basta partire dai film di Cannes:”Mio fratello è figlio unico” è venduto da una compagnia straniera, e ” Centochiodi” è al momento senza un distributore internazionale, ma tutto lascia pensare che non sarà  italiano. Meno estemporaneamente, e grazie a un’ elaborazione fatta da MEDIA Salles per Cinema & Video International (ne diamo spazio nel servizio sulle pagine seguenti) , abbiamo accertato che negli ultimi due anni, due film italiani su tre che hanno avuto un’uscita sulle piazze internazionali sono venduti da compagnie straniere.
I problemi sul tappeto sono gli stessi (quello contingente: l’impossibilità , da parte dei nostri esportatori, di dare ai produttori i minimi garantiti), ma nelle considerazioni dei protagonisti (abbiamo intervistato Paola Corvino, presidente dell’Unione Esportatori, Gaetano Blandini direttore generale del Cinema, Irene Bignardi, presidente di Filmitalia) c’è di nuovo: da una parte stanchezza e rassegnazione, dall’altra una preoccupante distrazione, dall’altra ancora un’ancora più preoccupante convinzione che promozione e vendita debbano procedere separatamente.


Sembra, insomma, che i pezzi del “sistema cinema” vadano ognuno per proprio conto, con l’inevitabile indebolimento di ogni sforzo di penetrazione del cinema italiano sui mercati mondiali. Eppure tutti a parole sono convinti che il cinema, e più in generale l’audiovisivo, sia un eccellente trailer del Made in Italy, dunque un prodotto che può efficacemente lavorare per piazzare altri prodotti.
Ma nei fatti la performance del nostro audiovisivo nel mondo non interessa granchè. Un esempio: nell’ultimo Mip Tv di Cannes l’Italia è stata nominata Paese d’Onore, un’ottima occasione di visibilità , completamente (o quasi) snobbata.

Nell’elegante calendario dei festival internazionali – cinema italiano/red carpet – gentilmente inviatoci dal Ministero dei Beni e delle Attività  Culturali, viene enfatizzata una presenza diffusa del cinema italiano nelle diverse manifestazioni.


Ma, ci chiediamo, con le modestissime risorse a disposizione (nell’intervista che segue, Blandini parla di 3,5 milioni contro gli oltre 20 dei francesi) non sarebbe meglio concentrare gli interventi in poche situazioni strategiche, in quelle riconosciute tali? Già , perché crediamo che per operare efficacemente, sia necessario conoscere il mercato cui ci si vuol rivolgere. Sono cose ovvie, ma non ci risulta che ogni iniziativa promozionale sia confortata da un supporto conoscitivo che ne motivi l’esistenza. A questo proposito merita attenzione il progetto di “Osservatorio” del cinema italiano sui mercati internazionali elaborato da MEDIA Salles.


Non molto tempo fa, un’ esportatrice mi diceva che a loro non serve a niente stare nei grupponi delle delegazioni ufficiali; loro preferiscono un sostegno per “esplorare” i mercati, raccogliere informazioni, farsi un’idea della domanda che si differenzia da territorio a territorio. Perché non incominciare col dare questo sostegno, puntualmente e implacabilmente seguito da una verifica dei risultati?


 


PAOLO DI MAIRA


 


Cinema&Video International    5-2007

Nella sezione: Editoriale