2009: il Cinema finanzierà  lo Stato?

Con più film prodotti e più investimenti da parte dei privati, il 2008 conferma l’andamento positivo del cinema italiano.

E’ la valutazione dell’ANICA, che ha elaborato i dati relativi allo scorso anno, e li ha resi noti nella sua sede romana a fine gennaio.
Infatti, nel 2008 sono stati prodotti 154 titoli contro i 121 del 2007 e i 116 del 2006.
Va però considerato nel novero figura un numero considerevole di film low budget (sotto i 200 mila euro): 29 contro i 5 del 2007.
Questo spiega perché gli investimenti complessivi non abbiano avuto una crescita proporzionale al balzo dei film prodotti.
Con 330 milioni l’incremento è stato del 6%.
Ma è migliorata la qualità , perché l’apporto di capitale privato ha inciso per il 78%.
Nel 2009 la tendenza dovrebbe accentuarsi, risentendo degli effetti del tax credit che potrebbe convogliare sul cinema almeno 100/150 milioni di euro da parte dei privati.


La stima è di Riccardo Tozzi, presidente dell’Unione Produttori che ha condito le ottimistiche previsioni sulla salute del nostro cinema con pessimistici scenari determinati dal comportamento della macchina statale.
Quest’anno, ha detto, sarà  il cinema italiano a finanziare lo Stato, perché i crediti pregressi (i contributi sugli incassi) ammontano a oltre 40 milioni di euro, superiori al finanziamento pubblico previsto per il 2009.
Altro che cinema di Stato, ha polemizzato Tozzi, annunciando risposte dure da parte della categoria.


Duro anche il presidente ANICA Paolo Ferrari, che ha chiesto il ripristino del Fus, con la restituzione al cinema della quota del 25% che si vorrebbe invece ridurre al 18%.


Paradossalmente, in un anno che si profila difficile anche per il cinema, c’è il rischio che solo a questo settore si neghi il sostegno garantito a tutti gli altri.
Eppure non sono soldi a fondo perduto, perchè dall’analisi degli incassi, risulta che più della metà  dei titoli italiani di maggior successo “” 28 titoli con oltre un milione di euro di incassi – ha ottenuto il riconoscimento d’interesse culturale dello Stato.


Nel 2008 ha sostanzialmente tenuto tutta la filiera.
La flessione del 3,82% degli incassi e del 4% delle presenze del 2008 rispetto all’anno precedente non è drammatica, se si considera che il 2007 fu un anno eccezionale.
C’è poi anche una ragione tecnica: lo spostamento in avanti del calendario dei film “di Natale” ha eroso nel dicembre 2008 una sostanziosa quota d’incassi, che ha fatto slittare i suoi benefici a gennaio 2009.
La leggera flessione ha penalizzato pesantemente le monosale (-18% di presenze), parzialmente compensata dall’incremento dell’1,3% segnato dai multiplex.
Parallelamente, l’aumento complessivo degli schermi dell’1,6% si deve alla nascita di nuovi multiplex che hanno compensato la chiusura di 46 monosale di città .
In questo caso ad impoverirsi non è il cinema, ma le città , grazie alla miopia dei loro amministratori.


Nel 2008 sono usciti in sala 376 film, 20 titoli in più del 2007.
E se la quota di mercato dei film italiani si è fermata al 29% (un punto percentuale in meno dell’anno precedente), il saldo negativo è dovuto alle coproduzioni (-3,5%), mentre è aumentata la quota dei film al 100 % italiani (+1,2).


Modificati anche i gusti del pubblico, che pur confermando la tradizionale preferenza per la commedia, premia una maggiore varietà  di generi.
Perciò, in una classifica guidata dal cinepanettone “Natale a Rio” con oltre 17 milioni di euro d’incassi, fanno bella figura anche film come “Gomorra” (oltre 10 milioni), “Caos calmo” e “Il divo”, il primo sopra e il secondo di poco al disotto dei 5 milioni.
L’analisi sui generi è una delle più interessanti novità  delle elaborazioni fatte dall’Ufficio Studi dell’ANICA, per una cui consultazione completa rimandiamo al nostro sito www.cinemaevideo.it.
Risulta che nella produzione italiana 2008 predominano i film drammatici (72, pari al 46,8%), seguiti dalle commedie (52) e dai documentari ( 17).
“La varietà  è la forza principale del nostro cinema” ha detto Tozzi.
“Il cinema dell’umano”, lo ha definito, che dovrà  competere con quello degli effetti speciali (sarà , il 2009, l’anno del 3D) in condizioni di estrema difficoltà , mancando la certezza del sostegno pubblico. Purtroppo nulla si sa del nostro cinema italiano all’estero, anche se l’argomento è stato sfiorato dalla curiosità  dei giornalisti presenti all’incontro.
Sarebbe bello che il Centro Studi ANICA mettesse in cantiere anche l’osservazione della performance del cinema italiano sui mercati esteri. Dove, attualmente, in assenza di rigorose rilevazioni, si può dire e fare di tutto, con evidente nocumento alle sorti del nostro cinema nel mondo.


                         PAOLO DI MAIRA

Nella sezione: Editoriale