SCENARI/Alla ricerca della verità

Bruno Zambardino è docente di Produzione e Gestione dello Spettacolo presso Sapienza Università di Roma.
Aprirà il workshop “Spinte e contrappesi della multiprogrammazione” il 2 luglio a Riccione, in occasione di Ciné: alle 10,45 interverrà su “Quale digitale, quale programmazione”


Per un convegno organizzato dall’ANEM(1) ci è stato chiesto di valutare l’impatto del digitale sulla programmazione dei cinema in vista dell’imminente termine della produzione della pellicola fissato per le fine di quest’anno. Abbiamo cercato in prima battuta di tracciare un quadro dello stato della digitalizzazione in Italia per avanzare delle ipotesi sul futuro prossimo visto che fonti diverse indicavano una forbice molto ampia del grado di digitalizzazione nel Paese, oscillante tra il 50% ed il 66%. I numeri discordanti di Cinetel, RID (Registro degli Impianti Digitali) e ANEC riguardo l’universo dei cinema da prendere in considerazione non ci hanno permesso di restituire un quadro esatto della situazione.
In particolare non è stato possibile scattare una fotografia reale del grado di digitalizzazione delle strutture con 4 o meno schermi, ovvero quelle realtà che rischiano seriamente di restare escluse dal circuito distributivo nazionale.

Gli unici dati certi e confermati ci hanno portato alla constatazione, da un lato, di una digitalizzazione delle strutture dai 5 schermi in su prossima al 100% per quanto riguarda le strutture (ovvero tutte almeno parzialmente digitalizzate) e, dall’altro, di un ritardo del mercato italiano rispetto agli altri competitor che ci vede al quinto posto in Europa, dopo
Francia, Regno Unito, Germania e Russia.
Abbiamo poi cercato (sui dati complessivi Cinetel 2012) di valutare il grado di multiprogrammazione di strutture e schermi individuando 2 parametri grazie ai quali sono state costruite alcune mappe di posizinamento delle sale in base alla tipologia:
•  la profondità di offerta  (ovvero il numero di titoli proposti da una struttura in un anno)
•  il grado di multiprogrammazione (ovvero la frequenza con cui si variala programmazione ogni giorno su ogni schermo). (2 )

Lo studio contiene anche un’analisi delle programmazione di una struttura (il Lux di Roma con 10 sale) che è riuscita a raggiungere eccellenti performance (il 95% di riempimento medio giornaliero delle sale) in controtendenza rispetto alle medie nazionali della stagione: questo proprio grazie ad una profondità di offerta (in media 1,5 film per schermo
al giorno), una programmazione pomeridiana (e antimeridiana nel weekend) più orientata ai bambini, ed un “palinsesto” diversificato particolarmente ricco nelle fasce serali (anche con film in lingua originale,offerte 2D e 3D, spettacoli unici giornalieri per film di lunga tenuta) e di forte richiamo per gli adulti.
La ricerca si è chiusa con una ricognizione inedita sull’offerta di contenuti alternativi (intesi come eventi o riedizioni di vecchi film) nelle sale.
Contenuti che ad oggi pesano in misura ancora molto marginale (nel 2012 lo 0,48% sul box office nazionale secondo Cinetel) ma che in alcuni casi (per esempio alcuni eventi musicali nel 2012) hanno registrato risultati positivi in termini di incassi; soprattutto se ottenuti in giorni come il lunedì ed il martedì là dove la normale programmazione riesce
a “riempire” mediamente al 5-10%.
Alcuni eventi come la lirica o l’arte sono stati proposti ripetutamente anche nei multiplex nonostante siano diretti ad un pubblico molto diverso da quello tradizionale, rivelando in modo inequivocabile la volontà di attrarre nuovi spettatori (sempre più di frequente “orfani” delle sale di città).
Abbiamo insomma concluso il nostro lavoro per l’Anem confermandoci quanto la digitalizzazione degli schermi potrà veramente condizionare positivamente i numeri dell’esercizio cinematografico, a patto che l’esercente sappia cogliere i bisogni della sua clientela attuale e potenziale.
E di questo crediamo che saranno soprattutto le piccole strutture a ottenere i maggiori benefici se sapranno “moltiplicare” la propria offerta. Il digitale infatti consente di introdurre veri e propri palinsesti avendo a disposizione una maggiore flessibilità nella programmazione adattandola alle esigenze del pubblico (fascia oraria, giorno della set-
timana).
Se tale opzione risulta già consolidata all’interno dei grandi circuiti industriali (già riconvertiti al digitale) resta ancora una chimera per le piccole e medie realtà che, non a caso, chiedono rapporti più elastici con le distribuzion con riferimento ai vincoli contrattuali per il riconoscimento della Vpf.
E dunque ora ci chiediamo: com’è realmente la situazione per le strutture con 4 o meno schermi?
Lo scenario è il frutto di un raffronto incrociato tra i dati RID al 28 febbraio 2013 e quelli ANEC al 31 dicembre 2011.
Come si può notare, all’interno di questo perimetro allargato in cui sono presenti anche strutture non monitorate da Cinetel, il tasso di digitalizzazione scende enormemente e si ferma addirittura al 22% per le monosala (soltanto 262 schermi digitalizzati su un totale di 1178).
Visto l’imminente switch off dei distributori c’è da chiedersi quante di queste realtà ancora sprovviste della nuova tecnologia saranno costrette alla chiusura definitiva in assenza di politiche mirate e tempestive. In tal senso forse è più utile la conta dei non digitalizzati che come si vede in figura sono 1041 strutture e ben 1406 schermi. (3)
Scendendo con l’analisi del tasso di digitalizzazione a livello regionale (4) ,

emerge un quadro decisamente non omogeneo e per certi versi sorprendente, visto che non rispecchia necessariamente il tradizionale divario Nord-Sud.

