AL CINEMA PER RIPENSARE LA CITTA’

Il mese di settembre non è stato generoso con i film in uscita in sala. Soprattutto con i film italiani, dove non c’è stato l’effetto volano della Mostra del Cinema di Venezia. Complessivamente, nel periodo 1-22 settembre nel campione Cinetel si sono ven- duti 4,519 milioni di biglietti, -27,97% rispetto all’omologo periodo del 2012 (23 settembre); si sono incassati 28,966 milioni di euro, -32,33% rispetto al periodo dello scorso anno.

Il cinema di qualità è quello che più fa le spese di questa contrazione, andando a gravare sulla vita difficile delle sale di città.

Di questo si parlerà agli incontri del cinema d’essai promossi dalla FICE a Mantova dall’8 al 10 ottobre, e soprattutto al convegno promosso dall’ANEC a Roma il prossimo 22 ottobre. Già nel titolo dell’evento romano, “Il cinema e i cinema del prossimo futuro”, c’è la volontà di non chiudersi nelle “criticità”, ma di esplorare le opportunità nuove che la rivoluzione digitale offre al consumo di cinema e in particolare all’intrattenimento nei cinema di città.

Cinema & Video International dedicò lo scorso luglio ampio spazio al passaggio al digitale e alla multiprogrammazione come occasione per rimettere in gioco le sale di città. Un gioco dove avranno un grande peso il consumo di cinema on line e i social network, non necessariamente concorrenti, ma spesso complementari, in un lavoro di scouting per l’individuazione di nuovi pubblici.

Pubblici e non più un pubblico indifferenziato; “comunità provvisorie” ( per usare una felice espressione di un cineasta indipendente, Rodolfo Bisatti) che si formano attorno a contenuti diversi e specifici. Sono interessanti, a questo proposito, le esperienze di Cineama e di Distribuzione Indipendente, due realtà imprenditoriali che propongono un nuovo approccio alla distribuzione dei film.

Detto questo, non bisogna dimenticare che la fine 2013 segnerà un evento traumatico: il cosiddetto switch off dei distributori, ossia il passaggio dalla pellicola al digitale, accelera il conto alla rovescia per un numero importante di sale.
I più recenti dati forniti dall’ANEC mostrano che gli schermi non digitalizzati sono 1560, pari al 39,5% dell’intero numero di schermi esistenti in Italia, una percentuale che ovviamente cresce per le sale di città, quelle da 4 o meno schermi.
Per avere un’idea, si può attingere ai dati elaborati da Bruno Zambardino nell’articolo pubblicato sul numero di luglio di Cinema & Video International, che davano la digitalizzazone delle monosale ferma al 22%.
Intervenendo in un convegno durante la trascorsa Mostra del Cinema di Venezia, il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray affrontò anche il tema delle sale cinematografiche, indicando di fatto un percorso quando esortò a “ripensare la città, i centri storici, ripensare i tempi, il concetto di velocità e lentezza”.

I cinema, infatti, sono organi della città, contribuiscono ad alimentare la socialità dei suoi abitanti e il loro immaginario. Sono un bene della collettività su cui chi la governa ha il dovere di investire.
Per questa ragione credo che qualunque iniziativa della categoria avrà il respiro corto se non verranno adeguatamente coinvolte le amministrazioni locali, se non verranno incalzati i suoi rappresentanti su scelte che vadano oltre il taglio del nastro.

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