L’Emilia Romagna (terza regione italiana per box office), ad esempio, risulta molto indietro nel processo di riconversione degli impianti (la Regione ha stanziato fondi cospicui per recuperare il terreno ma non risulta che siano già stati erogati); altre regioni come il Molise – fortemente carente  in termini di strutture e di consumi – rischiano una ulteriore marginalizzazione.  Spiccano alcuni casi virtuosi come la Toscana che presenta un ottimo livello di digitalizzazione per schermi anche monosale pari al 62% grazie ad un intervento regionale significativo (fondo da 4 milioni di euro).
Ma vediamo nel dettaglio (figura sotto), quante strutture e quanti schermi devono essere digitalizzati per regione.
Come si può notare l’Emilia Romagna e la Lombardia sono le regioni con più strutture e più schermi in valore assoluto da digitalizzare e questi numeri diventano assai più rilevanti se allarghiamo il nostro insieme anche alle realtà che non rientrano in ambito Cinetel (ma il dato di confronto in nostro possesso è fermo al 2011).
Si pensi che su circa 640 strutture (tutte inferiori a 3 schermi e per la maggior parte monosala) solo 98 strutture e 105 schermi sono stati digitalizzati. Che portano il totale dei cinema e degli schermi non digitalizzati rispettivamente a 1035 e 1775.
Come è noto, i vari incentivi per incoraggiare la digitalizzazione delle sale sono 3 e solo in parte cumulabili:
1) la cosiddetta VPF (virtual print free) partita nel 2010, ad oggi ha consentito un flusso di risorse da parte dei distributori pari a circa 15 milioni di euro (nei prossimi anni saranno versati altri 36 milioni di euro per un piano totale di ammortamenti di 50 milioni di euro);
2) il tax credit che su un plafond di 42 milioni di euro ha già smobilizzato 16 milioni per una spesa di investimento complessiva stimata in 100 milioni di euro; (5)
3) i fondi messi a disposizione dalle amministrazioni regionali le quali attingono a risorse comunitarie Fesr per l’innovazione tecnologica delle Pmi. Si tratta di contributi a fondo perduto tramite il cosiddetto “de minimis” attivati in una dozzina di territori sebbene con entità e tempistiche differenti.
Con riferimento a questi ultimi possiamo stimare in 60 milioni di euro lo stanziamento complessivo delle risorse a sostegno delle sale, di cui il 70% giunge da sole 4 Regioni.  Possiamo senz’altro apprezzare l’impegno dell’Emilia Romagna (che come abbiamo visto è indietro nel processo di ammodernamento delle sale), ma le risorse sembrano esigue per
il fabbisogno di regioni come la Lombardia, la Campania o la Sicilia, dove in soccorso delle sale si è attivato anche il Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero dello Sviluppo economico nel quadro del programma Sensi Contemporanei.

E se da un lato la digitalizzazione è la priorità per evitare di venire esclusi, sembra che ancora poco si sia fatto per formare e riqualificare gli esercenti in merito alla multiprogrammazione e alla gestione e promozione di eventi legati alla sale. Questo è il prossimo passaggio che riteniamo fondamentale per rendere il processo di digitalizzazione efficace
e redditizio per gli esercenti e, al tempo stesso un’occasione (l’ultima ?) per assecondare i gusti e i comportamenti di un pubblico sempre più distratto da forme alternative di fruizione del prodotto cinematografico.
La mole di investimenti sinora resi disponibili per il passaggio al digitale non sembra aver rappresentato per gran parte
delle sale, una leva strategica per arricchire, estendere e personalizzare l’offerta. Viviamo così il paradosso di un mercato sostanzialmente “sottoschermato” in cui molte strutture rischiano la chiusura, mentre gli interventi di sostegno sia su base nazionale che territoriale non accennano a cambiare rotta, introducendo meccanismi che premino maggiormente
l’innovazione sotto il profilo del prodotto ma anche delle strategie di comunicazione di coinvolgimento del pubblico.

* Docente di Produzione e Gestione dello Spettacolo presso Sapienza Università di Roma.

Bruno Zambardino aprirà il workshop “Spinte e contrappesi della multiprogrammazione” il 2 luglio a Riccione, in occasione di Ciné: alle 10,45 interverrà su “Quale digitale, quale programmazione”

NOTE
1) Quale digitale, quale cinema, quale programmazione, promosso dalla Direzione Generale Cinema del MiBAC e svoltosi il 23 aprile 2013 a Roma presso il megastore alimentare Eataly.
2) Per approfondimenti si rimanda al rapporto completo consultabile sul sito del portale Key4biz, sezione cinema.
3) Il dato è in linea con quello fornito recentemente dalla Dg Cinema (919 monosale prive di impianto digitale) per un totale di 1268 schermi complessivi che mancano all’appello. Ad essi secondo il Ministeri vanno aggiunti i cinema della comunità ecclesiali e i cinema solo parzialmente digitalizzati per un totale complessivo di circa 1950 schermi. Cfr. 8 ½, n° 6, giugno 2013.
4) In questo caso l’analisi è stata effettuata su perimetro Cinetel Rid (dunque “ristretto” perché non comprende
molte monosale non censite da Cinetel).
5) Il Ministero ha anche introdotto una misura che prevede la cedibilità del credito di imposta a terzi per le piccole sale non in grado di utilizzare in modo efficace lo strumento fiscale.

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